Il sogno di Francesco nella terra dei liberi

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Abramo Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day, Thomas Merton: quattro grandi americani per parlare al cuore degli americani

“God bless America”. Conclude così Papa Francesco, con la formula di rito di qualsiasi intervento pubblico negli Stati Uniti, il primo storico discorso di un pontefice davanti al congresso americano. Un intervento in cui Bergoglio, esaltando tutti i tratti più distintivi e positivi della società statunitense, definita non a caso come “terra dei liberi e casa dei valorosi”, ha affrontato tutti i temi più sensibili e caldi dell’attualità politica, sociale ed economica. Lo ha fatto prendendo a modello quattro “rappresentanti” dell’America migliore: Abramo Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day e Thomas Merton. E lo ha fatto senza paura, senza il timone di ferire determinate sensibilità politiche, radicate soprattutto nell’ala repubblicana del congresso.

“Nonostante la complessità della storia e la realtà della debolezza umana, questi uomini e donne, con tutte le loro differenze e i loro limiti, sono stati capaci con duro lavoro e sacrificio personale, alcuni a costo della propria vita, di costruire un futuro migliore. Hanno dato forma a valori fondamentali che resteranno per sempre nello spirito del popolo americano. Un popolo con questo spirito può attraversare molte crisi, tensioni e conflitti, ma sempre sarà in grado di trovare la forza per andare avanti e farlo con dignità. Questi uomini e donne ci offrono una possibilità di guardare e di interpretare la realtà”.

Papa Francesco si è rivolto al cuore del popolo americano. “Penso alla marcia di Martin Luther King, da Selma a Montgomery di 50 anni fa, per perseguire il suo sogno di eguali diritti per gli afroamericani. Quel sogno continua ad ispirarci, e mi rallegro che l’America continui ad essere per molti una terra di sogni”. Da qui il messaggio politico, legato alle sfide del mondo di oggi. “Noi, gente di questo continente, non abbiamo paura degli stranieri perché molti di noi sono stati stranieri. Il nostro mondo sta affrontando una crisi di rifugiati che non si vedevano dalla seconda guerra mondiale. Trattiamo gli altri con la medesima passione e compassione con cui vorremmo essere trattati. Cerchiamo per gli altri le stesse opportunità che cerchiamo per noi stessi. Se vogliamo sicurezza diamo sicurezza, se vogliamo vita diamo vita, se vogliamo opportunità provvediamo alle opportunità. La misura che usiamo per gli altri sarà quella che il tempo userà per noi”. Applausi scroscianti, specie dai banchi dei democratici.

Proteggere e difendere i più deboli, sottolinea Francesco, “significa anche proteggere e difendere la vita umana in ogni fase del suo sviluppo”. La standing ovation immediata dei repubblicani viene subito ridimensionata dal seguito di questo passaggio: “Per questo dobbiamo dire no alla pena di morte, facendo in modo che la giusta punizione per i crimini commessi non facciano mai perdere di vista la speranza e l’obiettivo della riabilitazione”.

 

Papa Francesco negli States

Dall’immigrazione alla giustizia sociale, l’intervento del Papa prosegue in crescendo. “L’attività imprenditoriale può essere un modo molto fecondo di valorizzare la regione in cui essa si trova, specialmente se capisce che la creazione di posti di lavoro è parte integrante del bene comune. Così come lo è la difesa della nostra casa, del nostro pianeta: la sfida dell’ambiente riguarda tutti noi. Ora è il momento di azioni coraggiose e strategie dirette a implementare la cultura della cura dei più deboli, degli esclusi e della natura. La tecnologia deve essere messa a disposizione di un altro tipo di progresso, più sociale, più sano, più giusto”.

Citando il monaco cistercense Thomas Merton – “pensatore, uomo di pace e dialogo” – Bergoglio ha di fatto rivendicato il suo ruolo nello storico riavvicinamento tra gli Usa e Cuba ed esaltato le ultime scelte del presidente Obama in materia di politica estera. “Voglio riconoscere gli sforzi fatti nei mesi recenti per cercare di superare le differenze legate agli episodi del passato. E’ mio dovere costruire ponti per aiutare uomini e donne a fare lo stesso. Quando nazioni che erano in disaccordo riprendono le vie del dialogo, nuove opportunità si aprono per tutti. Essere al servizio del dialogo e della pace significa essere determinati a porre fine ai tanti conflitti armati in tutto il mondo. Perché armi mortali sono vendute a colore che pianificano indicibili sofferenze agli uomini? Per denaro, intriso di sangue innocente. E’ nostro dovere fermare il commercio di armi”.

Immigrazione, clima, disgelo con Cuba e Iran, abolizione della pena di morte, stop al commercio di armi. Non manca nulla nel discorso di Francesco che chiude tornando ai quattro grandi americani che sono stati l’architrave del suo intervento: “Una nazione può essere considerata grande quando difende la libertà, come Abramo Lincoln, quando difende gli eguali diritti di fratelli e sorelle nella diversità, come Martin Luther King, quando lotta per la giustizia sociale come Dorothy Day e quando semina pace come Thomas Merton”.

Ancora applausi. E poi è “God bless America”.

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