Inps, Boeri: “Con il Jobs Act finalmente si è pensato ai giovani”

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Il presidente dell’Inps durante la sua relazione annuale: “Il Jobs act ha funzionato, ma si faccia qualcosa in più per contrastare la povertà, 6 milioni di pensionati sono sotto i mille euro”

“Nel 2015 il numero di contratti a tempo indeterminato è aumentato di più di mezzo milione”. A sottolinearlo è il presidente dell’Inps Tito Boeri, nel corso dell’annuale relazione dell’istituto di previdenza. Dopo questo grande balzo, fa notare però il numero uno dell’Inps, sarà difficile che nel 2016 gli occupati possano crescere ulteriormente, soprattutto in funzione della lenta ripresa in atto.

Ma il dato che Boeri tiene a sottolineare maggiormente riguarda i giovani, ai quali, osserva, “con il Jobs Act si è finalmente pensato”. “Non c’è dubbio che il 2015 sia stato un anno di grande cambiamento nelle modalità d’ingresso dei giovani nel nostro mercato del lavoro” aggiunge, sottolineando come ci stato un forte incremento nella quota di assunzioni con contratti a tempo indeterminato ai danni dei contratti a tempo determinato. “Il numero dei contratti senza una data di scadenza è aumentato del 62%, addirittura del 76% per i giovani con meno di 30 anni. Insomma – è la conclusione del ragionamento – finalmente un anno positivo per il mercato del lavoro dei giovani”.

Poi, parlando di licenziamenti, Boeri sottolinea come il contratto a tutele crescenti “non sia fatto per licenziare, ma per stabilizzare”. Secondo quanto rileva il rapporto annuale dell’Inps, infatti, l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non ha causato l’aumento del numero dei licenziamenti. Anzi, lo scorso anno i licenziamenti sono diminuiti del 12%.

Infine il presidente dell’Inps, nella sua relazione annuale, torna a sollevare il problema del contrasto alla povertà e dopo aver espresso il proprio rammarico per quanto ancora non è stato fatto, lancia un appello al governo affinché faccia di più in questa direzione. Quasi sei milioni di pensionati (5,96) in Italia (il 38% del totale) hanno redditi da pensione inferiori a 1.000 euro al mese. “Avremmo tanto voluto – spiega Boeri – che il 2016 diventasse l’anno dell’introduzione in Italia di misure universali di contrasto della povertà. Purtroppo la legge delega in discussione in Parlamento ha perso molti pezzi da quando ha varcato le porte di Montecitorio e rischia di perderne altri al Senato. Anche se il nostro Paese dovesse tornare a crescere ai tassi che sono alla nostra portata il problema della povertà, esploso durante la crisi, non si risolverà perché ci sarà sempre qualcuno che, in assenza di una rete di protezione adeguata, cadrà tra le crepe dello stato sociale”.

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