Il vuoto e la normalità perduta, Nizza prova a rialzare la testa

Terrorismo
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La città dopo la tragedia del 14 luglio. Gli abitanti, così come i turisti, provano a ritrovare un po’ di normalità

Nizza dopo la tragedia del 14 luglio. Gli abitanti, così come i turisti, provano a ritrovare un po’ di normalità. La Promenade des Anglais, dove il Tir della morte guidato dal terrorista ha fatto una carneficina uccidendo 84 persone e ferendone oltre 200, non è ancora del tutto accessibile. Tutto sembra all’apparenza tranquillo e silenzioso. Il sole risveglia i colori del mare, mentre lungo il litorale, le enormi palme sembrano silenziosi testimoni di un atroce massacro.

“Dal giorno dopo il telefono non smette di squillare, vogliono tutti annullare le prenotazioni”, dice Serena, palermitana, 38 anni, che vive a Nizza da tre anni. Lavora alla reception di un hotel poco distante dalla celebre passeggiata sul lungomare. “Giovedì – ricorda – avevamo organizzato una serata danzante per vedere i fuochi d’artificio. Dal settimo piano si vede il mare e da lì lo spettacolo è bellissimo. Poi, ad un certo punto, al piano terra, una folla di persone è entrata correndo nell’hotel, erano letteralmente terrorizzate e cercavano riparo. Non avevamo idea di cosa stesse succedendo, ma la gente era in preda al panico, sbattevano mani, pugno contro le porte a vetri dell’hotel, ci dicevano anzi gridavano che un camion stava investendo le persone lungo la Promenade e che donne, uomini, bambini saltavano in aria come birilli”.

Serena deve riprendere fiato. Poi continua a raccontare: “Abbiamo pensato subito ad un attentato, così siamo scesi di corsa fino al sottoscala e lì dentro ci siamo chiusi a chiave. La paura ci paralizzava, credevamo tutti di morire ma era lo stesso terrore che hanno vissuto tanti altri quella sera. Adesso l’atmosfera qui a Nizza è tra l’apparente normalità, la rabbia e lo stupore, e io sulla Promenade non ho ancora rimesso piede”.

Erano appena finiti i fuochi d’artificio, invece, quando Pierre Hartenfels, francese di cinquantacinque anni, stava risalendo la Promenade des Anglais insieme ad un gruppo di suoi amici per tornare a casa. “Eravamo sul marciapiede della Promenade, ed era appena finito lo spettacolo dei fuochi, quando, più o meno all’altezza dell’Hotel Negresco, uno dei simboli del lusso della riviera, abbiamo visto davanti ai nostri occhi un camion enorme che veniva veloce verso di noi. All’inizio io non capivo cosa ci facesse lì, perché in quel punto la strada era chiusa, era pedonale, poi invece ha iniziato ad accelerare, andava probabilmente sui 70 o 80 chilometri all’ora sbandando e facendo zig zag tra la folla. Lo vedevamo che andava a sbattere contro le persone, quasi le cercava correndo come un pazzo. Poi abbiamo sentito come un’esplosione di una bomba. In quel momento è iniziato il panico. Intorno a noi c’erano bambini che piangevano, tutti gridavano all’attentato, avevamo paura,qualcuno aiutava i tanti feriti, ma tantissimi correvano in tutte le direzioni. Non sapevamo cosa fare, ci siamo messi a correre anche noi avanti e indietro, senza sapere che fare e cosa stava accadendo, insieme a tutti gli altri. Poi, ad un certo punto abbiamo visto una brasserie e siamo andati a nasconderci all’interno. Per fortuna noi stavamo camminando sul lato della strada perché se fossimo stati al centro delle corsie stradali, non ci saremmo salvati. Abbiamo iniziato a sentire degli spari che sono durati circa due minuti, siamo rimasti nascosti nella brasserie fino a che non sono finiti. Uscito dalla brasserie, mi sono messo a correre più veloce che potevo, fino a casa. E mentre correvo nella testa avevo un solo pensiero: salvarmi”.

Pierre è ancora sconvolto, quello che ha vista è stato scioccante. “Non ho mai pensato che a Nizza potesse succedere una cosa simile – aggiunge – qui ci siamo sempre sentiti al sicuro”. Già, come se oggi qualcuno possa esserlo davvero al sicuro.

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