Il Sì va nella storica sede dell’Ulivo ma non tira la giacca a Prodi

Referendum
Alcuni membri del comitato del si al referendum consegnano le firme in Cassazione a Roma, 14 luglio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

La portavoce del Professore, Sandra Zampa, smentisce il Fatto: “Non ha parlato”

Il 6 settembre ci sarà l’inaugurazione del comitato nazionale del Sì. Dove? Nel grande palazzo di piazza Santi Apostoli,  laddove era la sede dell’Ulivo, nonché l’ufficio di Romano Prodi. Il Sì non andrà esattamente dove Prodi dirigeva la coalizione del centrosinistra ma qualche piano più sotto: cambia poco, dal punto di vista comunicativo. Che combinazione, eh?

Già, perché la querelle più fresca riguarda esattamente il rapporto fra ulivismo,  Pd e referendum. È stato uno degli inventori dell’Ulivo, certamente il suo cervello politicamente più fine, Arturo Parisi, a teorizzare in una intervista alla Stampa questo rapporto facendo perno sul concetto di “democrazia decidente”, denominatore comune fra quella coalizione e la scommessa renziana in materia istituzionale. Tutto si può discutere, naturalmente – e non sono mancate voci di dissenso rispetto a questa lettura – e tuttavia il filo che lega la cultura istituzionale dell’Ulivo (bipolarismo, certezza del risultato, dinamizzazione e semplificazione degli strumenti) risulta assolutamente compatibile con gli obiettivi dei referendari odierni.

Ma è chiaro che Parisi, sostenendo che la riforma del governo “è figlia dell’Ulivo”, non ha certo voluto iscrivere tutti gli ulivisti nello schieramento del Sì. Anche se va detto che, oltre lui, altri prodiani come Sandra Zampa, Sandro Gozi o Pierluigi Mantini hanno in vario modo sostenuto le ragioni dei favorevoli alla riforma Boschi. Ma lui, Prodi?

È un classico del giornalismo politico strologare su cosa farà il Professore, ed ha ragione la Zampa,  storica sua portavoce,  quando dice di trovare insopportabile questo giochino a indovinare (come oggi fa Il Fatto che, privo di dubbi, certifica che Prodi è per il No). Così come sembra forzata la lettura di un Renzi alla ricerca frenetica di un endorsement del leader dell’Ulivo solo per averlo omaggiato in occasione del comizio di Reggio Emilia. Non intendendo tirarlo per la giacca, quello che invece verosimilmente Renzi ha a cuore è rendere evidente la coerenza della sua riforma con l’elaborazione della sinistra e del centrosinistra in materia di riforme costituzionali, accreditando l’idea che il referendum è in un certo senso il completamento di tutta una elaborazione della sinistra e del centrosinistra,  accreditando l’idea, in un certo senso, del referendum come completamento di un lungo cammino riformista, appunto, “nel solco dell’Ulivo”.

 

Vedi anche

Altri articoli