Il premier “ribelle” lascia Tripoli. Cresce il sostegno al governo di riconciliazione

Libia
Una foto tratta dal profilo Twitter di Mohamed Eljarh (@Eliarh), Roma, 30 Marzo 2016.

Ore decisive per il futuro della Libia. Dieci città della costa occidentale assicurano il loro sostegno ad al-Serraj. Pronte sanzioni Ue contro chi ostacola il processo di pace

Sono ore decisive per il futuro della Libia. Dopo che il governo di riconciliazione nazionale presieduto da Fayez al-Serraj è riuscito nei giorni scorsi ad entrare, via mare, a Tripoli, un’altra svolta fondamentale è stata registrata nelle ultime ore: il capo del sedicente governo di salvezza nazionale, Khalifa Ghwell, nella notte, si è allontanato dalla capitale e si è spostato a Misurata.

Secondo quanto riporta il Libya Herald, Ghwell ha deciso di mettere fine alla sua esperienza di governo dopo un incontro in serata con i capi tribù di Misurata, sua città natale, giunti a Tripoli proprio per incontrarlo: “Gli hanno detto che era tutto finito, che doveva cedere, che se non se ne fosse andato, lo avrebbero rimosso loro stessi”. Anche il capo ufficio stampa del governo di Ghwell, Jamal Zubia, ha lasciato la città dopo l’annullamento di una conferenza stampa a sostegno dell’esecutivo non riconosciuto che si sarebbe dovuta tenere giovedì sera. E ha lasciato Tripoli anche il presidente del Congresso nazionale libico, Abu Sahimin, che è ritornato nella sua città natale, la berbera Zuwara a ovest di Tripoli.

Nel frattempo il sostegno nei confronti del nuovo governo cresce. Dopo un vertice che si è tenuto a Sabrata, 70 chilometri a ovest della Capitale, i rappresentanti di dieci città della costa occidentale hanno annunciato il loro sostegno all’esecutivo guidato da al-Serraj, chiedendo “di lavorare per porre fine agli scontri armati in tutto il paese”. Alla riunione hanno partecipato tra gli altri i rappresentanti di: Zliten, Qarqadalin, Zuwara, al Ajilat, Sebrata e Sarman. Anche le milizie che proteggono i terminal di petrolio di Brega hanno annunciato il loro sostegno al nuovo governo.

Anche a est di Tripoli, però, qualcosa si sta muovendo. Ibrahim al-Jathran, ex comandante che prese parte alla rivoluzione contro Muammar Gheddafi nel 2011 ed influente personalità della città di Ajdabiya, ha annunciato che “ci impegneremo a collaborare con il legittimo governo nazionale riconosciuto dalla comunità internazionale per fermare l’avanzata delle organizzazioni terroristiche, come l’Is, e la minaccia che rappresentano per le risorse libiche”. Ad al-Jathran, che ha conosciuto il carcere durante il regime di Gheddafi, il passato governo centrale libico aveva affidato il compito di comandare una forza di polizia responsabile dei terminal petroliferi.

Intanto il nuovo governo, a Tripoli, sta provando a rimettere in moto una macchina ormai da anni ferma e lacerata da faide interne e dalla presenza sempre più invadente e inquietante di milizie legate all’Isis. Al-Serraj continua a ricevere visitatori nella sede in cui si è provvisoriamente installato, nella base navale di Bu Sitta, non lontano dal principale porto di Tripoli. Tra gli incontri avuti nelle ultime ore, i sindaci delle dieci principali municipalità della città, i responsabili delle installazioni petrolifere nella zona, e il governatore della Banca centrale libica, Saddek Elkaber.

Intanto la comunità internazionale si stringe intorno al premier incaricato dell’unico governo riconosciuto. Sono entrate in vigore le sanzioni dell’Unione europea contro tutti i politici libici che ostacolano il processo di pace. Matteo Renzi, dagli Stati Uniti dove si trova in visita ufficiale e dove a breve porterà la vicenda libica sul tavolo di Barack Obama, ha manifestato via Twitter il sostegno ad al-Serraj.

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