Il senatore Caridi (Gal) può essere arrestato. Il Senato dice sì ai pm di Reggio

Politica e Giustizia
L'Aula del Senato durante l'esame del Bilancio Interno, Roma, 24 settembre 2014. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Favorevoli Pd, Si e M5S. L’inchiesta riguarda la ‘ndrangheta

Il senatore Stefano Caridi (Gal) può essere arrestato. L’aula del Senato ha detto sì alla richiesta dei magistrati di Reggio Calabria. I senatori non hanno dunque rilevato fumus persecutionis nella condotta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo calabrese.

Hanno votato per l’arresto in 154, i no sono stato 110, 12 gli astenuti. A favore Pd, Si e M5S, contrari i partiti del centro e della della destra.

La discussione, fin dalla giunta per le autorizzazioni, è stata complessa. Tanto che si era temuto uno slittamento dei tempi della decisione ma ieri il presidente del Senato, Pietro Grasso, che – fra parentesi – ben conosce la materia della lotta alla ‘ndrangheta, ha imposto una votazione per oggi.

Per la Dda da di Reggio Calabria, il senatore Caridi – finito al centro dell‘inchiesta “Mammasantissima” – sarebbe uno degli strumenti “riservati” usato per piegare le istituzioni ai voleri dei clan. Di tutti i clan.

A costruire la sua carriera politica – è l’ipotesi dell’accusa – è stata infatti la direzione strategica della ‘ndrangheta, livello ancora in parte inesplorato in cui i vertici delle ‘ndrine e massoneria si fondono, per dare vita a uno straordinario grumo di potere. Che non si limita alla Calabria, ma che ha una proiezione nazionale in una sorta di “super-cupola” che rappresenta tutte le mafie. I pentiti la chiamano “commissione nazionale”, “Cosa unita” o “Cosa nuova”.

Ora, secondo quanto messo a verbale nell’ultimo anno da diversi collaboratori di giustizia calabresi, siciliani, pugliesi e milanesi da decenni coordina le strategie criminali delle mafie in tutta Italia e non solo, grazie a “riservati” come il senatore Caridi.

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