Di Maio usa Don Peppe Diana per fare propaganda. Il Pd chiede le dimissioni

Politica
Il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, partecipa ad una manifestazione a Napoli sui costi della Rca auto, 29 gennaio 2016.
ANSA/CIRO FUSCO

L’astro nascente della galassia grillina infila una serie di cadute di stile senza precedenti: l’ultima è davvero inqualificabile. E Maria Elena Boschi attacca: “Di Maio mente sapendo di mentire”

Con Luigi Di Maio non c’è limite al peggio. Il membro del direttorio del M5S, che, nonostante se lo dimentichi troppo spesso, è anche vicepresidente della Camera. Nel giorno del ventiduesimo anniversario dell’omicidio di Don Peppe Diana per mano del clan dei casalesi, quello che una volta era considerato l’astro nascente della galassia grillina, ha deposto una lettera sulla tomba del sacerdote in cui rivolge un attacco politico nei confronti del governo Renzi e del Partito Democratico.

“Caro Don Peppe – si legge nella lettera – ti hanno ucciso un’altra volta. Non sono stati i camorristi, ma premier, sottosegretari e ministri. Il Governo Renzi ha bloccato i fondi per i risarcire i famigliari delle vittime di mafia… La commemorazione di oggi sarà una passerella di ipocriti. A Palazzo Chigi hanno scelto da che parte stare, purtroppo non la tua. Finché Renzi non sblocca i fondi per le famiglie delle vittime di mafia e per l’assistenza legale di chi ha il coraggio di denunciare, io non mi fermo. Non mi bastano le rassicurazioni. Voglio i fatti”, conclude Di Maio nel suo delirante messaggio.

Parole che hanno provocato l’immediata reazione del Partito Democratico. Il senatore Franco Mirabelli, capogruppo Pd in Commissione Antimafia non ha dubbi: “Di Maio continua a mostrare profonda ignoranza su quello che è il suo ruolo di rappresentante delle istituzioni, che sono di tutti e non appartengono a nessun partito o movimento. Non gli è chiaro che in alcune occasioni, quando parla o scrive, lui non è il cittadino Di Maio, quello che non parla di camorra quando si tratta Di Quarto, ma il vicepresidente della Camera dei Deputati. Se non capisce questo ma vuole continuare a straparlare, anzi, a dire menzogne e falsità, rinunci alla sua carica e per coerenza con quanto, a parole, sostiene sempre il M5S, si dimetta“.

Dello stesso pare anche Andrea Romano, deputato dem che rincara: “Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, amico dei professionisti della finta antimafia di Ostia, non contento della vergognosa pagina scritta ieri, anziché chiedere scusa oggi rilancia. Sempre più incompatibile con col suo ruolo istituzionale: si dimetta”.

In tanti ieri avevano immediatamente reagito alle parole di Di Maio. A partire da Pina Picierno, eurodeputata da sempre impegnata in prima linea nella lotta contro la camorra, che ha affidato a twitter la sua risposta: “Giù le mani da Don Peppe, non si permettiamo di usare il suo corpo per la tua squallida propaganda”

Dura anche Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia: “Non trovo assolutamente opportuno il comportamento di Di Maio che in qualità di importante rappresentante delle istituzioni, essendo vice presidente della Camera, si e’ dissociato dalle altre autorità visitando separatamente la tomba di don Diana, e rilasciando dichiarazioni che avrebbe dovuto fare nella sede adeguata per esercitare la funzione di controllo che spetta ad ogni parlamentare, che è il Parlamento e non la tomba di don Peppe”.

Nel Pd sale lo sdegno per quella che il presidente del partito Matteo Orfini definisce un’ “indecenza” e la vicesegretaria Serracchiani “una speculazione indegna”. Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, attacca: “Di Maio mente sapendo di mentire. Non c’è stato nessun taglio ai fondi alle vittime di mafia. Come è noto, il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso si autoalimenta durante il corso dell’anno in base alle richieste che arrivano e vengono valutate da un’apposita Commissione. Si stanno invece – spiega – definendo criteri più rigidi per l’erogazione dei rimborsi delle spese legali alle associazioni di vittime della mafia”. Parole che non bastano a Di Maio, secondo il quale la Boschi “ha ammesso che il fondo per le vittime di mafia è bloccato dal governo”. Ma non si capisce, replicano fonti parlamentari renziane, da dove abbia tratto questa conclusione: “La nota del ministro Boschi – fanno osservare – è chiara e riporta numeri inconfutabili”.

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