Il Pd vuole salvare il canguro. Ecco le strategie possibili (aspettando Renzi)

Unioni civili
Il capogruppo del Pd, Luigi Zanda (D), durante i lavori al Senato del ddl Cirinna' sulle unioni civili, Roma, 16 febbraio 2016. 
ANSA/ANGELO CARCONI

I dem non vogliono passi indietro sul ddl Cirinnà. Domenica all’assemblea il segretario potrebbe definire il percorso da portare avanti

Il ddl Cirinnà deve essere approvato. Nel Partito democratico questo è l’unico punto fermo, dopo il rinvio alla prossima settimana dell’esame della legge, deciso oggi a palazzo Madama. Il voltafaccia del Movimento Cinquestelle ha chiaramente messo in difficoltà i Democratici, che adesso non si fidano più nemmeno delle rassicurazioni che provengono dai grillini sul voto finale. E con il presidente Matteo Orfini replicano a duro muso anche a chi, come Roberto Saviano, vuole allargare anche a loro le responsabilità del rinvio.

 

Ma il tema più immediato da affrontare riguarda l’emendamento ‘canguro’ sul quale si sono bloccati i lavori. Cosa fare? Le ipotesi in campo sono quattro: ripresentarlo così com’è, spacchettarlo, riformularlo, ritirarlo. I giorni che ci separano dal ritorno in aula della legge (mercoledì prossimo) serviranno a capire come procedere al meglio. Ma soprattutto, quello che tutti si aspettano adesso è che Matteo Renzi prenda in mano la situazione, lavorando dietro le quinte oggi (prima di partire per il Consiglio europeo di domani, poi il testimone sarà raccolto da Maria Elena Boschi) e soprattutto intervenendo in maniera decisa domenica dal palco dell’assemblea nazionale del Pd. È quella la sede che viene ritenuta più opportuna, in quanto consentirà a Renzi di parlare da leader del suo partito e non da capo del governo.

Quello che Renzi potrà fare è provare a ricucire un dialogo con il Nuovo centrodestra. Un passaggio importante soprattutto se il ddl Cirinnà dovesse arrivare al voto finale privo dell’articolo sulla stepchild adoption. Angelino Alfano oggi festeggia il rinvio come “la vittoria del buon senso” e chiede ai dem di “ripartire dalla maggioranza di governo”. Ma nel Pd non si fidano della tenuta del gruppo centrista e non vogliono rischiare che la legge venga affossata proprio quando sarebbe a un passo dall’approvazione. Per questo, la parola d’ordine rimane quella di costruire una maggioranza più ampia possibile. Una nuova maggioranza più ampia possibile, dopo il passo indietro del M5S.

E quindi, ecco che si ritorna al punto di partenza: che fare del canguro? Nell’ufficio di presidenza del gruppo dem al Senato, riunito oggi all’ora di pranzo, è prevalsa l’idea di provare a tenere il punto. Quindi, cercare i numeri sul ‘canguro’ così com’è, senza stralci né riformulazioni. Una linea che compatta tutto il partito: sia la minoranza di Sinistra riformista che i Giovani turchi, infatti, spingono perché non si faccia alcun passo indietro rispetto al testo attuale.

 

Il primo obiettivo è quindi quello di verificare se l’emendamento che ha come primo firmatario Andrea Marcucci potrà avere i numeri necessari a essere approvato anche senza il sostegno del M5S. Un compito arduo. Se non ci si riuscisse, si aprono per i dem due strade alternative.

La prima sembra essere quella più accreditata: ‘spacchettare’ l’emendamento preclusivo, stralciandone la parte relativa all’articolo 5 (quello che contiene la stepchild adoption) sulla quale potrebbe anche essere richiesto poi (ma non dal Pd) il voto segreto. Aumenterebbero così le possibilità per la parte più consistente del ‘canguro’ di essere approvata, mentre quella che riguarda l’adozione del figliastro resterebbe a rischio. Nel caso in cui venisse bocciata, in aula si procederà con l’esame dell’articolo 5 e di tutti i suoi emendamenti, compreso quello presentato dal dem Lepri su cui è garantita la libertà di coscienza all’interno del gruppo. A quel punto, sarà l’aula a decidere come comportarsi, a partire dal M5S. Il gruppo grillino ha garantito che la stragrande maggioranza dei propri senatori voterebbe a favore dell’articolo 5 così com’è, nonostante la libertà di coscienza concessa da Grillo. Riuscirà a mantenere la parola? Da questo dipenderanno i passi successivi, ancora tutti da valutare.

La seconda possibilità – meno probabile – è che il Pd decida di modificare il testo del ‘canguro’ per ricercare in tutta partenza ipotesi di mediazioni con le altre forze politiche. Per i dem, però, sarebbe un passo indietro difficile da accettare sul piano politico.

In questo momento, l’ipotesi più lontana appare quella dell’abbandono dell’emendamento Marcucci. Così come il Pd non vuole prendere in considerazione la possibilità di stralciare in tutta partenza l’articolo 5 sulla stepchild adoption, come vorrebbe Alfano. Se proprio quello dovrà essere il risultato finale – è l’idea che prevale tra i dem, a partire dallo stesso Renzi – dovrà essere l’aula ad assumersene la responsabilità. E allora più che il Pd, ad essere chiamati in causa saranno i Cinquestelle, mentre i dem potranno comunque intestarsi il merito di aver approvato, dopo vent’anni di attesa, una legge che tuteli le unioni civili. Qualsiasi sia la maggioranza che li voterà.

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