Immigrazione clandestina, Renzi non vuole battaglie ideologiche: “Prima la sicurezza”

Sicurezza
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, con in mano un bicchier d'acqua, parla con il ministro dell'Interno Angelino Alfano (d) al termine del suo intervento nell'aula del Senato per la fiducia, Roma, 24 febbraio 2014.  ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Sul reato previsto dalla legge Bossi-Fini il governo deciderà la prossima settimana, ma senza “toni barricaderi”

Non un semplice ritardo tecnico, ma nemmeno uno stop politico. Sull’abolizione del reato di immigrazione clandestina, residuo peraltro dimostratosi poco efficace della legge Bossi-Fini, a palazzo Chigi le idee sono ancora ben chiare: è “logico” che si dia corso alla legge delega che, peraltro, vincola il governo a una decisione in tal senso. Il Guardasigilli Andrea Orlando ha peraltro già pronto il testo del decreto delegato, che però stamattina non è finito nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. Che cosa è successo allora?

Da una parte, c’è stato il levate gli scudi di Ncd che, come sulle unioni civili e sullo ius soli, sta alzando la voce per marcare il proprio profilo politico all’interno della coalizione di maggioranza. Ma non è stato solo questo a determinare lo slittamento. Perché in realtà anche Matteo Renzi non vuole dare l’immagine che – mentre il mondo è sconvolto dalla recrudescenza del terrorismo di matrice islamica e dai fatti di Colonia che stanno tormentando anche Angela Merkel – l’Italia ceda sul tema della sicurezza.

Se quindi “la logica vorrebbe la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina – sottolineano parlamentari molto vicini al premier – bisogna anche considerare che per quanto riguarda la sicurezza, l’elemento psicologico e di percezione è molto importante“. Per questo, Renzi vuole rivedere bene la pratica prima di prendere una decisione, che comunque arriverà la prossima settimana e si baserà su una valutazione “di opportunità politica”, spiegano da palazzo Chigi. Il che vuole dire che non necessariamente si arriverà a una depenalizzazione sic et simpliciter. L’obiettivo è di evitare i “toni barricaderi”, sia quelli che fanno della Bossi-Fini un emblema della sicurezza nel nostro Paese (come sta facendo la Lega), sia quelli che considerano quella legge solo un vessillo ideologico da abbattere, anche a scapito della percezione di protezione da parte dei cittadini.

Il premier vuole mettere bene in fila i provvedimenti, distinguere la penalizzazione dell’immigrazione clandestina dall’obbligo di rimpatrio (che rimane comunque), responsabilizzando maggiormente in tal senso l’Unione europea, come ha già iniziato a fare, insieme ad altri Paesi. Chiarire bene, insomma, che l’Italia non ha alcuna intenzione di aprire le porte a chiunque, ma vuole trovare strumenti più efficaci (e validi anche al di fuori dei propri confini) per prevenire l’ingresso di immigrati irregolari e accompagnare la solidarietà nei confronti dei profughi con le pressioni rivolte a Bruxelles per accelerare sulla ricollocazione all’interno di tutta l’Ue.

All’interno del Pd, però, non tutti sono disposti a un passo indietro. In particolare, è la componente dei Giovani turchi – alla quale appartiene anche il ministro Orlando – a premere per dare seguito al decreto del Guardasigilli: “Il reato di immigrazione clandestina va depenalizzato, perché così com’è adesso ostacola anziché aiutare indagini e lotta ai criminali- spiega Francesco Verducci – inoltre la depenalizzazione renderebbe più semplice ed immediata l’espulsione degli immigrati irregolari”.

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