In viaggio con Maria Elena Boschi

Pd
ll ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, in occasione della Festa dell'Unità Pd a Roma, 30 Luglio 2015. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Il viaggio della ministra attraverso le feste dell’Unità diventa l’occasione per affrontare tutte le tematiche più attuali del governo e del Pd. Il racconto del direttore Erasmo D’Angelis

I sentieri si costruiscono viaggiando», scriveva Kafka. E la strada verso il futuro dell’Italia si intreccia con i sentieri che portano verso le migliaia di Feste dell’Unità, appuntamenti estivi dei democratici, che accendono, da luglio a settembre, le nightlife della politica locale da nord a sud della pensiola, l’allenamento di massa in attesa della Festa nazionale di Milano (25 agosto al 6 settembre). Aivoglia a scriverci trattati sociologici, politici, fenomenologie. Una bella stranezza così non la trovi in nessun altro Paese. Una bella storia italiana, insomma, che invia l’immagine plastica della vitalità e del radicamento di un partito nazionale, strutturato e “pesante”, che sta governando migliaia di Comuni e 17 Regioni, e visto dagli stand delle migliaia di volontari è davvero a distanza siderale e lontano mille miglia dalle rappresentazioni altrettanto tipiche che si fanno del Pd. Quest’anno, poi, c’è un motivo in più per farsi un giro tra le Feste, il ritorno de l’Unità, la ripresa del filo rosso e di un una lunga storia sentimentale che collega 92 anni di vicende culturali e politiche italiane. Il giornale, tornato finalmente in edicola e sul web, tra gli stand lo vedi litigare col vento della sera. Il brand delle Feste e il nome stesso del nostro giornale sono già un programma. E capita dunque che il ‘viaggio’ tra le Feste del ministro Maria Elena Boschi, la più gettonata dai circoli, sia partito dalla “Città dei Mille”, Bergamo, e prima di approdare nella Capitale l’altra sera, abbia finora attraversato Cesena, Rimini, Imola, Scandicci, Padova, Mantova, Castelfiorentino. Un tratto di strada con la Boschi lo abbiamo percorso anche noi, e quel che segue un po’ lo racconta.

 

La Festa delle feste

Prese il via alla Russell Crowe: «Al mio segnale scatenate la sessantottesima festa de l’Unità di Castelfiorentino», ordinò Dario Parrini, segretario dei democratici toscani, e sotto un cielo superstellato iniziò la kermesse democratica che quest’anno, complice anche l’assenza di piogge, ha battuto ogni record, decine di migliaia di visitatori, e il finale col botto, fuochi di artificio e l’arrivo del ministro per le riforme costituzionali e il rapporto con il Parlamento che qui semplicemente è “la Maria Elena”, visto che gioca in casa ed è come una di famiglia. I botti sono il simbolo del botto di un partito che da queste parti raggiunge altezze stratosferiche (in percentuali di voti), da sempre non teme competitori, ma teme molto, e non avete idea di quanto si indignano sotto i tendoni degli stand, divisioni, scissioni, litigate (Sesto Fiorentino, appena commissariata, è una ferita aperta) e agguati controriformisti. La linea, a queste latitudini democratiche, è parecchio concreta: «Poche seghe mentali, e tanto lavoro», come dice Alessio Falorni da sindaco di una delle tante roccaforti Pd. La Festa regionale toscana è durata la bellezza di venticinque giorni, raffigurata dalle mongolfiere, «immagine plastica di un Paese in cui finalmente il cambiamento prende quota», dice sempre Parrini. Ha tenuto banco nei giardini di viale Roosevelt, nelle verdi colline tra Firenze, Pisa e Siena, a pochi metri dagli affreschi di Benozzo Gozzoli e dalle antiche strade della via Francigena che da Canterbury portava a Roma. In questo palcoscenico naturale, dopo ventisette dibattiti, migliaia di visitatori soddisfatti di aver riempito ristoranti e pizzeria, bar, gelateria e friggitoria, filari di stand, pista da ballo, spazio Agorà delle associazioni di volontariato, mostra di pittura, presentazioni di libri, visto chilometri di corsa e sudore dei cento volontari a sera con maglietta dell’amatissimo Sergio Staino e regia di Claudia Firenze, la segretaria piddina locale, gran finale con l’arrivo del ministro Boschi. Alle ventuno precise. La tradizione è rispettata al millimetro, e Claudia dà il via al giro degli stand, con la novità de l’Unità in vendita e oggetto di una massiccia campagna di abbonamenti, dal titolo che vale un abbraccio: «Almeno un abbonato ogni mille abitanti». Che questa è la serata della Maria Elena si vede dall’oretta e passa che fila via tra abbracci, baci, strette di mano, complimenti, selfie su selfie, proposte di assaggi di primi, secondi, contorni e dessert (tutti rifiutati, eccetto l’irresistibile bombolone caldo alla crema, davvero impossibile per un no grazie). Quando si arriva alla ruota della fortuna, il ministro incontra il più fortunato di tutti. È il timido Andrea che si avvicina, e con una emozione fortissima le fa: «Permette ministro? Non sono del Pd, io anzi io voto dall’altra parte, ma ho cinquant’anni e finalmente ho un lavoro a tempo indeterminato. Mi hanno fatto il contratto. Grazie davvero, grazie al Jobs Act sono salvo, non ci credevo quando me lo dissero, non so se vi voterò, ma mio padre è dei vostri e non sa nemmeno che sono qui, è la prima volta che entro in una festa dell’Unità e l’ho fatto solo per ringraziare di cuore uno del Governo». Diventa rosso e si commuove. Quasi quasi si scoppia tutti in lacrime, e figuriamoci quando il sindaco inquadra da lontano il “su babbo e la su mamma”, e il babbo è poi il mitico Crescione che suona la tromba nella filarmonica del paese, e si porta nel gruppone delle altre mamme e babbi che fanno corona intorno alla Boschi. Sembra studiata, una carrambata, ma è venuta naturale. «È solo una delle tante storie che mi raccontano girando per le nostre feste, dà l’idea di come si può tornare a vivere dopo aver rischiato il naufragio di una vita, e per noi è una spinta a non fermarsi», riflette il ministro, che passa da una stretta di mano ad un abbraccio. Ma c’è chi tiene un po’ il broncio perché lei non riesce ad entrare in tutti gli stand, troppe le fermate obbligatorie. Poi però ecco le cucine dove Fabio Fabroncini guida il nocciolo duro senza il quale non ci può essere Festa. No Fabroncini? No Party. Trionfo di menù, che negli anni è passato dalle salsicce alla brace (ci sono, deliziose) ai sapori di mare, ai tortellini e tortelloni da intenditori, ai piatti da gourmet a prezzi popolari, e sembra la sera degli Oscar dei Masterchef. Quest’anno, infatti, c’è la sorpresa delle penne scampi e asparagi, le più buone del mondo. In cucina lavorano il Bagnoli Federico che parte all’alba alle 5 spaccate per occuparsi dell’agriturismo e ancora regge alla grande, la Marisa Gazzelli la “signora in verde” che gestisce la pesca delle piante, la Rosa Barone segretaria storica dei comunisti empolesi che più in là fa la gelataia (“Boni tutti, so io quando tirare fuori le vaschette del gelato!”), e non può mancare il Mario Cioni che ha passato i novant’anni il 28 luglio (“Ho quasi gli anni dell’Unità ma vi raggiungo”), è stato sindaco a Castelfiorentino per 24 anni, dal giorno in cui scese dai monti da partigiano, e ancora oggi insegna la Costituzione ai ragazzi delle scuole medie. Il più giovane di tutti. La Boschi, scortata da Claudia, Dario, Alessio, Paolo e da sindaci e amministratori dell’empolese e dai segretari di circolo e da amici e compagni, fende altre onde, supera i complimenti e arriva ai camerieri. Tra questi ci sono i parlamentari, come la senatrice Laura Cantini che ha preso il comando della sala da quando diventò sindaco e non ha più mollato, e il Regini che poi è “il su marito” piazzato una sera alla cassa e l’altra al “cuocipasta”. Lei con il vassoio dei primi e lui anche a lavare piatti. “Ministro o ministra? O’ come la ti si deve chiamare?”, chiede alla Boschi l’organizzatore di ogni mobilitazione, Roberto Mancini, uno che la spara grossa: “Io appena nato, appena ho aperto gli occhi, ho visto l’Unità e figurati se non mi sono abbonato”. Iniziamo bene. In fondo, però, la domanda è buona. E se la grammatica deve avere un senso anche ai piani alti del potere, dovrebbe imporre “ministra”, anche col timbro dell’Accademia della Crusca. Alla Maria Elena scappa un sorriso, e risponde seria: “Va benissimo anche ministra, è importate anche nel nome l’attenzione ai diritti delle donne. Pensa che sono stata anche un po’ criticata perché avevo detto che per me non è una priorità partire dai nomi. Capisco che è importante, ma credo sia più utile la sostanza, e cioè quel che ha fatto il Governo. Ad esempio, abbiamo dato finalmente alle donne che decidono di avere figli la possibilità di poter lavorare senza dover rinviare l’essere mamme. Pensa alle misure che portano fino ai 12 anni di età di un figlio la possibilità di ottenere il congedo, per donne e uomini, o la misura di grande civiltà che permette alle donne che hanno subìto maltrattamenti di restare a casa per tre mesi, perché dopo un trauma c’è molto bisogno di curare corpo e anima, e senza per questo perdere il lavoro ed essendo pagate come se lavorassero. Secondo me, aiutano le donne e le abbiamo volute come Pd, e forse aiutano più del nome ministro o ministra». «Senti bellina, tu per me sei ministra. Punto», replica la Vita, la regina del cacciucco, che se la batte con la sua amica Fatima regina della frittura, e schioccano due baci, abbracci, un’altra scarica di selfie, e si procede.

 

Migranti? Noi restiamo umani

E quindi ecco il Romei, capo dei giovani democratici, che domanda: «Perché non si riesce a gestire bene l’immigrazione? La gente, anche i nostri, quando passano certe scene in televisione, diventan grulli. Possibile ci si riduca così, a vederli sugli scogli di Ventimiglia?». È il grande derby tra paura, allarmi e buona gestione dell’accoglienza che in queste terre è stato vinto dalla seconda, applicando il manuale della civiltà. Messa così, però, sembra una finale da Champions. Chi vince? «Noi», tranquillizza il ministro, e spiega perché: «Uno dei motivi per cui sono orgogliosa di essere toscana, è il modello di accoglienza diffuso. Forse in altre zone d’Italia si è perso un po’ troppo questo senso di umanità, lasciando spazio a un esagerato allarmismo». In questa tournée democratica, sono stati tanti i siparietti e le risposte sugli sbarchi dei migranti. Chiedeva alla festa di Padova il compagno Romolo: «Se chiedi: ma quanti ne sbarcano? Qui ti rispondono: milioni. In Lombardia o in Veneto, in zone a guida Lega soprattutto, è fortissimo l’allarmismo e c’è molta esagerazione. Zittiti sulle tasse, resta la polemica anti-immigrati. Tra noi compagni dobbiamo essere onesti. Non è meglio parlarne poco? Ci fanno scendere nei voti e nei sondaggi. Abbiamo già perso, e di brutto, le regionali in Veneto«. Risposta della Boschi altrettanto chiara: «Vero tutto. Ma ricordiamoci intanto che sono bambini, donne e uomini come noi, e che non possiamo far finta che non esistono, voltare la testa dall’altra parte. Cercano di mettersi in salvo e non lasceremo che muoiano in mare perché se lo facessimo questo non ci consentirebbe più di chiamarci uomini e donne. Allora non prenderemo gli applausi nei talk show, forse perderemo un punto nei sondaggi perché parlare di migranti non è popolare ma la base della nostra civiltà è l’attenzione verso le persone più in difficoltà e in fuga da povertà, violenza, guerra. E’ meglio non perdere mai l’occasione di rimanere umani e una buona gestione, con regole e umanità, è la base del nostro essere comunità». Molte domande le sono state poste su come far fronte ad una emergenza che non finirà certo questa estate o in questo anno. Intanto, un occhio ai numeri non guasta. Dall’inizio dell’anno abbiamo accolto circa 80 mila migranti, più o meno 10 persone per ogni Comune. Un Paese come il nostro è in grado di gestire con umanità e regole e senza creare, come fanno alcuni leader dell’opposizione, l’effetto panico, l’effetto epidemie, l’effetto malattie, l’effetto numeri ingestibili. Perché non è questa la realtà. La Boschi ricorda a tutti che è in corso un lavoro enorme di prefetti, sindaci, forze dell’ordine, volontariato. Le regole sono chiare: chi non ha diritto a rimanere in Italia torna nel Paese d’origine, perché questo prevede la legge e va rispettata. Ma chi fugge dall’orrore e ha il diritto di restare non deve essere lasciato morire in mare né sulle coste della Libia e va accolto. L’Europa dormiva, ripete, ed è stato un successo importante del Governo aver posto il tema sul tavolo di Bruxelles e aver ottenuto una risposta comune perché tanti vengono in Italia solo per raggiungere altre destinazioni. «Oggi – spiega il ministro – c’è una distribuzione tra i 28 stati europei di 35.000 persone, serviva questa presa di coscienza di una Europa non solo monetaria, o interessata alle dimensioni delle vongole, è un grande risultato per l’idea di Europa che vogliamo costruire. Altrimenti diventiamo una grande società industriale che ci vede insieme per fare il bilancio a fine anno, ma non è il sogno dell’Europa degli Stati Uniti. Migliora ancora la nostra gestione dei flussi, l’arrivo agli enti locali delle risorse nei tempi giusti».

 

Ma siamo fuori dalla crisi?

O Boschi, ma siamo davvero fuori dalla crisi come dice il Renzi?, urlava dalla sala Giorgio, cameriere di Rimini, divertimentificio romagnolo, stand della Festa nel parco Ausa. Risposta: «Tutto vero, tranquillo. Non mi pare poco, dopo anni in cui stavano fermi o si andava giù, aver messo in moto e fatto ripartire il Paese. Bisogna fare molto di più ma per lo 0,7% in più di Pil, la crescita industriale del 3%, i 120 mila posti di lavoro in più, avremmo stappato lo spumante lo scorso anno o due anni fa. È l’inizio, sarà un lavoro lungo, però i primi segnali si vedono. È ancora troppo alto il numero delle persone che non ha lavoro, ma la riforma del mercato del lavoro, che ha portato molte discussioni anche al nostro interno, dà i primi risultati. Pensa a quanto poteva essere triste la festa dell’Unità a Piombino se fosse rimasta chiusa l’acciaieria e fermo il porto. Un anno dopo la città è ripartita, come è ripartita Terni, riparte Taranto con l’Ilva, Carinaro e Caserta, Termini Imerese e Gela, il Friuli». Il tema dei temi però è quello delle tasse che vanno giù, anzi del Pd che le abbatte e della nuova sinistra tagliaimposte. Gino a Castelfiorentino ci scommette sui 45-50 miliardi in meno in tre anni, Sandra dal banco dei tortelli di patate dice invece che l’annuncio: «Mi ha lasciata di sale. Una sparata o una cosa vera?». In effetti, quando quasi tutti predicavano il mantra del declino, stupisce che arriva uno che predica al contrario. Ed è un’altra bella alzata per la Boschi. Che schiaccia, sicura di quel che dice: «Di fronte al presidente del Consiglio che annuncia il taglio di 50 miliardi, riducendo le tasse a famiglie e imprese, e uno si immagina che questa sia finalmente una notizia positiva. Invece iniziano a dire no, che non è possibile. Le opposizioni fanno il loro mestiere ma possono solo raccontarci il fallimento visto che per anni ci hanno raccontato che le abbassavano le tasse e non lo hanno mai fatto. Salvini e Grillo possono ironizzare, ma anche al nostro interno ho visto scetticismo e voci critiche. Il fatto è che tutte le volte che ci dicono che una cosa non si può fare, ci porta fortuna. Almeno noi siamo fortunati. Lo siamo stati con gli 80 euro che ha significato ridurre le tasse per 11,6 miliardi di euro a 10 milioni di italiani, e anche lì ci avevano detto che non si poteva fare, che lo avremmo fatto solo per due mesi perché era uno spot elettorale. Beh, è passato un anno e tutti continuano a riceverli. Prendo come un buon auspicio dire non succederà. Invece rispetteremo i nostri impegni». Ed è standing ovation. Eccetto il cuoco, un tipo che sembra Carlo Marx e se la ride e ironizza: «Allora siamo come la destra?». «No, c’è una bella differenza – lo blocca il ministro – La destra prometteva di ridurle, non lo ha fatto e ne nel frattempo ha tagliato i servizi. Noi non tagliamo nessun servizio ai cittadini, vogliamo che si riducano gli sprechi della spesa pubblica e non i servizi». «E l’evasione fiscale, ministro? O che si fa?», ribatte. «Facciamo meno proclami e meno annunci, però nell’ultimo anno il recupero dell’evasione è aumentato del 7%. Facciamo meno chiacchiere e più fatti, ma portiamo a casa più soldi recuperati. Il nostro programma di riduzione delle tasse è importante: sulla prima casa, su noi cittadini e sulle aziende, e poi le pensioni. Tutto procede però se procedono le riforme strutturali, le cose si tengono insieme», dice.

 

Pacchetto di mischia riformista

In effetti il pacchetto di mischia delle riforme è davvero sorprendente, anche nella tempistica dell’approvazione da una Camera all’altra. Poche volte, nella storia repubblicana, si sono viste performance del genere e il Governo e Parlamento hanno portato a casa le riforme della scuola, della giustizia, gli ecoreati, l’anticorruzione, il lavoro, il divorzio breve, la responsabilità civile dei magistrati, la pubblica amministrazione che prima dell’estate sarà approvata in via definitiva, la riforma della Rai, il falso in bilancio ritornato, e dopo dieci anni la nuova elegge elettorale, e la riforma costituzionale incardinata. Un anno mezzo con più ore di lavoro parlamentari rispetto a tutti i 5 anni della legislatura precedente. Un piccolo record. Un altro record, in negativo, è nelle proteste sulla scuola riformata. La Boschi a domanda risponde spiegandola così: «Abbiamo forse sbagliato il modo di raccontare la riforma della scuola. Anche nel merito: alcune scelte non ci sono venute benissimo ma le abbiamo cambiate in Parlamento. Non abbiamo la presunzione di essere perfetti. Però non ci siamo fatti capire: per mesi c’è stata la consultazione pubblica, nei circoli, tanti dubbi man mano si sono chiariti, ma non siamo riusciti a smentire alcune notizie da panico che sono state diffuse come quella dei presidi che avrebbero assunto o licenziato direttamente chi volevano. Una assurdità totale, una cosa che non c’è mai stata nella riforma. Si entra per concorso, punto, e nessuno può licenziare, nessuno ha mai voluto cambiare questa regola. Comincia ora la fase dell’attuazione in vista del nuovo anno scolastico. A settembre avremo 102 mila insegnanti in più, e dunque 102 mila precari in meno, migliorerà la qualità dell’insegnamento, ci sono 4 miliardi per l’edilizia scolastica. La riforma ha molti meriti, magari ancora qualche difetto, ma credo sia stato serio e responsabile non lasciarla a metà e portarla in fondo».

 

Pd, non facciamoci del male da soli

Sistemata la scuola, il tema sempre caldo tra i festaioli è il Pd. Stato di salute? «Siamo persone ottimiste – spiega il ministro – Governiamo gran parte dell’Italia e la partecipazione alle feste, la voglia di dare una mano, c’è tutta. Abbiamo un solo rischio che è quello di farci male da soli, di dividerci tra noi. Siamo l’unica forza in grado di dare una prospettiva all’Italia. Possiamo perdere solo se ci mettiamo a litigare al nostro interno e spianiamo la strada a Grillo o a Salvini e alle destre populiste. Non facciamoci del male da soli. Io non mi preoccupo della crisi del centrodestra, e nemmeno di Verdini che ha scelto solo di uscire da Forza Italia e non certo di entrare nel Pd! Noi, e questa è la vera notizia oscurata, abbiamo recuperato al Pd tanti deputati usciti da Sel, non da Forza Italia. Siamo in grado di rappresentare una calamita per chi viene da sinistra. Una parte importante di Sel oggi è con noi. Con Forza Italia abbiamo scelto di scrivere la riforma elettorale perché è giusto coinvolgere le opposizioni sulla nostra architettura costituzionale. Se una parte di loro torna a votare le riforme è solo coerente con quello che hanno scelto di fare in precedenza. Noi non abbiamo fatto un governo con Forza Italia, ed è una cosa ben diversa, che fa la differenza». Ultima standing ovation, mentre a Roma si spengono le luci della Festa più difficile anche se sembra accedersi una nuova luce sul futuro della città. «Sono certa che ce la faremo», assicura la Boschi. In effetti, una energia quasi inaspettata ha superato i confini geografici, tanto che l’altra sera al Parco delle Valli a Montesacro sembrava di essere nella ‘rossa’ Emilia Romagna. E invece era Roma. Questa magica Roma che ha accolto il ministro con un «Daje non mollate» quasi urlato dalla signora Marisa, che aveva alle spalle le immagini del film di Sorrentino ‘Youth’. Appunto.

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