La maggioranza supera lo scoglio del voto segreto. Vergognoso gesto del verdiniano Barani

Riforme
Il presidente del Senato Pietro Grasso durante il seguito della discussione agli emendamenti del disegno di legge per la riforma della Costituzione al Senato, Roma, 2 ottobre 2015.       ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Slitta a domani il voto sull’articolo 2 della riforma Boschi. Intanto la maggioranza regge e supera l’incognita del voto segreto. Il racconto della giornata

21.00 Il lungo stop dovuto alla bagarre scatenata dopo il gesto di Barani ha fatto slittare a domani il voto sull’articolo 2 del ddl Boschi. Grasso ha aggiornato la seduta a domani mattina alle 9.30. Per lunedì è invece convocato l’ufficio di Presidenza che dovrà decidere sulle eventuali disposizioni disciplinari per il senatore verdiniano che in Aula avrebbe mimato un rapporto orale rivolgendosi alla senatrice M5S Lezzi. Il gesto incriminato e la conseguente rissa verbale, hanno portato il presidente del Senato a parlare di “escalation inaccettabile” a cui intenderà rispondere con rigore “assoluto”.

LE FOTO DELLA GIORNATA A PALAZZO MADAMA

19.37 L’Aula del Senato ha bocciato l’emendamento della Lega sulle minoranze linguistiche. La votazione si è svolta a scrutinio segreto. La maggioranza, dunque, supera lo scoglio più insidioso ma accusa la perdita di alcuni voti. I sì sono stati 116, i voti contrari sono stati 160, un voto in meno quindi dela maggioranza assoluta, che al Senato è di 161 voti. Gli astenuti sono stati 3.

18.56 Dopo i fatti accaduti in Aula e dopo le richieste avanzate da diversi senatori, il presidente del Senato ha convocato un ufficio di Presidenza per lunedì 5 ottobre alle ore 13 per discutere del caso che vede coinvolto il senatore Lucio Barani. L’Aula torna a votare gli emendamenti all’articolo 2.

18.30 La votazione degli emendamenti al ddl Boschi è fermo da quasi un’ora. Alla ripresa della seduta la discussione è tutta incentrata sul gesto osceno di Barani rivolto alla senatrice Lezzi. Gesto che i cinquestelle hanno attribuito anche ad un altro senatore, che però non è stato nominato. Prima di rientrare in Aula Lezzi aveva preannunciato la volontà di chiedere l’espulsione del senatore verdiniano.

17.50 Il presidente Grasso ha sospeso l’Aula dopo la lite scoppiata tra il Movimento 5 Stelle e il senatore Lucio Barani, accusato dalla senatrice del movimento Barbara Lezzi di un gesto osceno, che però non è stato ripreso dalle telecamere. Il caso rende il clima dell’Aula rovente. La senatrice stellata riceve la solidarietà delle altre colleghe in Aula che chiedono le scuse del senatore. L’ultimo intervento è della vicepresidente Fedeli (PD) che chiede un ufficio di presidenza per valutare quanto accaduto nell’emiciclo di Palazzo Madama. I lavori riprenderanno alle 18.10.

16.57 La maggioranza continua a toccare la quota 176. Dopo il voto sull’emendamento Orellana, l’Aula ha bocciato anche l’emendamento a prima firma di Paolo Romani (FI) con 176 no e 108 sì, per poi continuare con altri due emendamenti bocciati rispettivamente con 175 e 176 no.

16.38 Piccolo cortocircuito tra i banchi del M5S. La somma dei voti contrari all’emendamento a firma dell’ex M5S, Alberto Orellana, ha richiesto l’intervento del senatore 5 stelle, Giovanni Endrizzi, costretto a chiedere la correzione del voto del suo gruppo che inizialmente aveva votato a favore dell’emendamento.

16.25 Si abbassa l’asticella della maggioranza. Sono infatti 161, dieci in meno rispetto all’ultimo scrutinio, i voti che bocciano l’emendamento presentato da Sel e che mirava a modificare l’articolo 2 introducendo la norma per cui i futuri senatori vengono eletti dagli organi istituzionali territoriali, ma su “vincolante indicazione degli elettori, in base a specifica legge regionale”. Ieri la maggioranza aveva toccato il suo massimo con 177 voti sull’emendamento Cociancich.

15.50 Con 171 voti contrari l’Aula del Senato ha bocciato l’emendamento sull’elezione diretta dei senatori ritirato dal senatore Ap Andrea Augello e fatto proprio dalle opposizioni con FI, M5S, Lega e Sel. I favorevoli sono stati 112, gli astenuti 6. La maggioranza continua a mantenere la quota 170.

15.37 Tabulati alla mano, i voti di oggi dimostrano che la maggioranza riesce a raggiungere l’autosufficienza anche senza la ‘stampella’ dei verdiniani di Ala. L’emendamento soppressivo dell’articolo 2, infatti, è stato bocciato da 176 senatori, tra i quali 167 tutti appartenenti ai gruppi che sostengono il governo. Nel Pd, solo Mineo tra i presenti ha votato in dissenso dal gruppo, mentre Ap-Ncd ha fatto segnare solo le assenze di due senatori (Azzollini e Vicari).

15.30 Durante la pausa dei lavori, si è tenuta una riunione dei senatori di FI, nel corso della quale è stato deciso di concordare con gli altri gruppi di opposizione un comportamento unitario in vista del voto finale alla riforma, previsto per il 13 ottobre.

15.10 La ripresa dei lavori al Senato è segnata dall’intervento di Vannino Chiti, che pur sostenendo l’accordo raggiunto all’interno del Pd, chiarisce che dal suo punto di vista non è tutto risolto. I problemi aperti per lui sono la prima applicazione della riforma, così come prevista dalle norme transitorie, l’impegno delle Camere per accelerare l’approvazione della norma che regolerà l’elezione dei prossimi senatori, le modalità di elezione del presidente della Repubblica.

13.20 I lavori saranno sospesi alle 13.30 per consentire la riunione di alcune commissioni già convocate. L’aula riprenderà l’esame dell’articolo 2 della riforma Boschi alle 15.

13.10 Le immagini della mattinata tra cartelli, sguardi e perplessità: la nostra fotogallery

12.42 Solo due voti finora. I gruppi di minoranza intervengono con le proprie dichiarazioni di voto rallentando i lavori, com’è loro diritto, con il M5S che approfitta anche della possibilità dei singoli senatori di parlare in dissenso dal proprio gruppo.

12.25 Dopo due ore di dibattito, arriva finalmente il primo voto sugli emendamenti.

12.16 Sarà solo uno il voto segreto sull’articolo 2, a fronte dei sei ammessi precedentemente da Grasso. Si tratta di un emendamento a prima firma di Roberto Calderoli, che riassume le proposte di modifica del suo collega di partito Candiani e che riguarda la tutela delle minoranze linguistiche, anche se il contenuto non si conosce ancora integralmente.

11.40 Andrea Marcucci (Pd) ritira il proprio emendamento volto a eliminare del tutto il bicameralismo, con l’abolizione del Senato, che era stato presentato – spiega lui intervenendo in aula – “solo per battere un colpo”. A farlo suo, però, è il cinquestelle Giovanni Endrizzi: si voterà, quindi, anche su questo emendamento.

11.21 Il ministro Boschi per conto del governo dà parere favorevole solo all’emendamento Finocchiaro (quello frutto dell’intesa all’interno del Pd e dell’intera maggioranza) e negativo su tutti gli altri. Si può iniziare così a votare sull’articolo 2

11.18 Interviene in aula il dem Roberto Cociancich, come più volte richiesto dalle opposizioni: “Assumo la paternità totale di questo emendamento. Ne ho presentati anche altri sullo stesso argomento e alcuni identici in prima lettura. Tutto si può dire ma non che io non abbia assunto la paternità totale di questa proposta”.

Senatori della Lega Nord espongono dei cartelli durante il seguito della discussione agli emendamenti del disegno di legge per la riforma della Costituzione al Senato, Roma, 2 ottobre 2015.       ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

11.03 L’ostruzionismo in aula delle opposizioni si sta prolungando, impedendo l’inizio delle votazioni sull’articolo 2 della riforma costituzionale

10.57 “Esiste, è intestato ed è sottoscritto”, così Grasso prova a chiudere le polemiche sull’emendamento Cociancich approvato ieri. “Fino al disconoscimento della firma da parte del proponente, il documento si considera firmato”, ricorda quindi il presidente del Senato, che aggiunge come “la proponibilità su supporto informatico” vada “regolamentata” insieme all’accesso agli atti. Fin quando però il regolamento non cambia, “garantiscono gli uffici e il presidente”.

10.44 Calderoli (Lega): “Nemmeno ai tempi del fascismo c’erano funzionari del governo fuori dall’aula”. Affermazione “fuori luogo”, ammonisce Grasso

10.30 Il capogruppo dem Luigi Zanda chiede “prudenza” a Gasparri nei suoi interventi, per tutelare il ruolo dei dipendenti del Senato. Grasso, però, precisa che da parte di Gasparri non c’è stata alcuna generalizzazione su tutti i dipendenti.

10.25 A segnare la ripresa dei lavori sono ancora le polemiche che riguardano l’emendamento Cociancich approvato ieri. Gasparri (FI) chiede che il consiglio di presidenza si riunisca per rivalutare la collocazione fuori ruolo di Paolo Aquilanti, funzionario di palazzo Madama distaccato a palazzo Chigi come segretario generale. I rumors di palazzo attribuiscono a lui infatti un ruolo importante nel coordinamento tra maggioranza e governo, compresa la formulazione proprio dell’emendamento che ha fatto scattare il ‘canguro’.

10.00 È cominciata subito con una sospensione la seduta del Senato, che dovrà portare all’approvazione dell’articolo 2 della riforma Boschi. Il governo ha chiesto infatti per voce del sottosegretario Luciano Pizzetti una pausa di circa mezz’ora per poter valutare la riformulazione di alcuni emendamenti. Si tratterebbe, secondo indiscrezioni, dei due presentati dal leghista Stefano Candiani, per i quali era stato concesso dapprima il voto segreto, per poi chiederne la riformulazione, in modo da farli votare per parti separate.

Potrebbero essere circa sei i voti segreti che la maggioranza dovrà affrontare sull’articolo 2 nella giornata di oggi (ma bisognerà attendere le riformulazioni per capirlo meglio), dopo che ieri ha dimostrato di reggere bene alla prova dei numeri, arrivando fino a 177 sì all’emendamento Cociancich (quello che ha determinato il mini-canguro) e attestandosi a quota 172 sull’approvazione finale dell’articolo 1.

Oggi, però, le cose potrebbero essere più complicate, dato che sulla questione dell’elettività dei senatori rimangono ancora le perplessità di una parte della minoranza dem. Dopo l’accordo raggiunto con gli emendamenti condivisi, infatti, Vannino Chiti chiede di intervenire anche sulle norme transitorie, che posticipano l’applicazione di questa parte della norma. Il suo nome – ma anche quello di altri – potrebbe così aggiungersi a quelli di Corradino Mineo, Walter Tocci e Felice Casson, che ieri si sono espressi contro la maggioranza nelle diverse votazioni.

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