Il Pd romano elabora il lutto. Un documentario sugli ultimi giorni di Marino

Roma
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Pensieri e parole nelle immagini di Claudia Daconto: domani a Roma, da mercoledì su Unità.tv

Nella vicenda che ha travolto il Pd di Roma e portato alla rimozione del sindaco Ignazio Marino più che una “narrazione” – ce ne sono tante e tutte di parte – manca piuttosto un’elaborazione del lutto. Se non lo fai, il dolore per una perdita si incista nell’anima e spesso diventa rancore, odio, rabbia.

Ciò vale per le persone singolarmente prese ma anche, nel tempo dei social e della psicopolitica, per una comunità politica. Il bel documentario di Claudia Daconto, giornalista free-lance, collaboratrice di Panorama on-line, “Il giorno del Coccodrillo”, realizzato con un gruppo di giovani filmaker di Ostia, Take This Mood, colma questa lacuna con sobrietà e rispetto per i suoi interlocutori.

Spiace che in questa specie di seduta di autocoscienza collettiva manchi (per sua scelta) la voce dell’ex-sindaco.

L’Unità.tv ha deciso di offrire ai propri utenti la possibilità di vedere tre “pillole” che saranno on line a partire da mercoledì prossimo e poi il documentario completo. Un modo per, una volta esaurite le primarie, andare alle radici della crisi del centrosinistra romano e cercare gli argomenti e la forza per riconquistare la città. Venerdì 4 marzo, alle 18.30, al Centro Studi Cappella Orsini, in via di Grottapinta 21, il documentario sarà offerto alla discussione libera di militanti, dirigenti e candidati.

Parlano i militanti smarriti e incazzati, i dirigenti, gli ex-assessori, gli ex-consiglieri, ognuno con la sua parziale verità. Ognuno racconta come l’ha vissuta ma una “narrazione” condivisa, come chiede l’ex-assessore Marta Leonori, non emerge. Ma non è detto che sia un male.

Raccontando il proprio punto di vista ognuno mette in gioco se stesso, e allora più che i ragionamenti contano i sentimenti. E così, finalmente, arriva lo sfogo liberatorio del pianto: piangono sperimentati politici come l’ex-capogruppo Fabrizio Panecaldo, piangono giovani presidenti di Municipio come Paolo Marchionne e le ex consigliere Giulia Tempesta, Erika Battaglia e Valeria Baglio, quando raccontano gli insulti ricevuti sul web: “Giuda”, “Vi auguro di diventare sterili”, dopo la vicenda delle dimissioni depositate dal notaio.

Non c’è retorica in quella commozione, ma l’irrompere del fattore umano che racconta meglio di tante parole la ferita che si è prodotta dentro una comunità. Io non so dire quante e quali responsabilità abbia avuto nella vicenda di Ostia, il bubbone infetto di Mafia Capitale, l’ex-assessore Emanuela Draghei, ma la sua sofferenza quando racconta che qualcuno ha tirato in ballo persino la sua bambina ci dice come, prima il commissariamento del partito e poi lo scioglimento del consiglio, siano arrivati come un colpo di maglio spietato, che ha travolto vite e persone. Certamente necessario, ma che ha toccato la carne viva.

C’è bisogno di ragionare sugli errori, secondo me speculari, commessi dal sindaco e dal partito. L’errore di Marino è stato quello di non aver costruito una squadra e un rapporto con la città che mobilitasse le migliori energie e le indirizzasse a questo scopo, isolandosi in una visione titanica del ruolo del primo cittadino.

Quello del Pd affonda nel periodo della giunta Alemanno, quando si è seduto al tavolo della spartizione consociativa degli affari e del potere che è la vera radice del coinvolgimento del Pd in Mafia Capitale. Questo partito, “pericoloso”, come dice Fabrizio Barca nel documentario, ha ostacolato l’azione della giunta Marino; “sembravamo essere non il principale partito di governo, ma di opposizione”, dice senza mezzi termini il commissario Matteo Orfini, che poi rivendica però il merito di aver invertito questa tendenza. Giovani dirigenti come Luciano Nobili si dicono certi che questa inversione consentirà ai democratici di farcela, anche a Roma.

Oggi il Pd cerca il riscatto nelle primarie dove concorrono due candidati come Roberto Giachetti e Roberto Morassut che a quella deriva sono estranei. Il documentario di Claudia Daconto può essere utile perché tutto questo dolore che emerge è il segno di una vitalità che permane, e che è la base di ogni possibile riscatto. Intanto perché il Pd è l’unica comunità politica che i conti con Mafia Capitale li ha fatti e li sta facendo sul serio.

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