Il rinascimento stradale viaggia tra tecnologia e manutenzioni

Infrastrutture
Crollo viadotto Himera sull'autostrada Palermo-Catania. Continuano i sopralluoghi in attesa della visita del ministro Delrio. Palermo, 14 aprile 2015. ANSA / MICHELE NACCARI

I nuovi piani modello per il futuro della rete nazionale. Si parte da Himera

È un libro, quello delle strade e delle infrastrutture, che in Italia rimarrà sempre aperto. Inevitabile in un Paese che, in relazione ad un territorio di modesta grandezza, ha un’estensione chilometrica della rete senza pari. E poi, per capire quanto sia complessa la questione trasporti, basta fare il paragone con qualche altra nazione europea. Lasciamo stare il caso limite dell’Olanda, dove per trovare un dislivello di venti metri occorre chiamare un professore di geografia, ma di Paesi con la tormentata orografia italiana semplicemente non ce ne sono. Certo, nei decenni ci abbiamo messo del nostro, fra ritardi cronici, lavori mal fatti e ruberie, ed anche in questo caso per il governo Renzi è arrivato il momento di voltare pagina con decisione.
«La cura del territorio e del patrimonio di opere pubbliche già costruite o da completare ha per noi una grande rilevanza. Pari, se non superiore, rispetto alle opere da costruire»: ad affermarlo è stato ieri Graziano Delrio. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha parlato al Senato, in occasione del convegno “Una rivoluzione tecnologica per la manutenzione delle strade”, ed è impossibile non considerare le sue parole anche come una garbata risposta all’ennesima alzata di scudi per la costruzione del ponte sullo Stretto. «Purtroppo – ha spiegato Delrio – dobbiamo recuperare, anche in questo campo, anni di oblìo, che oggi si manifestano palesemente come nel caso drammatico del viadotto Himera. In questo senso va il nuovo contratto di servizio stipulato con Anas. Nel frattempo dobbiamo recuperare anche in qualità, facendo riferimento a tutte le più moderne tecniche esistenti per garantire che le opere riqualificate abbiano un valore aggiunto e soprattutto resistano nel tempo».

Rinascimento stradale
Non a caso il ministro ha citato il viadotto Himera, reso inagibile da una frana con conseguente blocco dell’autostrada Palermo-Catania. Infatti è proprio da questa tormentata tratta di quasi duecento chilometri che, nelle intenzioni dell’esecutivo e dell’Anas, può partire il “rinascimento” della viabilità nazionale, Nel suo nuovo piano quinquennale 2015-2019, Anas ha inserito un programma straordinario di potenziamento e riqualificazione dell’intero itinerario della Palermo-Catania. In particolare, sono previste nuove pavimentazioni e barriere, il risanamento di tutti i viadotti e nuove dotazioni tecnologiche per le gallerie e per l’intero tracciato. L’investimento complessivo sarà di 842 milioni di euro, con una spesa annua dieci volte più consistente rispetto al precedente piano (2007-2014), nel quale erano stati investiti 131 milioni di euro. Ma oltre all’entità della cifra e alla complessità dei lavori – l’Autostrada A19 conta ben 219 opere, tra ponti e viadotti, per uno sviluppo complessivo di circa 59 km, pari al 31% dell’intero tracciato -, a colpire è la rivoluzione sul fronte dell’infrastrutturazione tecnologica della strada. Con un investimento di oltre 40 milioni saranno implementati sistemi ad alto contenuto innovativo per la gestione del traffico veicolare e per l’informazione agli utenti. Tra questi, il monitoraggio del traffico attraverso la videosorveglianza con telecamere, il controllo della velocità media ed istantanea attraverso il sistema “Vergilius”, l’installazione di “Pannelli a Messaggio variabile” sia in itinere sia presso gli svincoli con la viabilità ordinaria. Ci sarà poi, informa l’Anas, «un sistema di monitoraggio delle condizioni meteorologiche mediante centraline appositamente configurate per la gestione della sicurezza stradale e per l’informazione all’utenza; il monitoraggio da remoto dello stato delle opere d’arte e dell’assetto idrogeologico; infine, la diffusione della connessione a banda larga (attraverso la fibra ottica e il Wi-Fi) per la trasmissione delle informazioni d’esercizio e di traffico all’utenza con maggiore velocità e precisione».

Svolta tecnologica
Insomma, l’ennesima emergenza sulla Palermo-Catania diventa l’occasione per proiettare finalmente l’Anas nel Terzo Millennio, dove il citato ricorso ad avanzate soluzioni tecnologiche diventa il primo esempio di un nuovo modus operandi da estendere su tutta la reste stradale. Una sfida colossale, e per comprenderlo sono sufficienti alcuni numeri. In Italia le strade di competenza dell’Anas, società per azioni partecipata interamente dal ministero dell’Economia, si estendono per oltre 25.000 chilometri. Una rete stradale ed autostradale enorme, per la cui manutenzione ordinaria e straordinaria sono stati spesi oltre due miliardi e mezzo di euro dal 2010 ad oggi. E per affrontarla, questa sfida, Anas cambierà probabilmente faccia in breve tempo. «Stiamo valutando con Eurostat la possibilità di un’uscita di Anas dal perimetro della Pubblica Amministrazione», ha dichiarato proprio ieri il ministro Delrio. Ovviamente non sarà un salto nel buio, come ha ribadito il titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti: «Qualunque sia la soluzione, di sicuro Anas avrà autonomia di risorse per poter operare in modo adeguato».

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