Rajoy spinge per larghe intese entro un mese ma il no del Psoe resiste

Spagna
In this Friday, Nov. 27, 2015 photo, people pass by posters of Popular Party candidate Mariano Rajoy, socialist party candidate Pedro Sanchez, the Podemos candidate Pablo Iglesias and Ciudadanos party candidate Albert Rivera with the message asking if they are chicken, during a campaign against the main political leaders in Madrid, Spain. The biggest difference between this weekend’s crucial Spanish elections and ballots past: It’s no longer a two-horse race. In less than two years, the business-friendly centrist group, Ciudadanos, and the hard left anti-austerity Podemos party have sprung up, gathered force and now pose a serious challenge to the ruling center-right Popular Party and the leading opposition Socialists _ who have alternated in office for nearly four decades.  (AP Photo/Paul White)

Il partito popolare aumenta il suo vantaggio ma non è sufficiente per governare, neppure con i centristi di Ciudadanos. L’obiettivo del premier uscente è una grande coalizione

Il partito Popolare (PP) del premier Mariano Rajoy si riconferma il primo partito spagnolo ma non riesce ad ottenere nuovamente la maggioranza assoluta per poter governare da solo, facendo ripiombare così la Spagna in un periodo di stallo politico così come accaduto dopo le politiche del 20 dicembre. A grande sorpresa, sono stati clamorosamente smentiti i sondaggi e gli exit poll che davano l’UP (Podemos insieme a Izquierda Unida) davanti ai socialisti del Psoe e una possibile maggioranza di sinistra in Congreso.

I popolari sono primi con il 33% dei voti e 137 seggi (lontani quindi dai 176 deputati necessari per ottenere la maggioranza assoluta e governare), seguiti dai socialisti con il 22,7% e 85 deputati. Terza l’alleanza Podemos-Izquierda con il 21,1% delle preferenze e 71 seggi, seguito da Ciudadanos al 13% con 32 candidati.

Il premier uscente Rajoy ha rivendicato “il diritto di governare” e spera in un accordo per la formazione del nuovo governo entro un mese, dopo che il parlamento si sarà costituito il 19 luglio. “Entro un mese dovremmo avere un primo accordo”. Il leader popolare inizierà i contatti con i partiti in vista della formazione di una maggioranza per “una formula di governo” con il leader del Psoe Pedro Sanchez. Rajoy ha infatti detto più volte di auspicare una Gran Coalicion fra Pp, Psoe e Ciudadanos. Il Psoe finora lo ha escluso e continua a farlo anche in queste ore ma il leader Pp non si dà per vinto e tira dritto: “C’è volontà di dialogo”.

La delusione di Iglesias. Il leader di Podemos Pablo Iglesias ha ammesso che il risultato del suo partito alle politiche spagnole “non è stato soddisfacente”. Il leader del partito ‘viola’ si è detto anche preoccupato dalla “perdita di consenso per il blocco progressista”. In merito alle possibilità di formare un governo, ha detto di “aver scritto un messaggio a Pedro Sanchez per parlare alla luce di questo risultato e non ho ancora ricevuto risposta. Rimango convinto che sia sensato riuscire a dialogare e lavorare insieme a partire dal terreno comune, condividiamo infatti un modello sociale opposto a quello attuato dal governo dei popolari”.

Sanchez contro Podemos “Nonostante tutti coloro che annunciavano una nostra retrocessione siamo tornati a riaffermare la nostra posizione di forza politica importante nel Paese. E spero che su questo Iglesias rifletta: ha avuto la possibilità di votare un governo progressista (dopo le elezioni del 20 dicembre, ndr) ma la sua intransigenza e gli interessi personali hanno provocato il miglioramento dei risultati della destra”. Così il leader del Psoe, Pedro Sanchez, commentando i risultati delle elezioni politiche spagnole.

Il sogno di Podemos di poter governare con una maggioranza di sinistra si è dunque infranto. Ora il tentativo di proporre un governo progressista, guidato dal Psoe, numeri alla mano, è ancora più difficile di sei mesi fa. Per governare, infatti, l’alleanza di sinistra avrebbe bisogno di tutti i voti delle minoranze, come i nazionalisti baschi del Pnv (5 seggi) o gli indipendentisti catalani di Cdc e Erc (17 deputati). Da questo punto di vista, però, c’è incompatibilità proprio sulla Catalogna, visto che il Psoe respinge il referendum sull’indipendenza che trova invece disponibile Podemos.

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