Tre arresti a Bruxelles: Salah non collabora più

Terrorismo
Armed Belgian police patrols at the scene of an apparent operation against terror suspects near the Meizer round about in Brussels, Belgium, 25 March 2016. Media reported the sound of gunfire and explosions during the raid which is believed to be linked to the investigation into the 22 March Brussels terrorist attacks which caused the death of at least 31 people and injured hundreds of others and for which the so-call 'Islamic State' (IS) had claimed responsibility.  ANSA/OLIVIER HOSLET

Sarebbe un complice di Salah negli attentati di Parigi. Il terrorista arrestato a Molenbeek si conferma una fonte poco credibile

Sono tre gli uomini arrestati oggi in tre zone diverse di Bruxelles, a Forest, a Saint-Gilles e a Schaerbeek, durante dei raid antiterrorismo dopo l’arresto di un francese, Reda Kriket, ieri sera nella banlieue nord di Parigi, sospettato di preparare un attacco, legato ad Abaaoud.

Inizialmente si pensava che l’uomo arrestato a Schaerbeek potesse essere, come riferito da alcuni media online belgi, di Mohamed Abrini, uno dei super ricercati nell’ambito dell’inchiesta sugli attentati di Parigi. La smentita infatti sarebbe arrivata dalla procura federale, citata dal quotidiano L’Echo.

Si potrebbe trattare comunque di un complice di Salah Abdeslam, figura enigmatica, contraddittoria ma sicuramente centrale che non smette di far discutere di sé. Tra l’altro l’attentatore, ora in carcere in Belgio, di rispondere agli inquirenti e di fornire la collaborazione. Lo stop alla collaborazione è avvenuto martedì, dopo gli attentati a Bruxelles. A renderlo noto il ministro della Giustizia belga, Keon Geens, intervenendo davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta anti-terrorismo. “Il procuratore federale mi ha appena comunicato che Salah Abdeslam non vuole più parlare fin dagli attacchi a Zaventem e nella metropolitana di Bruxelles”, ha spiegato il ministro.

Abdeslam dà l’impressione concreta che si stia prendendo gioco della polizia belga. E questa impressione viene confermata dalle prime parole pronunciate dal terrorista arrestato a Molenbeek poco prima degli attacchi che hanno colpito al cuore la città di Bruxelles provocando oltre 30 morti.

Alcuni stralci dell’interrogatorio del 19 marzo, durato circa un’ora, sono stati pubblicati dall’emittente belga Bfmtv. In questa occasione Salah ha parlato degli attentati di Parigi del 13 novembre. Prima di tutto ha affermato che il responsabile della strage è Abdelhamid Abaaoud: “L’ho saputo da mio fratello Brahim. E’ lui che mi ha spiegato che Abaaoud è il responsabile. Ho incontrato Abaaoud a Charleroi la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2015. L’unica volta che l’ho visto in vita mia”. E questa è una prima informazione falsa, dato che i due sono stati condannati insieme per rapina nel 2010.

Salah ha poi assicurato di non conoscere i tre kamikaze del Bataclan, ma ha confermato che “nove persone più lui” facevano parte del commando. L’attentatore ha poi spiegato che dei tre uomini che erano in macchina con lui, conosceva “soltanto Bilal Hadfi” e non “gli altri due iracheni”. “Dovevo entrare come spettatore allo Stade de France – ha aggiunto – ma non avevo il biglietto. Ho rinunciato e sono rimasto in macchina”. Dopo “ho contattato una sola persona Mohammed Abrini”. Dai tabulati emerge però che Salah Abdeslam aveva contatato anche Mohammed Amri e Hamza Attou per riuscire a scappare in Belgio.

Dopo la fuga “mi sono nascosto da Mohamed Belkaid (ucciso il 15 marzo) a Schaerbeek, poi a Forest”, ha ammesso confermando gli spostamenti. Sul fratello Brahim, Salah dice che è un punto centrale del suo coinvolgimento nell’operazione. Era su sua richiesta che Salah affittava appartamenti, stanze d’albergo o auto ed è stato Brahim, che si è fatto esplodere a Comptoir Voltaire, che ha preparato la sua “cintura esplosiva”. Infine Salah Abdeslam ha assicurato di non riconoscere in foto Najim Laachraoui, presunto artificiere della cellula parigina, poi morto negli attentati della capitale belga.

I misteri intorno alla figura di Salah, però, si infittiscono e sui media belgi si moltiplicano le ricostruzioni e le interpretazioni. In primo luogo pare che i terroristi stessero preparando a Bruxelles un attentato ben più grande di quello che poi è stato. Due cellule: una che avrebbe dovuto mettere in atto un assalto a colpi di kalashnikov in stile Parigi, a cui avrebbe dovuto prendere parte anche lo stesso Abdeslam, e l’altra che si doveva far saltare in aria all’aeroporto e al metrò, come poi è effettivamente avvenuto.

Del gruppo di fuoco di Adbeslam, secondo la ricostruzione, facevano parte anche Mohamed Belkaid e Amine Choukri. Ma prima la sparatoria avvenuta nel covo di Forest – e nel corso della quale la polizia ha ucciso Belkaid – e poi l’arresto di Salah hanno impedito che il piano venisse attuato nella sua interezza. Lasciando al gruppo dei kamikaze partito dal covo di Schaerbeek il compito di portare a termine la loro missione di morte.

L’inchiesta procede senza sosta e riserva ogni giorno novità, alimentando anche le polemiche sull’efficienza dei servizi d’informazione e della polizia belga. Sotto accusa è finito un poliziotto di Mechelen che, come scrive il quotidiano belga DH, aveva l’indirizzo di Salah Abdeslam dal 7 dicembre scorso, ma non lo ha segnalato a Bruxelles per tre mesi. Secondo quanto riferito, l’ufficiale di polizia aveva ottenuto le informazioni a Mechelen e aveva inserito l’indirizzo in un rapporto confidenziale destinato alla cellula antiterrorismo della polizia giudiziaria federale di Bruxelles: rue des Quatre Vents numero 79, a Molenbeek, dove Abdeslam è stato trovato venerdì scorso. Tuttavia, il rapporto non è stato trasmesso alla capitale ed è rimasto sotto chiave per tre mesi presso la polizia di Mechelen.

Intanto un nuovo sospetto per gli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre e quelli di Bruxelles di tre giorni fa sarebbe stato identificato dagli investigatori belgi. Lo hanno rivelato alcuni giornali locali, che diffondono anche la foto del ventottenne siriano, Naim Al Hamed, che sarebbe il quinto super ricercato di una lista stilata nei giorni scorsi dai servizi di sicurezza di alcuni paesi europei e che comprende anche Mohamed Abrini e due dei kamikaze di martedì mattina: Najim Laachraoui e Khalid El Bakraoui. Secondo quanto riferiscono i media belgi, Al Hamed sarebbe indicato sulla foto segnaletica come “individuo molto pericoloso e probabilmente armato”.

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