Il sorprendente ritorno in campo di Tony Blair

UK
epa05749386 Former British prime minister Tony Blair is welcomed by European Commission President Jean-Claude Juncker (R) prior to a meeting in Brussels, Belgium, 25 January 2017.  EPA/OLIVIER HOSLET

L’ex premier laburista dice no a un’uscita “soft” dalla Ue e chiede nuovo referendum

Tony Blair ha segnato la politica britannica degli ultimi venti anni. Per dieci anni ha guidato il governo inglese con una maggioranza laburista, cambiando profondamente le politiche britanniche e il suo stesso partito – che oggi è tornato su una linea pre-blairiana -.

L’ex premier è tornato in campo per provare a impedire la Brexit, infatti oggi nell’atteso discorso a Open Britain, associazione politicamente trasversale roccaforte pro-Europa dirà no a un’uscita “soft” dalla Ue e sì nuovo referendum. La posizione di Blair è in chiaro contrasto con il leader del suo partito Jeremy Corbyn che aveva imposto ai suoi parlamentari di votare la mozione del governo per iniziare i colloqui con l’Ue per l’uscita – linea contestata da molti parlamentari laburisti -.

Open Britain dicevamo è una roccaforte pro-Europa in cui si riconoscono elettori di varie sigle e di cui fanno parte l’ex leader liberaldemocratico Nick Clegg, deputati conservatori come Anna Soubry e del Labour come Chukka Umunna. L’ex premier è l’unico elemento di peso dei laburisti che, sia prima che dopo il referendum, si è schierato in maniera forte contro la Brexit, hard o soft che sia.

Blair spinge per un secondo referendum che consenta ai cittadini, oggi maggiormente informati, di capovolgere il risultato del primo e mantenere la Gran Bretagna all’interno dell’Ue, appello che il governo ha già respinto.

Nelle anticipazioni del discorso di Blair fornite dalla stampa britannica si può leggere: “Le persone hanno votato senza sapere i reali termini della Brexit. Mano a mano che tali termini si chiariscono, è loro diritto cambiare opinione. La nostra missione è convincerli affinché lo facciano […]. Non so se avremo successo. Ma so che soffriremo di un giudizio carico di risentimento da parte delle future generazioni, se non tentiamo”.

Ma oltre alla nobile battaglia per scongiurare l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, quale può essere il significato politico di questa uscita. Potrebbe, vista la platea che sarà presente, essere un tentativo di creare qualcosa di politicamente nuovo, almeno per la Gran Bretagna, che elimini le frange estreme dei due principali partiti e crei un soggetto riformista che sia diverso dalle formule presenti oggi tra i sudditi di sua Maestà. Un ritorno alla terza via, che rese celebre il premier laburista, per evitare che posizioni estreme, che oggi hanno in mano sia i conservatori che i laburisti, possano governare per anni.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli