Il referendum è salvo: respinto il ricorso di Onida

Referendum
Milano, 10 nov. (askanews) - Il Tribunale di Milano "salva" il referendum costituzionale del 4 dicembre. Il giudice civile Loreta Dorigo ha infatti respinto il ricorso presentato il 27 ottobre scorso dal costituzionalista Valerio Onida contro la consultazione popolare del 4 dicembre. 

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Per il giudice di Milano il referendum non lede la libertà di voto. I professori Valerio Onida e Barbara Randazzo “si riservano di valutare l’opportunità di attivare altri rimedi giudiziari, tra cui il ricorso dinnanzi alla corte di Cassazione”

Il giudice civile di Milano Loretta Dorigo ha respinto i ricorsi del costituzionalista Valerio Onida e di un pool di avvocati sul Referendum costituzionale, ricorsi “concernenti la richiesta di provvedimenti cautelari riguardanti lo svolgimento del Referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre”.

Secondo il giudice il quesito il quesito “non lede il diritto di voto”. Ma Onida e il pool di non gettano la spugna e sarebbero pronti a un reclamo.

Provvedimento tribunale Milano su referendum

 

La decisione del giudice Dorigo, che fa parte della prima sezione civile del tribunale milanese, è stata resa nota dal presidente del tribunale Roberto Bichi. In una nota Bichi ha comunicato che “oggi 10 novembre 2016 la giudice dottoressa Loretta Dorigo ha depositato le ordinanze con cui sono stati decisi i ricorsi concernenti la richiesta di provvedimenti cautelari riguardanti lo svolgimento del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre 2016″. Con le “predette ordinanze la giudice Dorigo ha rigettato la richiesta cautelare“. I due ricorsi, quello di Onida e quello di un pool di avvocati, erano stati discussi nelle scorse settimane davanti al giudice che si era riservato e la cui decisione è arrivata oggi.

 

 

Il ricorso di Onida
La motivazione centrale dell’azione riguardava il fatto che in un unico quesito vengono sottoposti all’elettore una pluralità di oggetti eterogenei. Nei ricorsi si chiedeva il rinvio della questione alla Corte Costituzionale. La legge sottoposta a referendum – secondo il ricorso – “ha oggetto e contenuti assai eterogenei, tra di loro non connessi o comunque collegati solo in via generica o indiretta, e che riflettono scelte altrettanto distinte, neppure tra loro sempre coerenti”. Ma “la sottoposizione al corpo elettorale dell’intero variegato complesso di modifiche mediante un unico quesito”, “viola in modo grave ed evidente la libertà del voto del singolo elettore“, “arrecando radicale pregiudizio allo stesso principio democratico proprio in occasione dell’esercizio diretto della sovranità popolare al suo livello più alto: cioè nella ridefinizione delle regole del patto costituzionale”.

Giudice, il quesito non lede la libertà di voto
“Non ritiene (…) il Tribunale di ravvisare una manifesta lesione del diritto alla libertà di voto degli elettori per difetto di omogeneità dell’oggetto del quesito referendario”. Lo scrive il giudice civile di Milano, Loretta Dorigo, nel respingere i ricorsi dell’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida e di un pool di legali sull’ipotesi di incostituzionalità del quesito referendario. La “natura oppositiva del referendum costituzionale” verrebbe “a mancare – dice Dorigo – e ad essere irrimediabilmente snaturata laddove si ammettesse la parcelizzazione dei quesiti”. Per il giudice “il referendum nazionale non potrà che riguardare la deliberazione parlamentare nella sua interezza”.

Il pool di legali Claudio e Ilaria Tani, Aldo Bozzi, Emilio Zecca e l’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida non escludono di presentare reclamo sui due ricorsi sul quesito referendario del prossimo 4 dicembre, da loro presentati e bocciati questa mattina dal giudice civile di Milano Loretta Dorigo. Da quanto si è appreso, gli avvocati e Onida con la collega Barbara Randazzo nelle prossime ore si consulteranno per decidere se impugnare il provvedimento depositato questa mattina con cui sono stati rigettati i ricorsi sostenendo, in linea di massima, che il quesito così come posto non lede “il diritto elettorale per un difetto di chiarezza nella concreta formulazione” del quesito. Il reclamo, qualora dovesse essere depositato, dovrebbe quindi essere valutato dalla corte d’appello civile di Milano.

I professori Valerio Onida e Barbara Randazzo “si riservano di valutare l’opportunità di attivare altri rimedi giudiziari, tra cui il ricorso dinnanzi alla corte di Cassazione”, dopo la decisione del tribunale di Milano che ha respinto il ricorso da loro presentato sul referendum del 4 dicembre

 

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