Il risiko dem nelle grandi città, a caccia del pezzo da 90 per Roma e Milano

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Nella primavera 2016 al voto 24 capoluoghi, quasi tutti di centrosinistra

I pezzi da novanta da cercare per le elezioni nelle grandi città italiane sono tre: Milano, Napoli. E Roma, ma la capitale si è aggiunta ora e comunque devono passare i venti giorni dalle dimissioni di Ignazio Marino perché non ci siano sorprese. Ma sono 24 i capoluoghi che andranno al voto nella primavera 2016 per il rinnovo dei sindaci e delle giunte Comunali. Venticinque se si aggiungerà Roma, a meno che le elezioni non vengano rinviate a novembre, dopo il Giubileo.

Città importanti, nella maggior parte governate dal centrosinistra: Torino, Bologna, Trieste, Pordenone, Novara, Varese, Savona, Ravenna, Rimini, Grosseto, Salerno, Latina, Caserta, Cosenza, Crotone, Benevento, Cagliari, Olbia, e Carbonia. Di queste Caserta, Latina (ora in amministrazione straordinaria) e Varese sono in mano al centrodestra, a Milano e a Cagliari i sindaci uscenti, Pisapia e Zedda sono riconducibili a Sel (più organico il primo cittadino di Cagliari), il resto sono sindaci del Pd.

I veri problemi per il Partito democratico, lasciando fuori Roma, sono Milano e Napoli, dove comunque la scelta avverrà con le primarie, già decisa la data del 7 febbraio per quelle nal capoluogo lombardo. A Milano, che sta vivendo una vera primavera sia con l’Expo che con una nuova partecipazione dei cittadini e molte opere di riqualificazione, non c’è stato verso, finora, di convincere Giuliano Pisapia a ricandidarsi. E dire che anche Renzi ha provato a fargli cambiare idea, così tenta la carta Giuseppe Sala, commissario Expo. Il Pd milanese, spiega Valentina Paris, responsabile Enti locali della segreteria Dem, «ha già portato avanti un lavoro di animazione e di partecipazione», mantenendo un buon rapporto con Sel, a cui fa riferimento Pisapia (l’area di sinistra pensa a Francesca Balzani, vicesindaco).

Un nome buono non è ancora venuto fuori, a parte quelli di Emanuele Fiano, deputato renziano e Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali. Qui la competition è dura, con Matteo Salvini che vuole conquistare Palazzo Marino o per se stesso o per un altroleghista (il giornalista Del Debbio continua a tirarsi fuori). E poi c’è sempre Forza Italia con l’attrazione berlusconiana, se pure in fase calante, di cui tener conto. A sud la situazione è ancora più difficile. A Napoli l’uscente Luigi De Magistris, sindaco “arancione”, ha intenzione di ricandidarsi, quindi la sfida per il Pd è anche con lui e con i 5 Stelle.

Questi avrebbero già Luigi Di Maio come candidato naturale, ma essendo parlamentare (e vicepresidente della Camera), non può a meno che Grillo&Casaleggio non cambino il “non-statuto” a 5 stelle. Nel Pd è rispuntato Antonio Bassolino, lui sì pezzo da novanta della rinascita partenopea negli anni 90, fino al 2000. Potrebbe presentarsi a delle primarie per il centrosinistra e, forse portare il suo bagaglio storico di voti, ottenuti due volte anche da presidente della Regione Campania, ma non sarebbe all’insegna del rinnovamento per un Pd che, a Napoli, è “fragile” e poco coeso con il governatore De Luca che vuole dire la sua. Non fila liscio anche a Bologna, dove si dovrebbe ricandidare il sindaco uscente, Virgino Merola, ma nel Pd sono nate divisioni e nulla è scontato. Più tranquilla la sitauzione nelle altre città: a Torino Piero Fassino non ha ancora annunciato la sua ricandidatura, ma il Pd la dà per scontata e non ha alternative; così a Trieste con Roberto Cosolini.

A Cagliari si ripresenta Massimo Zedda, di Sel, partito con cui il Pd sta portando avanti una trattativa per un «pacchetto complessivo» per le coalizioni nelle città. A Savona, dove Federico Berruti, centrosinistra, ha governato dieci anni, il Pd è a caccia di un altro nome, così come a Grosseto per Emilio Bonifazi. E in Toscana il Pd non si può permettere di perdere un’altra roccaforte “rossa”, dopo lo smacco del 2013 in cui si è visto strappare dal centrodestra Arezzo e Livorno. All’inizio del 2016 il quadro sarà completo. Quasi. Ma, per le grandi città, per i dem si tratta di scovare personalità «con una marcia in più», spiega Valentina Paris. L’esperienza di nomi della cosidetta società civile (De Magistris a Napoli, Pisapia a Milano, Doria a Genova) è un po’ a sorpresa, tra l’”estrosità” e la capacità di amministrare realtà non complesse.

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