Il pragmatismo di Pizzarotti, ‘mosca bianca’ del M5S

M5S
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Il sindaco di Parma partecipa ad una scuola di formazione dei giovani renziani e abbatte, uno per uno, tutti i totem del grillismo intransigente

Federico Pizzarotti si conferma la ‘mosca bianca’ del Movimento 5 Stelle. E lo fa durante un incontro della Autumn School dei FutureDem, (l’associazione dei giovani renziani che ha organizzato una tre giorni di formazione a Milano), a cui ha partecipato insieme al sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Pragmatico, per niente ideologico, critico verso alcuni atteggiamenti del suo movimento, Pizzarotti ha raccolto consensi tra i giovani democratici presenti (“è bravo, sicuramente il meno peggio”, questo l’apprezzamento principale) e ha rafforzato la sua figura, ormai lontana da quello che è il mood grillino dominante.

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Durante l’incontro, si è parlato tanto (soprattutto) del ruolo dei sindaci e del delicato compito politico-amministrativo a cui sono chiamati. “Le città continuano a crescere – sottolinea Pizzarotti – le realtà diffuse si spopolano, è normale che il ruolo dei sindaci diventi sempre più centrale”. Al di là delle difficoltà economiche, al centro dell’azione dei primi cittadini c’è la necessità di recuperare un rapporto con la propria cittadinanza. E qui arriva il primo (non sarà l’unico) colpo ad uno dei punti chiave della narrazione grillina.

“A Parma stiamo lavorando concretamente per portare avanti esperienze di cittadinanza attiva. Ma il concetto di democrazia diretta non deve essere un totem ideologico. Deve essere un processo che si coltiva con il tempo”. D’altronde, specifica Pizzarotti, “veniamo da vent’anni di ghe pensi mi, quindi per ricostruire un modello di partecipazione credibile ci vogliono almeno 10 anni. Oggi abbiamo un problema di disaffezione dalla politica gigantesco che si traduce sia in astensionismo che in difficoltà oggettive nel coinvolgere i cittadini nei processi decisionali”.

Parole con cui concorda anche Giorgio Gori, che però specifica come il concetto di cittadinanza attiva (che è ben diverso dall’ideologica definizione di democrazia diretta) non può mettere in discussione l’essenza del nostro assetto istituzionale, che è “la democrazia rappresentativa”. Insomma, tiene a precisare il sindaco di Bergamo, “le forme di partecipazione dei cittadini vanno sicuramente rafforzate e allargate, ma questo non può voler dire declinare le proprie responsabilità decisionali nei confronti di chi ti ha eletto”. Una divergenza concettuale tra i due, forse l’unica emersa dall’incontro. Tanto che lo stesso Gori riconosce: “Si fa molta fatica a collocare Pizzarotti, è riuscito a mettere la sua funzione amministrativa davanti all’appartenenza politica, ed è per questo che lo apprezzo”.

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La sensazione è proprio questa: sentendo parlare Pizzarotti, la politica urlata, gli apriscatole, gli insulti, gli scioperi sui tetti a cui siamo stati abituati dal modello di enrtertainment pentastellato a Roma, sono lontani anni luce. “Non voglio parlare di partito dei sindaci“, dice (anche solo nominandolo, implicitamente, lo fa), “ma a differenza di altri noi siamo abituati a misurarci con i problemi del territorio, dei cittadini. Le differenze tra noi (Pizzarotti e Gori, ndr) sono molto minori rispetto a quelle tra due parlamentari che litigano in televisione, se sono d’accordo con un’idea, la condivido, punto. Da qualsiasi schieramento provenga“.

Un approccio ben diverso rispetto all’intransigenza, spesso strumentale, di un Di Battista o di una Taverna. “L’errore della politica degli ultimi anni è stato quello di aver creato tifoserie. Se rimaniamo al livello del ‘qualsiasi cosa dice il mio oppositore è sbagliata’ non andiamo da nessuna parte”. Pizzarotti va oltre e abbatte un altro totem grillino: “Per definizione il M5S non si allea con nessuno. L’apertura al confronto con la società civile è un tema da affrontare, perché la scelta di non andare in coalizione a volte può svantaggiare“.

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Tralasciando l’ormai annosa questione dell’inceneritore di Parma (costruito nonostante le promesse di Grillo in campagna elettorale), il sindaco della città ducale ha riscosso un buon consenso tra i giovani dem e la sensazione è che lui si sia sentito a suo agio. Alla fine sono solo saluti, strette di mano e selfie. Da qui a dire, come riportano alcune indiscrezioni di stampa, che Pizzarotti potrebbe addirittura ricandidarsi con una lista civica, magari appoggiata dal Pd, ce ne passa. In primo luogo perché lui sembra intenzionato a portare avanti la sua battaglia all’interno del Movimento.

E poi perché la disponibilità del Pd è tutta da verificare. Pare che la partecipazione stessa del sindaco all’iniziativa di Milano fosse stata molto criticata dal gruppo dem di Parma, che è arrivato anche a fare pressioni sugli organizzatori per indurli ad un ripensamento. A chiudere, anche se solo momentaneamente, il discorso, ci ha pensato comunque Pizzarotti: “Da noi si vota nel 2017, in molte città in cui si vota nel 2016 non si sa ancora chi sono i candidati. Lasciamo passare questa tornata elettorale e poi ne riparliamo“.

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