In Italia le salme di Failla e Piano. L’accusa dei familiari: “Lo Stato non ci ha aiutato”

Esteri
Familiari dei due tecnici italiani della Bonatti uccisi in Libia, Salvatore Failla e Fausto Piano, all'aereoporto militare di Ciampino (Roma), 10 marzo 2016. 
ANSA/ANGELO CARCONI

La vedova di Failla accusa: “Mio marito mi disse ‘sono rimasto solo'” e fa ascoltare l’audio dell’ultimo messaggio

Il C-130 dell’Aeronautica militare con a bordo le salme di Failla e Piano, i due italiani sequestrati e morti in Libia, è atterrato all’aeroporto militare di Ciampino a mezzanotte e 40 minuti. Ad accoglierle, i familiari dei due tecnici della Bonatti, accompagnati in aeroporto dopo la lunga attesa da lunedì in un albergo della capitale.

Davanti alle due bare contenute nei carri funebri il sacerdote ha celebrato all’aeroporto di Ciampino ha svolto un vero e proprio rito religioso protrattosi a lungo, quasi mezzora. E’ la prima volta che sulla pista dell’aeroporto si è svolto un rito di così lunga durata.

A fargli da corona, insieme con il ministro Gentiloni, i parenti: per Salvatore Failla la moglie Rosalba Castro con le due figlie, Erica di 23 anni e la sorella minore Eva; per Fausto Piano la moglie Isabella e i tre figli Giovanni, Stefano e Maura. Nessuna voce, nessun grido ma un dolore contenuto da parte dei congiunti di Failla e Piano. Alla fine il sacerdote ha di nuovo benedetto i feretri e subito dopo i parenti dei due tecnici hanno deposto per l’ultima volta le mani sul legno delle due bare.

Oggi, al policlinico Gemelli di Roma, i medici dell’Istituto di Medicina legale eseguiranno a loro volta gli accertamenti autoptici sul corpo di Failla e Piano dopo l’autopsia eseguita a Tripoli.

Ma intanto ieri la rabbia e il rammarico dei familiare per il drammatico epilogo della vicenda, è difficile da contenere. “Ci hanno detto di non parlare con nessuno, non ci hanno permesso di fare nulla per aiutarlo”. Sono le parole di Erica Failla, figlia di Salvatore. “Dov’è lo Stato? – si chiede la ragazza, 22 anni, in una conferenza stampa organizzata nello studio dell’avvocato della famiglia, Francesco Caroleo Grimaldi. Con lei, sul divanetto dell’ufficio, ci sono la madre e la sorella minore: i volti sono provati. Anche la vedova Failla, come la figlia punta il dito contro lo Stato che non “ha tutelato Salvatore”. “Ci hanno detto di stare zitti, di non fare scalpore – incalza Erica – di non rispondere alle domande dei rapitori. Lo abbiamo fatto, ma non è servito a nulla”.

Inoltre la vedova, Rosalba Failla, fa ascoltare ai giornalisti una chiamata ricevuta dai sequestratori il 13 ottobre scorso: a parlare è il marito. Queste le sue parole: “Ciao sono Salvo, i miei compagni li hanno portati via, io sono rimasto da solo e ho bisogno di cure mediche, ho bisogno di aiuto. Parla con giornali e tv, vedi di muovere tutto quello che puoi muovere. La Bonatti non fa più niente”. Poi si sente la voce di un altro uomo, che si esprime in un italiano stentato. Forse uno dei rapitori.

 

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