Il Pse inizia a cambiare verso. E da Roma lancia un avvertimento a Juncker

Europa
(S-D) Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, la vicepresidente della Camera dei Deputati Marina Sereni, il presidente del Gruppo Pd della Camera Ettore Rosato e Thomas Oppermann durante la seconda sessione della conferenza dei presidenti dei gruppi progressisti dei Parlamenti nazionali dell'Unione Europea a Montecitorio, Roma, 8 febbraio 2016. ANSA/ FABIO CAMPANA 
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I capigruppo dei partiti iscritti al Pse si ritrovano a Roma per far partire la sfida comune contro l’austerità e per la crescita

Un appuntamento oggi e due già previsti a metà marzo e a settembre. Mentre il presidente della Commissione europea si avvicina al giro di boa di metà mandato (nel 2017) i Socialisti europei provano a coordinare sempre più i loro interventi, per parlare con una voce più forte, come si addice a un partner indispensabile a Jean-Claude Juncker per andare avanti.

Convegno ''L'Europa di fronte alle sfide del futuro. Il ruolo dei Parlamenti nazionali'I presidenti dei gruppi parlamentari nazionali dei partiti del Pse si sono incontrati oggi a Roma per “ritrovare l’anima del Pse in tutto ciò che fa l’Europa”, come spiega Ettore Rosato. Il capogruppo dei deputati del Pd è soddisfatto di come siano andate le cose: “Abbiamo trovato una buona sintonia sui temi centrali e aperto un dialogo con i Paesi con i quali sembrava più difficile, come Danimarca, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria”. Insomma, la convergenza c’è, “molto più di quanto sembra”, e se è vero che a livello di partiti il confronto è più semplice che a livello di governo (perché in quel caso ciascuno deve pensare più agli interessi nazionali che alla famiglia politica di appartenenza), è anche vero – come afferma Rosato – che chi stava a Roma oggi non partecipava certo a titolo nazionale, “ma poi ne risponde all’interno del proprio Paese”.

Insomma, se l’Italia in questo momento è la capofila nella battaglia per rafforzare l’Unione europea e dare più spazio alla crescita piuttosto che all’austerità, non è però sola. E Maria Elena Boschi, nell’intervento conclusivo ha anche dato una spiegazione di ciò: il populismo, alimentato dalla crisi economica e dalle difficoltà ad uscirne, spaventa molti.

 

“Il problema dell’occupazione – ha spiegato Pier Carlo Padoan nel suo intervento – è ancor lungi dall’essere risolto, questo è il vero tema, la ragione per la quale l’Europa è vista da molti come un problema e non soluzione”. Il ministro dell’Economia ha investito di questa sfida la sinistra europea, apprezzando contemporaneamente il lavoro fatto dalla Bce presieduta da Mario Draghi. “Serve una crescita sostenibile, ricca di lavoro – ha aggiunto Padoan – che possa contribuire alla prosperità del sistema globale”. E “crescita sostenibile” vuole dire che, ad esempio, “l’Italia non può che perseguire l’abbattimento del debito”. Per essere ancora più chiaro, il ministro spiega che la battaglia condotta dal governo in nome della flessibilità non è finalizzata a ottenere “scorciatoie di indisciplina fiscale”, bensì a introdurre “strumenti di forte incentivo per fare cose che servono, investimenti pubblici”.

 

 

Su questo punto, il coro è stato pressoché unanime. “Senza investimenti non risolviamo la crisi”, sono state le parole dell’austriaco Andreas Schieder. E per Philip Cordery (Partito socialista francese) “serve un’Europa più sociale, con una politica comune non solo monetaria ma anche fiscale e salariale”. Contro il fiscal compact è intervenuto il capogruppo lettone Igors Pimenovs, cui ha fatto eco il collega lituano Giedrè Purvaneckienè: “L’austerità ci ha danneggiato, bisogna investire di più, soprattutto in educazione e welfare”. E la socialista belga Marie Arena tiene insieme i temi dello sviluppo e dell’accoglienza: “La solidarietà europea deve essere costruita anche facendo del nostro meglio per far crescere l’occupazione”.

Come ha sostenuto durante il suo intervento Marina Sereni, “i populisti di destra e di sinistra” si alimentano di questi problemi, come dimostrano anche le campagne anti-immigrati. “Abbiamo il dovere di dire che l’Europa deve fare di più – ha detto la vicepresidente della Camera – ma anche il dovere di spiegare cosa stiamo facendo. Perché soltanto decisioni comuni possono evitare errori clamorosi come l’abbandono, esplicito ma ancora peggio implicito, di Schengen”.

Particolarmente apprezzato dagli interlocutori italiani è stato l’atteggiamento di Thomas Opperman, che da capogruppo della Spd si trova nei panni scomodi di essere uno dei principali azionisti del Pse (i socialdemocratici tedeschi sono secondi solo al Pd nel gruppo degli europarlamentari S&D) ma anche principale alleato di Angela Merkel nel governo di Grosse Koalition. Opperman ha sostenuto non solo la lotta anti-austerity del governo italiano, ma anche la proposta di affidare a primarie europee la scelta del prossimo candidato del Pse alla presidenza della Commissione europea. Un’idea lanciata da Matteo Renzi sabato scorso alla scuola di formazione del Pd e ribadita oggi anche da Gianni Pittella (“Non è un’idea peregrina, sarà parte del dibattito dei prossimi anni”, ha garantito il capogruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo) e da Ettore Rosato.


 

 

Il prossimo appuntamento del Pse, come detto, sarà a marzo con tutti i capi di Stato e di Governo, per tornare a discutere dei principali temi sul tavolo di Bruxelles. I rappresentanti dei gruppi parlamentari si rivedranno invece subito dopo la pausa estiva per elaborare posizioni condivise su occupazione giovanile e istruzione, da portare poi non solo a Bruxelles, ma anche nei singoli parlamenti nazionali. “Vogliamo concordare le nostre politiche e le leggi da sostenere – spiega Rosato – per far sì che le nostre battaglie siano comuni non solo in Europa ma anche all’interno dei singoli Stati”.

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