Il tribunale di Napoli: “Facebook doveva rimuovere i video su Tiziana Cantone”

Cronaca
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Il pronunciamento del tribunale di Napoli costituisce un importante precedente giurisprudenziale per la protezione della privacy sui social network e più in generale sul web

A prescindere dall’ordine dell’autorità giudiziaria Facebook avrebbe dovuto rimuovere i contenuti offensivi relativi a Tiziana Cantone, la giovane donna di Mugnano (Napoli) che si è tolta la vita a causa della gogna mediatica subìta dopo che alcuni suoi video hard erano finiti in rete a sua insaputa. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Napoli Nord, che con un’ordinanza ha rigettato parzialmente il reclamo di Facebook Ireland. I giudici hanno, quindi, dato ragione alla madre di Tiziana, Teresa Giglio.

I legali del famoso social network avevano risposto alla precedente ordinanza del 5 settembre scorso, con la quale i giudici accoglievano il ricorso fatto da Tiziana e ordinavano a Facebook l’immediata rimozione dei contenuti ritenuti lesivi. Nelle 23 pagine del reclamo il colosso del web sosteneva di non essere tecnicamente nelle condizioni di esaminare tutti i post relativi a Tiziana e dunque di rimuoverli. Per i suoi legali la società non era tenuta a rimuovere l’accesso ai contenuti senza che prima vi fosse un ordine in tal senso emesso dalle autorità competenti. Inoltre, viene argomentato nel reclamo, che la responsabilità della piattaforma sui contenuti pubblicati dagli utenti è limitata, come previsto dalle normative che regolamentano gli hosting provider, ovvero i fornitori di spazi e servizi online.

L’ordinanza emessa oggi sconfessa, in parte, la linea difensiva di Facebook. Il collegio, presieduto da Marcello Sinisi, pur ammettendo la non sussistenza di alcun obbligo per l’hosting provider di controllare preventivamente tutti i post, link e video caricati, sancisce l’obbligo da parte del social network di cancellare i contenuti segnalati dagli utenti e ritenuti illeciti.

E’ una pronuncia molto equilibrata – commenta Andrea Orefice, avvocato civilista legale della madre di Tiziana – perché introduce il principio, rigettando quanto asseriva Facebook, secondo cui un hosting provider, pur non avendo un generale obbligo di sorveglianza su tutto quanto viene pubblicato sui propri spazi, deve però rimuovere le informazioni illecite, quando arriva la segnalazione di un utente. E’ quello che è avvenuto nel caso di Tiziana. E non deve attendere che il sia Garante della Privacy oppure il giudice ad ordinargliene la rimozione”.

Il pronunciamento del tribunale di Napoli costituisce un importante precedente giurisprudenziale per la protezione della privacy sui social network e più in generale sul web. A tal proposito non esiste nessun riferimento normativo specifico, né nazionale né comunitario, relativo alla rimozione dei contenuti pubblicati sul web, se non le tradizionali leggi sulla tutela della propria reputazione. Disposizioni non adeguate alle caratteristiche di internet e dei nuovi media, dove l’anonimato e la repentina ed incontrollabile propagazione delle informazioni in rete rendono vano qualsiasi tentativo di difesa della propria immagine. Il caso di Tiziana Cantone lo dimostra drammaticamente.

Adesso, per l’avvocato Orefice, “Facebook ha l’obbligo morale di fornire tutti gli elementi utili a individuare le generalità di quelle persone che, nascoste dietro falsi profili, hanno aperto le pagine su cui sono state caricati quei contenuti diffamatori, tra link, video e commenti offensivi, che hanno contribuito a creare quella gogna mediatica che ha determinato in Tiziana quello stato di prostrazione che l’ha portata alla morte”.

Alla richiesta si associa anche il penalista che assiste la madre di Tiziana, Andrea Imperato, che commenta anche la richiesta di archiviazione del pm Alessandro Milita per i quattro ragazzi, ritenuti responsabili della pubblicazione sul web dei video incriminati, indagati per diffamazione ai danni di Tiziana. “Non ho niente da dire sulla richiesta del pm – afferma Imperato – ma spero che l’ufficio inquirente abbia verificato nella sua completezza la denuncia presentata a suo tempo da Tiziana, che alla Procura aveva chiesto anche di indagare anche su quelle persone, al momento ancora ignote, che avevano aperto le pagine Facebook dove sono finiti i commenti offensivi su di lei”.

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