Se i socialisti escono dal letargo

Grexit
Il pres. Renzi incontra il premier francese Manuel Valls nella tenuta della famiglia Lunelli, produttori dello spumante Ferrari, Trento, 30 mAGGIO 2015. ANSA/ UFFICIO STAMPA/ PALAZZO CHIGI/ TIBERIO BARCHIELLI 


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Oggi si riunisce il gruppo eurosocialista per mettere a punto una posizione sulla crisi greca. Ma in questa fase i riformisti sono apparsi timidi e incapaci di fornire un’alternativa al rigorismo e al populismo

Oggi, prima del vertice europeo, si riunisce a Bruxelles il gruppo degli eurosocialisti. Non sarà, obiettivamente, uno snodo fondamentale nella convulsa vicenda greca ma sarebbe già qualcosa se da lì venisse un segno di vita. Perché, come molti hanno notato, in questa fase cruciale della vita europea i socialisti hanno brillato per la loro assenza. Paradossalmente, si potrebbe dire: perché fra il rigorismo senza prospettiva di Shaeuble e l’estremismo di Tsipras esiste un grande spazio di iniziativa per quei riformisti che vogliono “cambiare verso” all’Europa.

D’altra parte, ha ragione Renzi quando ricorda che i riformisti governano solo in Francia, Italia, Austria, Repubblica Ceca, Svezia; e che il Vecchio Continente è dominato dai conservatori. E tuttavia l’impressione è che la famiglia socialista sconti un problema di leadership e di coesione. Che abbia troppe linee su troppi temi (sull’immigrazione, per dire, brucia ancora la faccia feroce del governo Valls a Ventimiglia). Che mostri spesso troppa subalternità ai conservatori, come nel caso della vecchia e gloriosa Spd (dove non a caso pare prendere corpo una polemica interna contro il leader Gabriel accusato di avere posizioni identiche a quelle della Merkel), un grande partito che da tempo ormai appare marginalizzato nel dibattito europeo.

Si spera che sulla crisi greca si trovi una posizione comune, favorevole a accelerare una trattativa nel rispetto delle regole europee ma attenta al tema della salvezza di Atene e della coesione del Continente.

Il silenzio dei socialisti si accompagna peraltro al susseguirsi delle sconfitte elettorali, le ultime in Gran Bretagna e Danimarca, a conferma del rischio di finire nella tenaglia fra destre e populismi. Può darsi che i due leader-premier più importanti, Valls e Renzi (curiosamente due di formazione estranea al socialismo europeo), riescano a imprimere un cambio di passo. Di sicuro, non c’è molto tempo per recuperare. La Storia sta andando più veloce dei riflessi di una famiglia che pure avrebbe tutte le possibilità per essere protagonista ma che oggi appare stanca e impaurita.

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