Il risiko siriano: tutti gli aerei (militari) nel cielo sopra Damasco

Mondo
In this photo made from the footage taken from Russian Defense Ministry official web site, Wednesday, Oct. 7, 2015, a Russian navy ship launches a cruise missile in the Caspian Sea.        (Russian Defense Ministry Press Service via AP)

Nei cieli siriani agiscono 14 aviazioni militari diverse, ecco una mappa per capire chi bombarda chi

I cieli della Siria sono ormai affollatissimi: ben 14 aviazioni militari diverse operano sopra le teste dei siriani. E il jet russo abbattuto ieri tra Siria e Turchia è l’ennesimo velivolo militare che precipita sul suolo siriano dopo esser stato colpito da miliziani o per guasti tecnici. Numerosi rapporti umanitari e di stampa hanno di recente denunciato i bombardamenti russi su ospedali e zone civili, oltre all’uso di bombe al fosforo bianco sganciate dagli aerei di Mosca a partire dalla metà di ottobre scorso nella Siria nord-occidentale.

Da quando nel 2012 il governo di Damasco aveva cominciato a usare caccia e carri armati per reprimere con maggior violenza la rivolta popolare scoppiata un anno prima, il regime del presidente Bashar al Assad ha avuto il monopolio dell’aria. E può vantare il macabro primato di aver bombardato in solitudine e in maniera indiscriminata la sua stessa popolazione per oltre due anni. Da allora l’aviazione governativa colpisce con bombe tradizionali e con i tristemente noti barili-bomba tutte le aree fuori dal controllo del regime e divise in aree dominate dall’Isis (Raqqa, Dayr az Zawr); altre in mano ai qaedisti (parte di Idlib e parte di Daraa); e altre ancora controllate da gruppi di insorti nazionalisti (parte di Aleppo, Idlib, Latakia, Homs, Daraa e Qunaytra).

Nell'infografica realizzata da Centimetri gli attacchi coordinati contro l'Isis in Siria e Iraq al 15 settembre 2015. ANSA/CENTIMETRI

Nell’infografica realizzata da Centimetri gli attacchi coordinati contro l’Isis in Siria e Iraq al 15 settembre 2015.
ANSA/CENTIMETRI

Da settembre 2014 nei corridoi aerei della Siria sono però entrati i numerosi jet della coalizione anti-Stato islamico guidata dagli Stati Uniti. Tra questi figurano mezzi americani, australiani, canadesi, sauditi, del Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Qatar, giordani, marocchini e turchi. I loro obiettivi sono gli avanposti dell’Isis tra l’est di Aleppo e Dayr az Zor, passando per Raqqa. Dal 30 settembre scorso ha fatto ingresso la Russia. Grazie al suo accordo privilegiato di cooperazione strategico-militare con Damasco, la Russia è l’unico Paese straniero a far decollare i suoi caccia da basi all’interno della Siria. Finora ha usato l’aeroporto di Hmeimim, sulla costa mediterranea.

Fino agli attacchi di Parigi, i jet di Mosca si erano concentrati in larga parte su obiettivi non-Isis, colpendo postazioni di insorti anti-regime (siano essi qaedisti o di altri gruppi nazionalisti che sul terreno lottano anche contro lo Stato islamico) a Idlib, Aleppo, Homs, Latakia, Daraa e nella stessa Damasco. Dopo le stragi parigine, Mosca ha intensificato i raid su Raqqa mostrandosi un partner della “lotta al terrorismo”. Dopo il 13 novembre, anche la Francia ha cominciato a compiere raid in Siria, esclusivamente su obiettivi dell’Isis, a Raqqa e Dayr az Zor.

Vedi anche

Altri articoli