Inizia la kermesse a 5 stelle, ma Grillo nega la festa a Pizzarotti e a Parma

M5S
Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, durantel'incontro con la stampa, Parma, 7 Dicembre 2014. ANSA/ SANDRO CAPATTI

L’accusa di Pizzarotti: «Andare lo stesso a Palermo? Mai, esiste la dignità e noi l’abbiamo»

Ha aspettato fino all’ultimo minuto utile, cioè ieri sera. Fino ad allora, in fondo, l’invito seppur tardivo, sarebbe potuto arrivare. Invece silenzio totale. E Parma è l’unico comune a guida 5 Stelle assente dal pratone del Foro Italico di Palermo. Tutti bannati, come si direbbe in gergo social, cancellati, dal sindaco ancora sospeso (ma non è chiaro per cosa) a tutti gli attivisti parmensi. Che sono decine di migliaia (51 mila voti nel 2012, pari al 60,2%), visto che Parma è stato il primo grande comune dove è stata issata la bandiera con le stelle. E anche il primo, a guida grillina, che ha dimostrato di saper governare visto che il gradimento del sindaco resta alto. Pizzarotti ha atteso, temporeggiato, in questi giorni ha cercato di rassicurare i suoi per sapendo da giorni che sarebbe finita così. Ha aspettato ieri mattina per ufficializzare il suo pensiero. Non sarà a Palermo, né lui né i suoi concittadini 5 Stelle.

E non ci pensa proprio a tentare, come qualcuno gli aveva suggerito, di imporre la sua presenza. Una notizia che avrebbe rischiato di cancellare il resto della kermesse e dato in pasto ai giornali i già cospicui dissidi interni. «Non voglio il male del Movimento – ha detto il sindaco – mi spiace non essere a Palermo e per questo sarò lontano anche dall’Italia in questi giorni». Pizzarotti non attacca il Movimento ma Beppe Grillo direttamente. «Un garante che si mostra vicino ad alcuni e lontano da altri non può essere garante di nulla, né può essere a garanzia di alcunché – scrive nel post – Per quanto mi riguarda, e al contrario dei vertici, io posso guardare le persone negli occhi senza provare vergogna».

L’unico rimpianto è per i tanti attivisti e simpatizzanti che in questi giorni hanno insistito con il loro sindaco per andare comunque al raduno. Come due anni fa a Roma e l’anno scorso a Imola quando già i rapporti con Grillo e il Direttorio erano freddi per non dire inesistenti. Ma questa volta non era possibile. «Esiste la dignità e noi l’abbiamo» ha detto Pizzarotti. Il punto è che, come spiega su Facebook, “i vertici del Movimento hanno negato a Parma, ai suoi consiglieri comunali e agli attivisti tutti la possibilità di installare il gazebo informativo, al contrario di quello che è avvenuto nelle edizioni precedenti. Il gazebo non è soltanto un tendone e quattro aste, ma rappresenta e simboleggia l’esistenza del Movimento 5 Stelle nei vari territori”. Non dare il gazebo è un modo vigliacco per dire non ti voglio, non sei invitato.

Pizzarotti, scusandosi e rammaricandosi per gli attivisti delusi, ripercorre poi il suo caso: sospeso oltre tre mesi per un’indagine (abuso d’ufficio) di cui lui non aveva informato i vertici ma che è già stata archiviata, non ha mai potuto parlare a quattr’occhi né col Direttorio né con Grillo. “Nonostante l’archiviazione della mia indagine, la sospensione perdura da oltre 100 giorni senza che nessuno si sia preso la briga di leggere cinque paginette cinque di controdeduzioni, una lentezza che neanche la burocrazia italiana: immaginiamola al governo. Parliamo poi di una sospensione che, lo sanno tutti ma si fa finta di niente, non esiste in nessun regolamento del Movimento. E’ stata creata ad personam”. Che dire infatti di Di Maio, Raggi e Muraro? Sapevano da mesi dell’inchiesta e lo hanno rivelato il 5 settembre. Pizzarotti usa parole durissime. “Non si rispettano le poche regole che ci sono, mentre alcune vengono palesemente inventate per far fuori chi non è allineato. L’indifferenza non rende piccolo chi la subisce, ma chi la attua. E non ci si può definire garanti quando si parteggia per qualcuno”.

Il punto è che qualche parmense a Palermo arriverà: l’opposizione 5 Stelle a Pizzarotti. La cui colpa, nel 2012, è stata di aver tenuto acceso l’inceneri – tore di Parma perché chiuderlo avrebbe significato pagare multe salatissime. E un comune in default non poteva permetterselo. Da allora Grillo prova a togliere il simbolo. Senza averne il coraggio.

Vedi anche

Altri articoli