Indi-Pulitzer, il meglio del giornalismo americano in quattro volumi

Giornalisti
epa04904688 A white rose is laid on the World Trade Center Memorial North Pool in lower Manhattan in New York, New York, USA, 29 August 2015. Upcoming 11 September 2015 will mark the 14th Anniversary of the terrorist attacks on the World Trade Center.  EPA/JOHN G. MABANGLO

Dallo scandalo Watergate a quello sui preti pedofili, dall’omicidio Kennedy alla strage di Columbine. I grandi fatti della storia americana raccontati dalle penne vincitrici del premio Pulitzer

E’ uscito a fine Agosto, per la collana “Indi-Pulitzer”  edita da minimum fax, l’ultimo libro della serie “Maestri del giornalismo”, quattro volumi che raccolgono le più importanti inchieste, vincitrici del premio Pulitzer, pubblicate dai giornali americani.
Ogni volume ha un tema specifico: il primo raccoglie sette articoli riguardanti i grandi scandali d’America, dal Watergate ai preti pedofili, il secondo tratta degli omicidi e i fatti di sangue che hanno sconvolto la nazione (da Kennedy a Columbine), il terzo è incentrato sulle catastrofi (uragani e terremoti) e l’ultimo annovera i migliori articoli sulla tragedia dell’undici Settembre.

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Nel loro insieme i quattro libri di questa collana non solo costituiscono un incredibile ritratto dell’America dell’ultimo secolo, ma riescono ad articolare una dettagliata antropologia dell’individuo americano, che emerge sia dai profili individuali raccontati, allo stesso tempo protagonisti e testimoni dei fatti descritti, che dalla particolare tipologia di narrazione adottata: la narrazione che l’America fa di sé stessa attraverso le vicende focali degli ultimi cento e passa anni.

Si racconta che Joseph Pulitzer, il giornalista nonché magnate dell’informazione che istituì il premio nel primo decennio del 900, fosse un tipo particolarmente volitivo. Caratteristica solo apparentemente marginale se consideriamo come la forma mentis americana si va strutturando, dalla fine dell’ottocento in poi, tutta intorno al concetto cardine di “pragmatismo”. Privi della storia teoretica che informava il vecchio continente, la speculazione americana si è concentra sulle cose stesse. Sulla spinta delle cose da fare e su come ottenere determinati risultati, su come descrivere al meglio una realtà che stimola un immediato impulso all’azione: azione volta ad incidere sulla realtà stessa. La cronaca è il modo migliore per catturare l’essenza, manipolabile, cangiante sotto i colpi della volontà umana, della storia. E la cronaca, a cominciare dalla sua etimologia, ha uno strettissimo legame con Kronos: il tempo. Il tempo degli americani in questo caso è un tempo che serve a far emergere le cose in modo lineare, un tempo che viene narrato quanto più possibile senza privilegiare alcun punto di vista, nel tentativo di attingere agli eventi nella loro “verità”, che in quest’ottica diviene oggettività quasi scientifica. Da qui nasce anche il grande “abbaglio scientista” americano: quell’adesione fideistica alla Scienza e alla Tecnica viste come possibilità taumaturgiche, che apre uno squarcio sulla nascita, o per reazione o per contiguità a tale approccio, di alcuni culti contemporanei.

Ma come un serpente che si morde la coda, la capacità di cronaca correlata alla ricerca di veridicità contiene in sé stessa gli anticorpi necessari per portare alla luce, a colpi di evidenze, il sottostrato ingannevole che dà vita a sette quali ad esempio Scientology, argomento di un capitolo del primo libro della collana (“Sette pezzi d’America”). Interessante notare, fa rilevare Federico Rampini nella prefazione al secondo libro “Catastrofi”, come la caratura letteraria di autori del calibro di Jack London ed Ernest Hemingway, anche loro presenti nella raccolta con articoli di grande impatto, venga totalmente messa al servizio della narrazione stessa, in ossequio al principio, descritto poche righe sopra, secondo il quale tale narrazione debba far emergere in modo imparziale e oggettivo gli eventi nella loro verità. Il risultato di questo approccio è indubbiamente sconvolgente. Leggendo questi libri uno dopo l’altro, in un contesto lontano spazio temporalmente dal palcoscenico degli eventi descritti, si ha spesso l’impressone di trovarsi di fronte a delle narrazioni finzionali piuttosto che a reali fatti di cronaca.

Il dipanarsi di eventi straordinari, come uragani, terremoti, stragi, linciaggi pubblici e serrate cacce all’uomo, attraverso resoconti puntuali, lineari nel loro svolgersi nel tempo, e spesso raccontati tramite testimonianze “a caldo” di chi le ha vissute davvero, crea un effetto sorprendente: ci fa toccare con mano l’inaudita portata del passaggio dal concetto di pura possibilità che qualcosa di eccezionale possa accadere alla manifestazione di una realtà, che in quanto tale è realmente accaduta. Questo meccanismo ci consente di guardare realtà e possibilità da un osservatorio straordinariamente privilegiato. Allo stesso tempo, i profili umani e la descrizione della società americana che emergono in questi racconti così eccezionali sono una preziosa testimonianza dei comportamenti, la mentalità, gli istinti e gli impulsi reconditi di un’intera nazione.

(Nella foto un dettaglio del memoriale per le vittime dell’11 settembre a New York. Foto Ansa)

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