Il selfie nella cabina elettorale è un diritto, dice Snapchat

Tecnologia
epa05278360 Voters cast their ballots at a polling station in Cumberland, Rhode Island, USA, 26 April 2016. Primary elections take place in five New England States on 26 April.  EPA/CJ GUNTHER

La società californiana è entrata nel dibattito sull’opportunità di scattare foto nella cabina elettorale presentando un documento contro il divieto imposto in New Hampshire

Snapchat, la società proprietaria dell’app omonima che permette agli utenti di scambiarsi foto che dopo la visualizzazione si cancellano automaticamente, sta combattendo una battaglia per dare agli elettori americani il diritto a scattarsi un selfie all’interno della cabina elettorale. Il motivo? Favorire un gesto di trasparenza e “un metodo degli elettori, soprattutto per i più giovani, per entrare in contato con il processo politico“.

Certo, chissà cosa succederebbe se un dibattito simile approdasse anche in Italia. Negli Stati uniti se ne parla già da qualche anno e ogni stato ha deciso di affrontare la questione in modo diverso. In Pennsylvania, dove questa notte si è votato per le primarie, è vietato. Nello stato di New York è permesso, ma si raccomanda di farlo prima di aver compilato la scheda elettorale. In California, invece, è vietato scattare foto sia in cabina sia nel luogo dove viene ospitato il seggio elettorale. In New Hampshire il divieto è in vigore, ma l’anno scorso un tribunale federale ne ha ribaltato la decisione. Ne sono seguite nuove polemiche che anche Snapchat, dalla scorsa settimana, ha iniziato a cavalcare presentando un documento a sostegno della libertà di selfie.

Ora il procedimento è arrivato davanti a un tribunale d’Appello, ma il segretario di Stato del Granite State è convinto che il divieto non solo sia necessario, ma anche giusto. Intervistato dal Nyt, Bill Gardner, ha ricordato che se non ci fosse il divieto sarebbe difficile contrastare chi, pur di accaparrarsi i voti “potrebbe richiedere la prova che i voti comprati sono stati effettivamente espressi. Non permettendo agli elettori di registrare tale prova – ha detto – nessuno sarebbe tanto sciocco da cercare di manipolare il voto di nessuno”.

Se le ragioni del divieto appaiono piuttosto sensate a noi italiani, che con casi di compravendita dei voti abbiamo a che fare fin troppo spesso, c’è chi in America sostiene che vietare il “selfie ballot” sia una violazione della libertà delle persone. Perché è così che i giovani si esprimono e perché la minaccia paventata da Gardner è esagerata. Anzi, secondo Snapchat la questione è così importante da tirare in ballo perfino la Costituzione degli Stati Uniti. Nel comunicato di questa settimana la società di Los Angeles ha infatti ribadito che esprimere la partecipazione al processo democratico “è una parte importante della libertà di espressione e l’impegno civico, che il Primo Emendamento protegge esplicitamente”.

 

 

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