Come funziona il piano salva-banche del governo per difendere i risparmiatori

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Dopo la garanzia pubblica da 150 miliardi, ora strumenti per smaltire i crediti deteriorati, l’altro alibi degli speculatori

Da Bruxelles arriva l’ok al primo strumento di protezione del sistema bancario, una garanzia pubblica da 150 miliardi per la liquidità agli istituti. Basterà a contenere le turbolenze sui mercati azionari? Vedremo. Certo è che l’azione del governo per evitare nuovi attacchi speculativi non si fermerà qui. Assieme al ministero dell’Economia e a Bankitalia si sta infatti mettendo a punto un piano salva-banche convincente, robusto, in grado di intimorire (cosa non facile) gli speculatori che riescono a guadagnare quando i mercati scendono.

La priorità delle istituzioni è tutelare i risparmiatori. E il governo – è stato il messaggio dello stesso Matteo Renzi al termine del Consiglio Ue di mercoledì scorso – è pronto a tutto pur di proteggere i risparmi dei correntisti.

Oggi arriva la prima arma, più che altro uno scudo, visto che si tratta di una rete di sicurezza per gli istituti sani da attivare solo in caso di emergenza. Certo, non è un via libera di iniezioni di denaro pubblico nel sistema bancario (come si pensava in un primo momento). Ma rappresenta comunque un paracadute contro la speculazione. Perché il punto sta tutto qui. Una banca tracolla quando il mercato ha la percezione che sia debole (anche se di fatto non lo è). È come quando un branco di piranha si scaraventa contro una preda: basta che il primo gruppetto l’addenti per dare inizio all’azione distruttiva.

La misura di oggi è rilevante anche in vista delle importanti scadenze dei prossimi mesi: le banche italiane dovranno rinnovare obbligazioni (parliamo di una delle loro fonti di sostentamento) per ben 120 miliardi di euro. E sopratutto, potrebbe essere vitale in vista degli stress test di fine luglio su 53 banche europee, tra cui cinque italiane, ovvero Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Banco popolare e Ubi Banca. La preoccupazione maggiore è sempre quella su Mps, ma il governo, secondo quanto si apprende, non si aspetta che la situazione possa diventare così critica da intervenire, almeno non prima di settembre.

Intanto il sistema bancario resta in attesa di scoprire quali siano i dettagli di questo nuovo strumento perché – sottolinea il presidente dell’Abi Antonio Patuelli in un’intervista a Repubblica – senza un testo scritto non si riesce a dare una valutazione tecnico-giuridica. E forse è anche per questo che la reazione di Piazza Affari, dopo una buona apertura, risulta negativa.

Dal punto di vista politico, tuttavia, il via libera di Bruxelles sullo schema elaborato dal governo italiano rappresenta un successo. Evidentemente un grado di credibilità sul fronte europeo Palazzo Chigi è riuscito ad ottenerlo, soprattutto in considerazione dell’elevata cifra che è stata concessa per l’utilizzo della garanzia pubblica (circa l’8% del nostro Pil).

E a chi lamenta che questo sia il solito aiutino alle banche e ai poteri forti va ricordato che fino a quando ci sarà il circolo vizioso tra istituti di credito e debito sovrano, superabile soltanto con il completamento dell’Unione bancaria, le crisi delle banche continueranno minacciare e a coinvolgere tutti i contribuenti. D’altra parte è evidente che la stabilizzazione del sistema bancario si traduca in maggiore credito a famiglie e imprese, condizione necessaria per il rafforzamento della ripresa.

Quali sono le altre misure dell’ombrello italiano?
Resta poi il nodo delicato delle sofferenze bancarie, l’altro alibi nelle mani degli speculatori. È su questa strada che si attesterà l’altro strumento in via di definizione dal governo, il cosiddetto fondo Atlante 2. La sua principale missione, con una dotazione di circa 5 miliardi, sarà quella di comprare i crediti in sofferenza in pancia agli istituti di credito a un prezzo maggiore rispetto a quello, molto basso, offerto dal mercato. Insomma uno strumento – finanziato soprattutto dallo stesso sistema bancario –  che servirà a smaltire i crediti deteriorati.

Dopo il primo esperimento “continuiamo e implementiamo” ha messo in chiaro martedì a Ballarò il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta. E la ratio è la stessa del primo fondo Atlante nato qualche settimana fa: creare un mercato delle sofferenze.

Infine, quanto alle ricapitalizzazioni, si continua a ipotizzare anche un intervento diretto dello Stato nel capitale degli istituti in difficoltà. Si tratterebbe di prestare alle banche alcuni miliardi di euro che poi tornerebbero nel bilancio pubblico grazie anche al maggior valore che acquisterebbero una volta risanate. Quello che a Roma si vuole sicuramente evitare, è ripetere quanto già successo alle 4 banche finite in risoluzione a novembre scorso (Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e Carichieti). E in questo senso è probabile, grazie anche al pressing del governatore della Bce, Mario Draghi, che ci sia qualche margine per convincere i partner europei ad allentare un po’ i vincoli sugli aiuti di Stato alle banche, come accadde nel 2008 dopo la crisi della Lehman.

 

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