Il trionfo triste di Trump in Nevada

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epa05176057 US Republican Presidential candidate businessman Donald Trump addresses supporters during the 'Donald J. Trump for President Rally' at South Point Arena in Las Vegas, Nevada, USA, 22 February 2016. The Republican Party holds its caucus in Nevada on 23 February 2016.  EPA/MIKE NELSON

Il magnate newyorkese ottiene la terza vittoria consecutiva e viaggia verso la nomination. Gli slogan sono sempre gli stessi: populismo e razzismo

Donald Trump non si ferma e prosegue la striscia positiva di vittorie verso la nomination repubblicana. La terza è quella dei caucus del Nevada, dopo il trionfo nelle primarie di New Hampshire e South Carolina. “Possiamo vincere la nomination in meno di due mesi, dobbiamo essere onesti”, esulta il tycoon newyorchese davanti ai sostenitori in delirio. “E’ una grande serata, festeggeremo a lungo. Preparatevi”, assicura, ribadendo con forza due delle sue promesse: “Manterremo Guantanamo e costruiremo il muro con il Messico“. Ancora populismo, ancora razzismo. Per andare a infilare il dito nella piaga delle paure più profonde del popolo americano.

Trump si aggiudica l’appuntamento dominando sugli avversari, con oltre il 46% dei voti. Alle sue spalle, a più di venti punti di distanza, Marco Rubio e Ted Cruz. Ma dopo un testa a testa iniziale, man mano che nella notte prosegue la conta dei voti è il giovane senatore della Florida che sembra consolidare il secondo posto. Lui che è appoggiato dall’establishment del partito e che ha già ereditato molti dei voti di Jeb Bush. L’allungo sull’ultraconservatore Cruz sembra metterlo al riparo da sorprese dell’ultima ora.

Lontanissimi gli altri due candidati rimasti in gara nelle primarie repubblicane: l’ex chirurgo Ben Carson e il governatore dell’Ohio John Kasich, per i quali potrebbe avvicinarsi l’ora del ritiro. Con molti dei loro voti che – secondo gran parte degli osservatori – potrebbero confluire proprio su Rubio. Che a questo punto emergerebbe come l’unico realmente in grado di contrastare Trump in vista del Super Tuesday del primo marzo, dove si voterà in 14 stati con ben 595 delegati in palio che verranno assegnati proporzionalmente.

Mentre in Nevada si votava nei caucus repubblicani, Hillary Clinton e Bernie Sanders si sono confrontati in un dibattito in diretta Tv in formato town hall. Entrambi si sono scagliati contro Trump: Sanders accusando il tycoon di fomentare il razzismo, Hillary denunciando una campagna elettorale dai toni violenti. Sanders in vista del South Carolina deve rincorrere Hillary in testa in tutti i sondaggi. Ma l’unico affondo è stato misurato: “Conosco Hillary Clinton da 25 anni e la rispetto. Ma è troppo tardi per le politiche dell’establishment, per l’economia decisa dall’establishment”.

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