Il problema del Labour? Non è solo Corbyn

Gran Bretagna
epa04875656 Candidiate for British Labour Party leader Jeremy Corbyn stands with a bicycle prior to a press conference in London, Britain, 07 August 2015. Corbyn announced his environmental policies to supporters and the media.  EPA/ANDY RAIN

Il dibattito fra i laburisti rischia di essere stucchevole perché nessuno sta affrontando i nodi veri, Europa e immigrazione

Non di solo Corbyn si nutre la stucchevolezza del dibattito congressuale nel Labour in vista delle elezioni per la leadership del 12 settembre, ma anche della difficoltà da parte di tutti i candidati ad affrontare in modo convincente le grandi questioni dell’oggi.

Quello che vediamo è più un dibattito di posizionamento: si discute infatti di quanti centimetri a sinistra o verso il centro si deve posizionare un partito perché abbia chances di vittoria nel 2020. E si discute molto del passato: non solo la Clause 4 e la rinazionalizzazione delle ferrovie, in generale si sta ancora cercando di capire se e quanto le proposte centriste di Blair abbiano allontanato l’elettorato tradizionale e snaturato l’identità di un partito di sinistra.
Ma la storia che a tutti piace ascoltare è non chi vince la battaglia del partito, ma come cambierà la Gran Bretagna quando governerà il partito laburista. Chi non racconta questa storia è fuori dalla competizione, e per ora nessuno dei contendenti vi è pienamente entrato.

Purtroppo, infatti, gli sfidanti di Corbyn hanno deciso di giocarsi tutto su due questioni: le policies e il terreno sul quale si vince. Se al centro o a sinistra.

Peccato che da questo dibattito per un verso autoreferenziale e per un altro verso totalmente decontestualizzato – come si fa a discutere di policies, quando il Labour vedrà il governo tra 5 anni nella migliore delle ipotesi – manchi il quadro di riferimento.

E non è quindi dalle bollette dell’elettricità o dalla proprietà del sistema di trasporto della nazione che si valuterà la bontà della proposta del Labour-to-be: ma lo è se si riesce a capire quale è la missione del Regno Unito dei prossimi 5 anni.

In primo luogo l’orizzonte europeo: è assente dal dibattito come i laburisti intendono fronteggiare il referendum del 2017. Invece una seria proposta alternativa ai Tories passa da ridefinire in modo chiaro e da protagonista il ruolo del Regno Unito in Europa.

In secondo luogo, l’orizzonte internazionale: non c’è grido di “Bliar” che tenga, se non si chiarisce non che l’intervento in Iraq fu un errore (lo ha già anticipato Jeb Bush negli Stati Uniti, in quanto a revisionismo si arriverebbe già ben ultimi) ma come nel mondo di oggi la Gran Bretagna si interfaccia con un mondo cambiato e minacce e sfide globali a cui i Tories rispondono senza una capacità di leadership e un tratto riconoscibile.

In terzo luogo la vicenda migrazioni: non è un puntiglio italiano, ma un vero dibattito in Gran Bretagna da almeno un anni e mezzo, che mischia sentimenti anti europei, islamofobici e populismo. Anche qui, i quattro candidati laburisti fingono di non vedere una questione che interroga il futuro del loro paese, perché è un dibattito che riguarda il mercato del lavoro, la capacità di coesione del sistema nazionale, la capacità di inventarsi una società pluri-culturale e pluri-religiosa.

I partiti che non riescono a interfacciarsi con le sfide dell’oggi sono destinati a restare all’opposizione. Non perché troppo al centro o troppo a sinistra, ma perché non utili agli elettori. Una critica questa da muovere non solo a Corbyn, ma anche a Burnham, Cooper e Kendall. E che affligge a ben vedere anche altri fuochi fatui della sinistra occidentale, da Sanders, a Podemos a Tsipras.

Non sapere cosa dire, quando ci si confronta con un fenomeno di proporzioni epocali come quello delle migrazioni di massa, o della necessità di riformare la propria economi, altrimenti decotta, rende la sinistra incapace di governare il cambiamento. Non perdente, ma che viene meno alla propria vocazione storica. Una cosa, questa, da ricordare anche a chi è affascinato da queste coniugazioni della sinistra anche in Italia.

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