Incontro storico tra il Papa e il Patriarca. È il mondo multipolare di Francesco

Vaticano
Pope Francis during the general audience in St.Peter's Place, Vatican City, 27 January 2016. 
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Il 12 febbraio a Cuba Bergoglio e Kirill abbatteranno il muro che divide da secoli Roma e Mosca. Decisivo l’atteggiamento del Pontefice sulla crisi ucraina e la sua visione geopolitica

Non a Budapest o a Vienna, ma all’aeroporto dell’Avana a Cuba: è in questo scenario caraibico e inatteso che, il prossimo 12 febbraio, Papa Francesco e il Patriarca Kirill s’incontreranno per la prima volta nella storia. La più importante chiesa ortodossa, la più numerosa e politicamente influente, e la Chiesa di Roma, sono infine riuscite a trovare un accordo per far incontrare i due leader cristiani più importanti a livello globale.

Personalità diverse e distinte, Francesco e Kirill, per idee, concezioni ecclesiali, rapporti con la politica. Eppure, come ha ripetuto spesso il Papa, il dialogo non è un confronto per marcare confini e vivere da buoni vicini, ma è al contrario un cammino comune, possibile pure nelle differenze che rimangono. Francesco, sul piano geopolitico, ha sradicato in tre anni il Vaticano e la Chiesa dall’alleanza privilegiata con l’asse euro-atlantico, tipica della stagione della Guerra fredda; i legami con Washington rimangono saldi, come pure ha dimostrato il viaggio negli States dello scorso settembre, ma la Santa Sede a guida Bergoglio guarda ormai a un mondo multipolare. E’ una geopolitica che ha molti punti di riferimento e diversi interlocutori: Mosca, Teheran, Washington, l’Avana e magari domani Pechino. L’obiettivo infatti è aprire relazioni diplomatiche con la Cina. Non è un caso, evidentemente, che sia un Papa del sud del mondo ad aver realizzato questa mutazione.

Francesco – che la settimana prossima andrà in Messico – farà prima tappa, lungo il viaggio, a Cuba, l’isola che diventa sempre di più snodo diplomatico e politico del pontificato. Sarà accolto da Raul Castro e poco dopo raggiungerà una sala dell’aeroporto nella quale si incontrerà con Kirill. I due avranno modo di parlare per due ore, molte sotto il profilo diplomatico, si consideri però che la divisone fra Roma e Mosca dura da secoli, e alla fine firmeranno un documento comune. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha definito l’evento di “importanza straordinaria”. E così è. Già Giovanni Paolo II provò ad aprirsi la strada verso Mosca, all’epoca con Alessio II, ma vari problemi si frapposero. Non ultimo il tema dei greco-cattolici in Ucraina, fedeli a Roma e accusati da sempre da Mosca di fare proselitismo in una terra cristiana, cioè già evangelizzata.

La crisi ucraina nel frattempo è esplosa in modo drammatico negli ultimi anni, tuttavia Papa Francesco ha evitato di schierarsi in modo ideologico con Kiev e dunque con i greco-cattolici. Poi di recente ha chiesto a più riprese, in un ambito politico però, che gli accordi di pace venissero rispettati da tutte le parti e fino in fondo, con riferimento dunque abbastanza evidente anche a Putin. Allo stesso tempo è probabile che la partizione dell’Ucraina, e di conseguenza anche la spaccatura religiosa di quella terra (il grosso degli ortodossi nella zona russa, la gran parte dei greco-cattolici con Kiev, per quanto rimangano minoranze in entrambe le aree) possa aver almeno un po’ semplificato il problema che veniva di fatto a non sussistere più. Di certo l’atteggiamento non aggressivo di Papa Francesco ha avuto il suo peso. Tanto più che il patriarcato moscovita è invece fortemente venato di nazionalismo, spalleggia politicamente il presidente Putin, e certamente ha apprezzato l’impostazione vaticana.

C’è poi da considerare, di grandissimo rilievo, l’aspetto più propriamente ecumenico dell’avvenimento. Il Papa che il prossimo ottobre si recherà in Svezia a commemorare i 500 anni della Riforma di Lutero, incontra ora anche il Patriarca Kirill, dopo aver fatto visita ai valdesi e costruito una solida alleanza, con il Patriarca ortodosso di Costantinopoli, in contrasto con Mosca. Francesco diventa insomma egli stesso ponte fra due modelli di cristianesimo, quello riformato aperto alla modernità tipico del mondo protestante, e quello orientale più tradizionalista in materia di dottrina e in campo politico (tuttavia, si badi che in entrambi i casi è previsto un clero uxorato).

Bergoglio si muove ormai come protagonista del mondo multipolare che sta anzi contribuendo a far sorgere: da Rohani a Kirill, dai luterani a Obama, passando per l’enciclica sull’ambiente e il Giubileo dedicato alla misericordia, cioè al perdono, alla giustizia, alla collaborazione fra i popoli. Il messaggio che arriva è chiaro: anche nella differenza si può vivere insieme, lavorare insieme, cercare punti di contatto al posto delle contrapposizioni. Una strategia dispiegata dal Papa anche nel dialogo interreligioso, dalla sinagoga dove già si è recato, alla prossima visita alla moschea di Roma.

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