Superato il test delle pregiudiziali: il Pd va avanti sulla stepchild

Unioni civili
I senatori Luigi Zanda e Monica Cirinna' in aula del Senato durante la discussione sulle unioni civili, Roma, 2 febbraio 2016.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Alfano propone lo stralcio della stepchild adoption in cambio del voto dei centristi, ma il Pd non vuole fare passi indietro

L’aula al Senato ha bocciato le questioni pregiudiziali al ddl Cirinnà presentate da Gal, Ap e Forza Italia e le sospensive di Gal e Area popolare (Ncd-Udc). In questo modo si è dato inizio, quindi, alla discussione generale sulle unioni civili che andrà avanti anche domani e giovedì.

“Il nuovo istituto delle unioni civili è già una sintesi moderata e ogni tentativo di mediazione sui diritti può produrre nuove disuguaglianze”, ha dichiarato in aula la relatrice del ddl sulle unioni civili Monica Cirinnà, nel suo intervento al Senato all’inizio della discussione generale.

“A lungo – ha aggiunto la senatrice dem – mi sono chiesta se questo testo fosse all’altezza delle richieste delle famiglie arcobaleno: abbiamo scelto la via delle unioni civili per rispondere a criteri di prudenza nella convinzione che alla parità di diritti si potrà arrivare passo dopo passo. Ma questo è già un testo che assicura un adeguato livello di tutela per le coppie omosessuali e soprattutto per i loro figli”.

La senatrice ha anche risposto alle accuse arrivate al ddl di cui lei è prima firmataria: “La frase che ritengo più falsa è che in Italia stiamo introducendo l’adozione e il matrimonio gay. Questo non è vero. Stiamo solamente garantendo dei diritti civili, e riconoscendo a une della parti la possibilità di chiedere al giudice di estendere la tutela del figlio dell’altro. Su questo punto si sono agitati i fantasmi più scuri: non devo ricordare che la legge 40 vieta e punisce espressamente la pratica della gestazione per altri. Questo divieto è in vigore e resterà in vigore, si tratta perciò di un argomento fuorviante”.

In particolare sulla stepchild adoption “si sono agitati i fantasmi più spaventosi – ha continuato la senatrice dem -. La legge 40, quasi interamente riscritta dalla Consulta, vieta e punisce espressamente la pratica della gestazione per altri. Questo divieto è in vigore, resterà in vigore e in nessun modo il testo di cui discutiamo oggi interferisce con tale divieto”.

Con l’intervento della senatrice pd sono iniziati così i lavori sulle unioni civili con 101 senatori iscritti a parlare per un totale di 21 ore di discussione. La seduta è stata sospesa intorno alle 20 per riprendere domani mattina alle 9.30.

Ma i giochi sono ancora aperti e il Pd a Palazzo Madama ha diversi giorni di tempo prima del voto per cercare un’intesa soprattutto sul nodo centrale del ddl che divide il Parlamento: la stepchild adoption. Alfano ha annunciato che voterà la legge solo se si rivedranno riferimenti al matrimonio e alla stepchild adoption: “Ecco il mio patto offerto al Partito democratico. Costruiamo insieme una larga maggioranza parlamentare sulle unioni civili. Come? Eliminando dal testo qualsiasi analogia col matrimonio e la norma sulle stepchild adoption” ha detto in un’intervista a Repubblica.

E in serata il leader centrista torna a ribadire la sua offerta: “Il Pd ci rifletta bene perché è un’ottima occasione anche per questo partito, nel senso che si può approvare una legge importante senza dividere il Paese. Togliamo di mezzo queste adozioni. L’ottanta per cento del popolo è contrario. La gente non le accetta. Quando c’è invece un certo ‘Sì’ a maggiori diritti per i soggetti che compongono una coppia anche omosessuale”, ha detto ai microfoni del Tg1.

Il Pd è pronto ad andare incontro ad alcune richieste consentendo piccole modifiche, ma non allo stralcio dell’articolo 5 come chiedono i centristi. “Sinora la posizione maggioritaria di Alleanza popolare era di serie riserve sull’intero ddl sulle unioni civili. Considero quindi quella di Angelino Alfano un’apertura e un sensibile passo avanti”.

Il confronto resta aperto anche all’interno del Pd: per giovedì sera, infatti, è prevista la riunione dei senatori dem durante la quale si decideranno i paletti alla libertà di coscienza. La prossima settimana sarà la volta degli emendamenti e spetterà al presidente del Senato Piero Grasso decidere, in base a quelli, quali voti segreti ammettere. Il patto tra Pd e Lega sugli emendamenti, però, al momento è fermo. Il Carroccio chiede maggiori garanzie dal Partito democratico per ritirare i suoi emendamenti: “Siamo pronti a cancellare circa 4500 emendamenti purché non ci siano né canguri, né strozzamenti del dibattito”, dice Centinaio, ma anche il Pd, da parte sua, vuole delle garanzie da parte della Lega e al momento non è disposto a ritirare l’emendamento “canguro” di Marcucci. La situazione resterà in questa fase di stallo almeno fino a martedì prossimo quando si conoscerà anche il responso della presidenza del Senato sulle ammissibilità degli emendamenti e i voti segreti.

Al momento però c’è un asse che sembra tenere ed è quello Pd-M5S-Sel: almeno in questa prima giornata di lavori il test è stato superato.

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