Il principio dell’incertezza (politica e non solo) sull’esito del referendum

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Il docente della Bocconi pone il tema sul Corriere della Sera

Oggi sulle colonne del Corriere della Sera, Francesco Giavazzi pone l’accento su un tema molto rilevante per la politica italiana e non solo. Il nostro Paese sta entrando in un periodo di elevata incertezza legata al risultato del referendum costituzionale del prossimo autunno. Che effetti può avere – si chiede il docente della Bocconi – sui mercati e sull’economia reale? Vi sono modi per attenuarli?

La sua premessa è che l’incertezza equivale a un qualcosa di indeterminato, di cui non è possibile fare una stima. A differenza del rischio, invece, che dal punto di vista economico (e non solo) si può affrontare: con il rischio ci si espone a un evento aleatorio ma allo stesso tempo si è “in grado di stimare la possibilità che esso si verifichi”. Come nel caso del gioco della roulette: o esce il rosso o esce il nero (anche se c’è l’eventualità dello zero). L’incertezza invece è assolutamente imprevedibile.

È ormai noto, infatti, che l’incertezza politica si riflette sui mercati finanziari e sull’economia reale. Vedi il perdurare della lunga crisi. Le dinamiche psicologiche del consumatore sono ben chiare: l’incertezza nel futuro frena i consumi perché tende a far risparmiare il cittadino. È un ragionamento che non fa una piega e, anche per questo, uno degli indicatori economici più seguiti dagli investitori istituzionali è proprio la fiducia dei consumatori e delle imprese.

Ed è anche il motivo per cui il premier cerca continuamente di parlare di ottimismo, al punto che molti avversari politici la considerano una narrazione eccessivamente positiva che distorce la realtà. D’altra parte, quello di Matteo Renzi non è un generico ottimismo. La sua è una precisa strategia: seminare fiducia per dare slancio alla ripresa, come lui stesso ha precisato più volte.

Nel suo editoriale di oggi, Giavazzi sottolinea che un’altra conseguenza dell’avversione all’ambiguità riguarda il modo in cui le persone reagiscono alle riforme. Pensando al dibattito sul cambiamento delle regole pensionistiche, ad esempio, sostiene come debba essere specificato quali siano le pensioni più elevate su cui si intende agire, altrimenti si introduce un elemento di incertezza anche tra i pensionati.

Va tuttavia sottolineato come molte delle politiche economiche di questo governo cerchino di seguire la strada della semplificazione e della chiarezza. Si pensi all’abolizione delle tasse sulla prima casa, la rottura di una tela fatta di sigle e acronimi (negli ultimi anni sempre più vischiosa) che prova a ridare certezza a milioni di proprietari immobiliari. Si pensi alla riforma della pubblica amministrazione, solo per citare un altro esempio.

Il punto è che senza risposte non si fa altro che diffondere gli atteggiamenti demagogici e populisti che si stanno già diffondendo in vaste aree del continente. Il vento della demagogia continua a spirare ovunque, vedi l’avanzamento del Front National in Francia che si avvicina al voto, o l’ascesa di Alternative für Deutschland in Germania (il partito politico euroscettico della destra tedesca). Due Paesi che si avvicinano agli importanti appuntamenti elettorali del prossimo anno. E l’incertezza può giocare un ruolo fondamentale in tutto ciò.

Adesso, però, a casa nostra nessuna delle riforme già portate a casa dall’esecutivo potrà dipanare l’incertezza legata al referendum del prossimo autunno. “Gli investitori esteri, che detengono più della metà del nostro debito pubblico – scrive su questo il professore della Bocconi – leggono che la vittoria del No potrebbe provocare la caduta del governo, non capiscono cosa potrebbe accadere dopo”. Non a caso l’agenzia canadese Dbrs, venerdì scorso, ha portato l’opinione sull’Italia da stabile a negativa proprio per i dubbi legati all’esito della consultazione.

Che fare? Forse, per eliminare altre fonti di incertezza, fa notare Giavazzi, intanto si potrebbe far approvare da Bruxelles e dal Parlamento la legge di Stabilità prima della data del referendum.

Un’altra cosa che sicuramente si potrà fare nei prossimi mesi, aggiungiamo noi, è entrare di più nel merito dei quesiti referendari, informare con chiarezza i cittadini e quantomeno provare a togliere un altro tipo di incertezza, quella sui contenuti. Quell’incertezza che giorno dopo giorno alimenta i populismi di chi davvero vorrebbe vedere la fine del governo entro quest’anno.

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