Renzi: “Finiti i compiti a casa, ora l’Italia protagonista”

Europa
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Camera durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, Roma 14 Ottobre 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Alla vigilia del vertice dei 28 leader europei, il premier Matteo Renzi parla alla Camera dei deputati

Immigrazione. Aveva ragione l’Italia

“Vorrei essere chiaro: a distanza di 6 mesi dal consiglio europeo straordinario nell’aprile 2015 richiesto dall’Italia, possiamo dire con molta chiarezza che sulla questione dell’immigrazione l’Italia aveva ragione, l’Europa e il resto d’Europa no, non si tratta di rivendicare una scelta del governo, l’Italia aveva colto la complessità del problema con un approccio non legato all’isteria del momento ma ad una visione strategica, mentre tanti nostri amici e alleati hanno cambiato posizione sulla base di singoli eventi”. Alla vigilia del vertice dei 28 leader europei, il premier Matteo Renzi rivendica alla Camera il ruolo italiano nella gestione del flusso migratorio.

Progetto Europa

L’Europa è “una grande progetto politico, un valore condiviso anche sui temi dell’immigrazione, l’Ue non è solo un indice di bilanci, di spread, non è solo una serie di numeri affastellati dentro complicati documenti che leggono solo gli addetti ai lavori – ha detto Renzi -. Mi piacerebbe poter dire che l’Europa ha un’anima e la difende e la preserva: il centro dell’Ue, il suo cuore è la periferia, il confine”. Renzi ha invitato il Parlamento a “riflettere anche sul principio che abbiamo allargato l’Ue da 15 a 28 ma io continuo a pensare che questo allargamento o sia stato troppo grande o sia stato troppo piccolo. Dobbiamo aprirci allo scenario che ha sempre scatenato conflitti, ossia i Balcani: Serbia, Albania, Montenegro e naturalmente la Turchia” perchè ha infine ribadito “il Mediterraneo è il cuore dello sviluppo dei prossimi decennni” non a caso, ha ricordato, “la prima visita di questo governo è stata a Tunisi”.

Abbattere i muri

“Tirare su i muri è un fenomeno che resterà scritto sui libri, che sta cambiando l’identità europea. Dopo il crollo muro Berlino si era aperta una stagione nuova”- ha proseguito Renzi – “oggi alcune realtà teorizzano la propria identità in alcuni casi costruendo un nemico, una cosa impensabile e contemporaneamente immaginano di bloccare i flussi della storia tirando su un muro, quando abbiamo sempre visto che la storia è più alta dei muri”. Da segnalare anche la piccola stoccata alle posizioni demagogiche della Lega e di Salvini: “Come sia possibile che vi siano leader politici” che sulla questione migranti “passano da ‘tutti a casa loro’ a ‘li ospito nel mio bilocale’, è un fenomeno di sociologia politica che appartiene al mistero sul quale non mi addentro”.

Il punto sulle riforme 

“Se l’Italia avrà terminato nell’autunno del 2016, con il referendum, il percorso delle riforme costituzionali avremo di fronte a noi un periodo prima delle elezioni, nel febbraio del 2018, per essere un punto di riferimento di un grande dibattito. Se finita la parte dei propri compiti a casa l’Italia è nelle condizioni di portare la propria voce in questi consessi non sarà più forte l’Italia ma l’Europa, perché in questi anni è mancata la voce dell’Italia nei tavoli internazionali e questo per vari motivi. Ora abbiamo di fronte a noi un periodo fertile, felice”.

Maggior credibilità economica

Una posizione, quella dell’Italia, che attualmente risulta di maggiore credibilità anche sul piano economico, perché, spiega Renzi, “ogni giorno che l’Italia mette un tassello nel mosaico delle riforme acquista il diritto a dire che la politica economica europea di questi anni non ha funzionato”. “L’Italia è stata sempre richiamata a realizzare impegni che non manteneva – ha ricordato Renzi – ma oggi ha maggiore autorevolezza e credibilità per dire ai tavoli Ue che la politica economica di questi anni non ha prodotto i risultati sperati”.

Terrorismo e risposte Ue

Rispetto alle decisioni di politica estera e ai fronti più caldi Renzi ha sottolineato la necessità di fare scelte a lungo termine non dettate dalla fretta e dalle pressioni esterne. “Più  volte le scelte di politica estera sono dettate dall’esigenza di dare una risposta immediata alle proprie opinioni pubbliche più che da una decisione raffinata di politica estera”- ha detto il Premier. – “Si da’ una risposta immediata e si pensa che possa risolvere il problema”. “Bisogna avere una strategia che non sia soltanto una reazione e quindi prendere atto che esiste un blocco uniforme, che non ha soluzioni di continuità ma che è molto frastagliato, dall’Afghanistan all’Africa Occidentale, che è il fanatismo e l’estremismo religioso che porta a interventi di natura militare terroristica. Lo puoi chiamare Isis, Isil, Al Qaeda, Boko Aram, puoi scegliere singole aree di intervento sulla base dell’impressione dell’opinione pubblica, ma se non riconosciamo che il problema è più vasto ci troveremo tutti i giorni a discutere di un problema diverso”, ha dichiarato il premier.

 

 

Vedi anche

Altri articoli