Il record di sbarchi spaventa l’Italia, l’unica soluzione è stabilizzare la Libia

Immigrazione
L'arrivo al porto di Palermo della nave "Sfinge", 7 Giugno 2014. A bordo dell'unita' della Marina Militare 367 migranti soccorsi ieri nel canale di Sicilia. Tra loro vi sono 52 donne, di cui una incinta e 45 minori. Ad attenderli la task-force organizzata dalla prefettura, il personale dell'Asp e del 118, polizia, carabinieri e assistenti sociali.          ANSA/MIKE PALAZZOTTO

Tutti i numeri di un’emergenza crescente, davanti alla quale, ancora una volta, l’Europa così come è oggi mostra tutta la sua inadeguatezza

Il mio governo farà di tutto per evitare misure drastiche al Brennero. A un patto. Che dei “nuovi” profughi dovrà occuparsi l’Italia. Deve essere l’Italia a identificarli e gestirli. Renzi e Alfano sanno benissimo qual è la situazione”. A parlare è la ministra dell’Interno austriaca Johanna Mikl-Leitner, intervista dal Corriere della Sera. Nessun “muro” al valico tirolese, ma solo a chiare condizioni. Ma che significa per l’Italia affrontare da sola la nuova ondata di profughi in arrivo dalla Libia?

Nel 2016 il doppio degli sbarchi rispetto allo stesso periodo del 2015
Partiamo dai numeri. Al Viminale guardano con preoccupazione quanto sta accadendo nel Canale di Sicilia, dove si registra un’impennata delle traversate: tra ieri ed oggi i mezzi italiani, quelli di Frontex ed Eunavformed, hanno lanciato una ventina operazioni di soccorso, recuperando complessivamente circa 4mila persone. Il numero degli arrivi nel 2016 sale così a quota 24mila, il doppio dello stesso periodo dello scorso anno.

Per i prossimi mesi si prevede un’ondata di 250mila arrivi
Tra gli sbarcati non si registrano siriani e ciò farebbe pensare che per ora non sia avvenuta la temuta deviazione dei flussi dall’asse Turchia-Grecia al Mediterraneo centrale. Il balzo delle partenze, piuttosto, potrebbe essere dovuta alla determinazione degli scafisti di accelerare le partenze dalla Libia, in concomitanza con il processo di insediamento del Governo di unità nazionale a Tripoli e della prevedibile stretta dei controlli sul litorale. Se il tentativo – sostenuto dall’Onu – del premier libico designato Fayez al Sarraj non andrà in porto e la Libia non sarà stabilizzata, scatterà l’allarme rosso per l’Italia. Le previsioni parlano di 250mila sbarchi nei prossimi mesi. “Ne abbiamo avuti 170mila lo scorso anno”, ha ricordato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. “Numeri non ne darei – ha aggiunto ma l’aumento sarebbe assolutamente ancora più difficile da gestire. Non dobbiamo però seminare il panico: abbiamo gestito la situazione l’anno scorso, dobbiamo risolvere il problema alla radice. E il problema alla radice è la stabilizzazione della Libia”.

Il dramma dei minori non accompagnati, un’emergenza nell’emergenza
Tra i migranti che sbarcano sulle coste italiane, c’è un’emergenza nell’emergenza: negli ultimi due giorni, infatti, c’erano ben 450 minori non accompagnati. Dall’inizio dell’anno i ragazzi soli sbarcati sono ben 3.300, mentre l’anno scorso nei primi tre mesi dell’anno erano soltanto 600. In media hanno tra i 15 ed i 17 anni. “Bisogna – spiega all’ANSA Giovanna Di Benedetto, dell’associazione Save The Children – ampliare la rete di ospitalità dedicata ai minori, attualmente inadeguata perché i posti sono limitati e migliorare qualitativamente le strutture, alcune delle quali sono in condizioni inaccettabili, adottando standard uguali per tutti”.

Hotspot, quote migranti e accoglienza: un sistema destinato a non reggere
Al ministero devono fare i conti con un sistema d’accoglienza vicino al tutto esaurito: sono già 111mila gli stranieri ospitati. Ed il piano di relocation disposto dalla Commissione europea langue: soltanto 530 i profughi trasferiti verso altri Paesi Ue. Gli hotspot attivi sono 4 (Pozzallo, Lampedusa, Trapani and Taranto); è in funzione anche quello mobile, con un team in partenza da Catania che si reca a fare le identificazioni direttamente sui luoghi di sbarco ed un’altra struttura sarà aperta in Sicilia entro un mese (tra le ipotesi alla studio anche quella di una riconversione ad hotspot del Centro per richiedenti asilo di Mineo). Per recuperare altri posti, il ministero punta ad allargare il sistema Sprar per i richiedenti asilo. Entro la fine dell’anno – secondo quanto comunicato dal ministero a Bruxelles – la capienza del sistema di ospitalità avrà 13.500 posti in più. Che comunque non basteranno se non saranno bloccate le partenze dalla Libia.

Tutto passa per la stabilizzazione della Libia
Un altro fattore che non aiuta, lo ripetiamo per l’ennesima volta, è la totale inadeguatezza del programma comune europeo. “Quasi nessuno di coloro che arriva in Italia è libico, ma la Libia è una porta aperta”, ha sottolineato Gentiloni. Triton. il programma a guida Ue per il controllo delle frontiere nel Mar Mediterraneo, “non è la soluzione adeguata e francamente che una super potenza economica come l’Europa spenda 3 milioni al mese su questa emergenza è inaccettabile”. La soluzione, per il ministro degli Esteri, “è stabilizzare la Libia e a livello internazionale e colpire i gruppi che organizzano questo traffico”. L’Italia, dal canto suo, ha anche il merito di aver salvato 120mila vite umane. Chi salva questi disperati in mare sono quasi esclusivamente le navi della Marina militare italiana.

 

Vedi anche

Altri articoli