Il quorum resta un miraggio. M5S verso il flop sullo statuto

M5S
Beppe Grillo a Palermo per la Festa nazionale del Movimento 5 Stelle, 24 settembre 2016. ANSA / MICHELE NACCARI

Ultimi appelli al voto dei big, ma la soglia del 75% degli iscritti sembra irraggiungibile. La comunicazione studia il “piano B” per disinnescare la figuraccia: bastano 50mila voti

È venuto a Roma anche per cercare di mettere fine alla faida interna che sta fiaccando il Movimento in Parlamento, ha sorriso a tutti e incontrato tutti: Luigi Di Maio e Virginia Raggi, Roberto Fico e Roberta Lombardi, Carla Ruocco e Carlo Sibilia, Paola Taverna e i consiglieri romani in Campidoglio. Insomma tutte le parti in gioco di una battaglia sotterranea e molto politica per quella che dovrebbe essere l’identità del Movimento del futuro, del M5s di governo.

Ma la “ferita” che il leader M5s ha cercato di rimarginare in nome dell’unità necessaria per non farsi trovare impreparati ad un sempre possibile voto anticipato, resta comunque aperta. Le accuse incrociate sull’esito della mobilitazione sul voto per il taglio delle indennità parlamentari, sull’inter vista al sindaco di Roma e sul caso “frigoriferi” segnalano ancora burrasca tra i contendenti.

C’è chi accusa la sindaca di aver cercato di offuscare la riuscita dell’iniziativa della “nemica”Lombardi, prima firmataria della proposta su dimezzamento degli stipendi dei parlamentari, chi di contro parla del tentativo di cercare un «capro espiatorio» al fallimento di piazza dell’iniziativa, chi se la ride per faccenda dei frigoriferi definendola un «doppio autogol» della sindaca e chi si lamenta per la sortita in Campidoglio di Beppe Grillo, arrivato come la «croce rossa» in salvataggio della sindaca.

Non ha alternative Grillo: vuole che il M5s marci compatto almeno fino alla data del referendum per potere intestare al Movimento un’eventuale vittoria del No. La macchina da guerra per la campagna referendaria non conoscerà soste da qui al 4 dicembre: un’iniziativa al giorno per mobilitare al voto.

E non vuole polemiche neppure in vista della scadenza, quella più immediata. Ieri sera sono scaduti infatti i termine per votare al nuovo Regolamento del Movimento, necessario per difendere il M5s nei tribunali, «dagli attacchi giudiziari e politici che gli arrivano» aveva detto Davide Casaleggio in un invito al voto postato sul blog di Grillo martedì.

Per farlo servirebbe raggiungere il quorum del 75% dei votanti ma l’obiettivo potrebbe essere fin troppo ambizioso, considerato che tale soglia equivarrebbe a circa 100 mila votanti iscritti al Movimento. Una soglia mai raggiunta neppure in occasione del voto per l’indicazione del Presidente della Repubblica quando, con le piazze che invocavano «Rodotà, Rodotà» il M5s raccolse le preferenze di circa 40 mila votanti.

Nella tarda serata di ieri i risultati della consultazione non erano ancora stati resi noti, ma l’asticella dell’obbiettivo potrebbe scendere un po’nonostante anche ieri i big del Movimento, da Grillo in persona fino alla sindaca di Torino Chiara Appendino, si siano affannati sui social per chiamare tutti i militanti ad esprimersi sulle modifiche al non statuto. Una mobilitazione in grande stile dopo che nelle scorse settimane erano state inviate mail e sms a coloro che non si erano ancora espressi. Una chiamata alle armi affannosa da cui traspariva il timore di un flop che avrebbe ricadute sull’immagine del Movimento.

Per questo negli ultimi giorni la “vulgata” fatta trapelare nei corridoi di Camera e Senato faceva sapere che avere almeno il 50% dei voti degli iscritti sarebbe per Movimento un risultato in ogni caso soddisfacente. Significherebbe comunque aver portato ad esprimersi circa 60/70mila iscritti al Movimento.

Un piano “B” che nelle intenzioni dei vertici potrebbe comunque consentire all’associazione di difendersi in Tribunale dalle accuse degli espulsi che rinnegano la legittimità del regolamento pentastellato. «Con il Movimento stiamo facendo nuova giurisprudenza politica» ha spiegato infatti Casaleggio Jr nel suo post anticipando per certi versi quella che potrebbe essere la difesa ufficiale in caso di risultato lontano dal quorum sperato . Una “giurisprudenza” che non convince però gli attivisti espulsi e riammessi da sentenza o disiscritti che contestano la validità della consultazione. E che chiedono a gran voce la convocazione di un’assemblea nazionale vera e propria per «discutere e deliberare l’adozione del metodo di votazione on-line, rendendolo sicuro, trasparente e conforme» alla legge.

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