Boschi: “Il referendum è la grande occasione. Non possiamo fallire”

Riforme
Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi alla Camera durante le votazioni sulla fiducia posta dal governo sul ddl sulle unioni civili. Roma, 26 Aprile 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

La ministra per le Riforme: più entriamo nel merito più crescono i consensi al Sì

Maria Elena Boschi ha già fatto mezzo giro d’Italia (soprattutto feste de l’Unità) a incontrare i cittadini per spiegare le ragioni del Sì. Riprenderà il prossimo fine settimana. Da oggi infatti sarà (a proprie spese) alla convention democratica di Filadelfia.

Ministro che clima sta trovando fra la gente?

Positivo, c’è una grande attenzione, voglia di sapere cosa cambierà. Più si entra nel merito più si comprende l’importanza dell’appuntamento referendario.

Basta personalizzazione?

Ci hanno detto “non personalizzate”, qui si discute del futuro del Paese non del Governo. Giusto. Io però sono per la personalizzazione delle persone in carne e ossa, dei cittadini. A loro chiedo di personalizzare perché è un grande appuntamento di democrazia. Stiamo facendo un’assemblea costituente con tutti gli italiani. È una incredibile responsabilità e, diciamolo pure, nella vita capita raramente. E allora chiedo ai militanti del Pd, a tutti quelli che vogliono cambiare questo Paese: dateci una mano, metteteci la faccia, parlate col vicino di casa, andate porta a porta, nelle piazze, nei mercati. Noi da soli non bastiamo. Un unico consiglio: niente polemiche, discutiamo nel merito. Guardiamo al futuro, non teniamo la testa rivolta al passato.

I sostenitori del No ritengono che una volta bocciata questa riforma se ne potrà fare una migliore.

Sono circa 30 anni che l’Italia, i partiti, la politica, discutono di come cambiare la seconda parte della Costituzione. Soprattutto la sinistra è da anni che si batte per modificare il funzionamento delle istituzioni per rendere concretamente e compiutamente vivi i diritti e i valori della prima parte della nostra Carta. Era il 1979 e l’allora presidente della Camera Jotti parlava di superamento del bicameralismo paritario e di riduzione del numero dei parlamentari. E come dimenticare l’appello del Presidente Napolitano al momento della sua rielezione. Tutti ci siamo presi l’impegno di rendere questa legislatura costituente. Noi quell’impegno l’abbiamo mantenuto e onorato.

L’altra obiezione di fondo è che non si possa modificare la Costituzione con la sola maggioranza di governo, che serva un accordo il più largo possibile.

La riforma è figlia del Parlamento: ci sono state 6 letture, oltre 83 milioni di emendamenti; all’estero quando lo racconto non ci credono. È stata cioè frutto di un confronto serio, vero, anche duro certo ma profondo. Quanto alla maggioranza non dimentichiamoci che le opposizioni di centrodestra, Forza Italia, si è sfilata dall’intesa perché il Pd ha indicato e fatto eleggere al Quirinale Sergio Mattarella.

Il referendum d’autunno lei lo vede più come un punto di arrivo o un possibile nuovo inizio?

Sicuramente è l’occasione che abbiamo dopo tanti tentativi andati male. Che vada superato il bicameralismo paritario sono tutti concordi. Adesso possiamo farlo. Pensiamo alla legge sulle unioni civili, non avremmo dovuto aspettare tutti questi anni per avere finalmente una norma di civiltà. E questo vale per tanti altri provvedimenti che oggi ancora troppo spesso o rimangono bloccati o arrivano tardi, impedendo alla politica di dare risposte chiare in tempi certi a cittadini, famiglie e imprese.

Cosa cambierebbe per i cittadini col nuovo titolo V?

Meno frammentazione, più chiarezza, più semplicità. Oggi un camionista che ha un trasporto eccezionale, se deve andare dalla Lombardia alla Calabria deve chiedere un permesso diverso per ogni regione che attraversa. Non è una cosa normale visto che l’Italia è una. Quando la competenza sarà una sola ci sarà un solo permesso valido per tutto lo Stivale: meno tempo perso, meno burocrazia da soddisfare, più sviluppo, più lavoro. Oggi la Corte costituzionale è invasa da contenziosi sulle competenze fra Regioni e Stato a causa della sovrapposizione fra competenze regionali e statali. Il risultato è che il cittadino rimane in attesa. Domani, magari le Regioni avranno qualche potere in meno, ma i cittadini avranno qualche certezza in più. E anche qualche ingiustizia in men o.

Ma il Senato non era meglio abolirlo del tutto?

No, perché era giusto trovare una sede costituzionale dove i territori, comuni e regioni, potessero decidere assieme ai deputati su alcune regole.

Ma se i nuovi senatori saranno eletti che differenze c’è coi deputati?

La proposta iniziale era di un Senato composto da sindaci e Presidenti di Regione, poi il Parlamento ha legittimamente cambiato questa impostazione e anche questa è la prova che il Governo non ha imposto nulla. Uno dei tempi su cui i cittadini dimostrano maggiore attenzione è quello dei costi della politica.

Non rischiate così di rincorrere i grillini e la loro demagogia?

Non inseguiamo la demagogia ma cambiare è un dovere proprio per ridare dignità, serietà e trasparenza alla politica. Le parole non bastano più, serve l’esempio. Con le riforme ad esempio non ci saranno più i rimborsi ai gruppi regionali. Verranno tolti 300 parlamentari e relative indennità, aboliti Cnel e province. La ragioneria stima 500 milioni di risparmi. La cura dimagrante è necessaria e sono orgogliosa che sia stato il mio partito a proporla e portarla avanti: non è facile vedere senatori che si tagliano la poltrona su cui sono seduti, consiglieri regionali che fanno campagna per il Sì al referendum sapendo che i loro stipendi saranno dimezzati. I 5 stelle perché non votano Sì a queste riforme, perché dicono che vanno tolte le indennità e i soldi ai gruppi e poi non solo li incassano regolarmente, ma quando c’è da impugnare le forbici votano contro? Il male alla politica lo fanno coloro che gridano gridano e poi non fanno nulla.

Si può cambiare l’Italicum?

Sulla legge elettorale ognuno ha la propria ricetta ideale. Poi c’è la realtà che richiede di trovare in Parlamento il consenso necessario ad approvare una proposta. Non è un caso che per 10 anni tutti dicevano di voler cambiare il Porcellum, ma poi non ci sono riusciti, tanto che c’è voluta la Corte costituzionale. Oggi una legge c’è, ed è l’Italicum. Secondo me è una buona legge, che funziona e che dà la possibilità di avere un governo con una maggioranza chiara e solida, un rapporto più stretto tra eletti e elettori e, cosa che nessuno mai ricorda, la doppia preferenza di genere. Però la legge elettorale non è oggetto del referendum: in autunno si vota sulla riforma costituzionale.

(sintesi dell’intervista del 24-07-2016 alla festa de l’Unità di Livorno)

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