Il vero piano di Farage e Grillo: distruggere l’Europa

Brexit
Foto Roberto Monaldo / LaPresse
01-07-2014 Strasburgo (Francia)
Politica
Beppe Grillo e Nigel Farage incontrano i deputati del gruppo Efdd
Nella foto Nigel Farage, Beppe Grillo

Photo Roberto Monaldo / LaPresse
01-07-2014 Strasbourg (France)
Beppe Grillo and Nigel Farage meet the deputies of the group Efdd
In the photo Nigel Farage, Beppe Grillo

L’intervista al Corriere della Sera del leader indipendentista inglese e il piano per distruggere l’Europa insieme al M5S

Nigel Farage, leader controverso del partito indipendentista inglese, non ha dubbi su quello che succederà nei prossimi mesi in Italia e in Europa: “Grillo e io distruggeremo la vecchia Unione Europea. Il 19 giugno i 5 Stelle eleggono il sindaco della capitale e cambiano l’Italia. Il 23 giugno la Gran Bretagna esce dall’Unione e cambia l’Europa. Avremo un effetto domino”.

Affida alle pagine del Corriere della Sera la sua previsione “distruttiva” che, come seguendo un filo rosso, comincia con Prodi e Ciampi che portano l’Italia in Europa, passa per Berlusconi che si oppone e per questo viene destituito e si affida ad uomo della Goldman Sachs come Mario Monti. Poi la svolta, l’arrivo di Grillo: “Un uomo straordinario. Totale disinteresse personale, amore autentico per la sua gente. Un patriota. Dalla politica non ha preso un penny, ha solo dato: tutto, anche se stesso. Insieme stiamo combattendo la guerra di indipendenza dei nostri Paesi“.

Farage spende parole di elogio solo per lui, Casaleggio, Marine Le Pen e Margaret Thatcher. Tutti gli altri leader mondiali non sono all’altezza: Renzi? “Dovrebbe almeno parlare correntemente l’inglese. Si agita. Però resta subalterno alla Merkel. Non è l’uomo giusto”. Putin? “Non mi piace, non mi dispiace”. Di Obama dice: “Ci ha dato una mano. Noi siamo la Gran Bretagna e non ci facciamo intimidire da nessuno. Nessuno può dirci cosa fare e cosa non fare” e poi ammette di avere dei dubbi su Trump ma “non voterei Hillary neppure per un milione di dollari”. Anche sulla Lega non si sbilancia arrivando a dire: “Non ho mai avuto problemi, tranne che con Borghezio. Io non sono un tipo politicamente corretto. Però Borghezio è troppo pure per me”. E se lo dice lui ci possiamo anche credere.

Insomma fra ricostruzioni fantasiose, populismi e “lezioni di storia” una cosa però emerge dall’intervista: l’importanza del voto del 23 giugno prossimo. Da una parte c’è chi vuole distruggere l’Europa, dall’altra chi difende ancora il sogno europeo. Prendere una posizione va oltre i confini nazionali, riguarda tutto il vecchio continente e la sua sopravvivenza.

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