Insulti e minacce all’attivista M5S che ha denunciato lo scandalo firme false a Bologna

M5S
Marco Piazza in un'immagine d'archivio. Tra i quattro indagati dalla Procura di Bologna nell'inchiesta sulla raccolta firme del M5S per le Regionali in Emilia-Romagna del 2014, c'è anche Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale.   ANSA / GIORGIO BENVENUTI

Piazza pronto ad autosospendersi dal Movimento

“Infame”, “Traditore”, “Spia” sono questi gli appellativi che in questi giorni sta ricevendo sui suoi profili social, ma anche tramite telefonate anonime, Stefano Adani, uno dei due ex attivisti del M5S che ha presentato, insieme a Paolo Pasquino, l’esposto ai carabinieri di Vergato sulle firme irregolari raccolte dal Movimento durante la campagna per le regionali 2014 in Emilia-Romagna.

Un comportamento squadrista e mafioso verso colui che si è sentito in dovere di portare alla luce un metodo, che dopo l’inchiesta di Palermo, sembrerebbe essere stato replicato anche in Emilia Romagna.

“Sei un grandissimo infame, spero che ti spacchino la faccia”, “Sul profilo metti la tua faccia invece del cane, o ti schifi da solo?” “Sei il nulla mischiato col niente”, “Anfame, quanto è bello fa la spia mortacci tua”. Sono solo alcuni dei post apparsi sulla pagina Facebook di Adani. Ma non solo sui social è esplosa la rabbia grillina. Adani, come  ha raccontato all’AdnKronos, dal momento in cui ha presentato l’esposto “è iniziata la macchina del fango: messaggi privati con minacce di aggressione, insulti sui social e stanotte telefonate mute in continuazione”.


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Secondo l’indagine assegnata alla Pm Michela Guidi e seguita dal procuratore Giuseppe Amato, sarebbero diverse le irregolarità riscontrate nella raccolta delle firme. Marco Piazza è coinvolto in quanto certificatore. Stefano Negroni, invece, avrebbe avuto il ruolo di autenticatore delle firme. Infine, le due militanti, Tania Fioroni e Giuseppina Maracino, si sarebbero prestate ad un’operazione irregolare.

Secondo gli inquirenti, che stanno continuando a interrogare i titolari delle firme, o presunti tali, sarebbero già stati individuati una trentina di casi “di rilievo investigativo” e sarebbero state raccolte le testimonianze di almeno quattro persone che avrebbero completamente disconosciuto la propria firma.

Gli indagati si difendono dicendo che “non ci sono firme false”. Il vice presidente del consiglio comunale e braccio destro di Massimo Bugani, Marco Piazza si dice tranquillo e sereno sul suo operato e annuncia: “Dopo aver appreso dagli organi di stampa della mia iscrizione mi sono presentato immediatamente ai capigruppo e ai presidenti di Commissione. Da entrambe le Conferenze ho ricevuto un pieno sostegno e questo mi fa molto piacere. L’incarico di vicepresidente dipende dal Consiglio comunale e fino a quando mi darà fiducia io rimarrò. Poi farò le valutazioni in divenire in base alla situazione che si presenterà”. In sintesi se e quando il consigliere 5 Stelle riceverà l’avviso di garanzia la prima cosa che farà, promette, sarà “l’autosospensione dal Movimento” perché intende “seguire scrupolosamente le regole”.

 

*Nella foto Marco Piazza in un’immagine d’archivio / Ansa

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