Il primo giorno del candidato: “Ora farò il diavolo a quattro”

Amministrative
Roberto Giachetti, durante 'In mezz'ora', programma condotto da Lucia Annunziata su Rai 3, che ha visto il primo confronto tra i candidati alle primarie del centrosinistra per il Campidoglio, 28 febbraio 2016 a Roma. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

“La campagna elettorale è una grande occasione, dipende tutto da noi”

Non ha chiuso occhio tutta la notte. Roberto Giachetti è un passionale, un emotivo, e poi non capita tutti i giorni essere designato come candidato a sindaco di Roma. Ma come capita nelle grandi emozioni, l’adrenalina va a mille e la stanchezza di centinaia di chilometri a piedi per strade, piazze e mercati scompare per miracolo: “Sono carico – ci dice Giachetti – magari è vero che sono partito un po’ giù di tono. Ma dopo queste primarie ora farò il diavolo a quattro”.

Non ha dormito. Tornato a casa molto tardi, si è messo a compulsare mail e sms, a molta gente ha risposto, la notte è volata via veloce com’era venuta. E presto è arrivata “Stampa e regime, la rassegna stampa di Radio Radicale” come esordisce ogni mattina l’amico Massimo Bordin; e poi via in macchina, con il figlio, destinazione Viterbo per il primo gesto chiaramente simbolico, l’omaggio alla tomba di Luigi Petroselli, l’indimenticato sindaco comunista simbolo di una bella stagione di rinnovamento della Capitale.

Poi una visita al vecchio leader di una vita, Marco Pannella, che per Giachetti è qualcosa di più di un punto di riferimento politico.

Telefonate, certo, tante. Ha chiamato anche Roberto Speranza, “in bocca al lupo”, e gli ha fatto piacere. Con Morassut si era abbracciato la sera prima. E sempre la sera prima si era sentito Renzi, col quale, immancabilmente, si sono reciprocamente presi in giro su Roma e Fiorentina.

Già, tutto è cambiato dal giorno in cui Matteo Renzi riuscì a convincerlo, “a Roma devi candidarti tu”. E’ stata un po’ in salita, nel senso che ha dovuto convincere se stesso, Giachetti, piano piano, giorno dopo giorno, strada dopo strada. Diciamola tutta, dopo il disastro di Mafia Capitale e la guerra Marino-Pd, con il timore di opposizioni “amiche”, nel Pd romano, che poi non sono venute fuori, non era facile per lui infilarsi dentro primarie problematiche.

“Ma chi le porta 50mila persone a votare dopo tutto quello che è successo a Roma… La verità è che queste primarie sono state per noi una vera ripartenza“, taglia corto Giachetti. Che non ha voglia di polemizzare, e guarda avanti. “La campagna elettorale è una grandissima occasione. Dipende tutto da noi”.

Peggio Virginia Raggi o Bertolaso? “Mah, a Roma la destra ha forti potenzialità, certo oggi la Raggi è messa meglio. Ma ripeto, dipende tutto da noi”.

Stasera Giachetti va da Lilli Gruber, a Otto e mezzo. Molto carico. “Farò il diavolo a quattro”.

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