Il Wall Street Journal: “Un appuntamento cruciale per la crescita dell’Italia”

Referendum
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi con la squadra di Governo in Senato durante la discussione in Aula delle mozioni di sfiducia al Governo, Roma, 19 Aprile 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Secondo il giornale economico il voto di questo autunno è probabilmente più importante di quello sulla Brexit

Un appuntamento importante. Forse più della Brexit. Secondo il quotidiano statunitense Wall Strett Journal, la crescita dell’Italia è fortemente legata al risultato del referendum costituzionale. Nel suo articolo, Richard Barley definisce “cruciale” l’appuntamento con referendum in autunno dal momento che l’Italia ha segnato una battuta di arresto nello sviluppo economico. E il referendum, sostiene il quotidiano economico, “potrebbe essere un altro punto di svolta per l’Italia e per l’Europa”.

”I mercati guardano alle potenziali ricadute del voto – si legge -, dato che il premier Matteo Renzi vi ha messo in gioco la sua reputazione. Il costo reale, nel caso in cui la riforma fosse respinta, sarebbe un’economia probabilmente bloccata in una bassa crescita”.

Non basta una politica monetaria, serve un’azione riformista che parta, appunto, dal superamento dello scoglio referendario: ”Le azioni della Bce – scrive ancora Barley – stanno sostenendo l’Italia, insieme agli altri membri dell’area euro. Ma è chiaro che la politica monetaria non può spingere la crescita potenziale, la politica ha le chiavi per farlo“.

Insomma, il Wsj ribadisce quello che il Financial Times ha già evidenziato più volte, anche ieri, nell’editoriale di Sarah Gordon, secondo la quale “le conseguenze di un voto per il No sarebbero gravi. La riforma costituzionale verrebbe come minimo ritardata, portando a una situazione insostenibile in cui il nuovo sistema elettorale verrebbe applicato alla Camera ma non al Senato. Un governo tecnico – prosegue Gordon – non avrebbe efficacia. Se si tenessero elezioni anticipate sarebbe improbabile avere un nuovo governo con un mandato favorevole alle riforme”. E anche secondo l’autorevole giornale britannico “la vittima immediata e a lungo termine di questa situazione sarebbe la crescita”.

“Un voto per il No – conclude l’analista del Ft – potrebbe portare ad un colpo anche piu’ grave alle prospettive dell’Eurozona, tanto politiche quanto economiche”.

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