Il pasticciaccio degli ex “neri” a Roma. E Bertolaso si logora

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Foto Mauro Scrobogna /LaPresse
15-01-2013 Roma
Politica
RAI - trasmissione porta a porta
Nella foto: Giorgia Meloni, Francesco Storace
Photo Mauro Scrobogna /LaPresse
15-01-2013 Rome
Politics
RAI -  porta porta  tv show -
In the picture: Giorgia Meloni, Francesco Storace

Una mappa delle macerie a destra nella gara per il Campidoglio

Dunque nemmeno il vecchio Silvio Berlusconi è riuscito a fare il miracolo di unire la destra attorno ad una candidatura competitiva per le comunali di Roma che per lui è Guido Bertolaso. Costretto mercoledì a rinviare il vertice, tenterà adesso di riportare un minimo di pace nel litigioso condominio del centrodestra.

Il killer dell’operazione-Bertolaso è Matteo Salvini, evidentemente ansioso di recuperare visibilità politica per coprire le malefatte della Lombardia maroniana. Ma non è solo questo. I “milanesi” c’entrano fino a un certo punto.

La verità è che i guai romani recano in larga misura le impronte della vecchia destra romana, gli ex “neri” dai tempi del Msi. E’ una storia in cui ricorrono i nomi di Fabio Rampelli, Francesco Storace, Gianni Alemanno, Andrea Augello, oltre che la “piccola” del gruppo – la “casa” per lei era An – Giorgia Meloni.

Ed è in fondo solo l’ultima puntata della lotta per l’eredità “nera” – eredità di una certa consistenza elettorale, oltre che simbolica – fra gli ultimi rampolli di una stagione che affonda le radici nei lontani anni Settanta. Gli ultimi miasmi di una generazione politica che pare non ritrovare più un bandolo della matassa, dopo il tramonto del berlusconismo (al riparo del quale in fondo è rimasto il solo Maurizio Gasparri), l’evaporazione di Gianfranco Fini, il fallimento di Alemanno. Come sempre accade in questi casi, puntualmente fra gli eredi si riaccendono antichi rancori, ruggini mai scrostate, persistenti differenze di carattere.

Tornando alle vicende di questi giorni, il fatto è che Salvini nella Capitale non conta niente e truppe non ne ha, giusto quel “Noi con Salvini” che in realtà è un aggregato vicino a Andrea Augello, l’inquieto personaggio della destra romana fin dai tempi dell’Msi, poi An, poi transitato in Ncd, da cui è uscito insieme a Gaetano Quagliariello, forse immaginando di costruire l’ennesima nuova formazione politica, sempre alla ricerca di un “oltre” che però non spunta mai.

Gli “augelliani” guardano con pragmatismo ad Alfio Marchini, e per questo potrebbero riuscire nell’impresa – molto ardua, del resto – di portare Salvini a sostegno del costruttore romano.

La mossa del capo leghista ha fatto imbizzarrire una poco coraggiosa Giorgia Meloni (“Sono allibita”), sempre pronta a suonare la carica ma in questo frangente indisponibile a correre (quanto è valido, peraltro, il motivo della maternità?) proprio perché rimette tutto in discussione.

Infatti Fratelli d’Italia vede bene la candidatura di Guido Bertolaso perché anche in caso di sua (scontata) sconfitta, il partito di Giorgia conserverebbe nella Capitale il primato politico nella destra. FdI infatti si considera l’erede politico della forte destra romana che fu, malgrado debba scontare le punture di Gianni Alemanno (ma questo al limite può persino essere un titolo di merito) che soprattutto di Francesco Storace – il più “destro” di tutti -, uno che a Roma ha ancora un capitale di voti che a FdI può fare molto male.

Un Marchini forte farebbe impallidire i Fratelli di Giorgia e Fabio Rampelli (che nel pomeriggio a SkyTg24  ha battibeccato piuttosto aspramente con l’ex camerata Storace) l’altro uomo forte di estrazione ex missina di Roma. Li relegherebbe a ruotina di scorta. Politicamente irrilevanti. A Roma, che per loro è tutto.

In questa situazione, Berlusconi ha il pallino in mano ma non sembra nemmeno lui crederci più di tanto. sembra rassegnato a partecipare ma non a vincere. Giura di sapere che le vicende giudiziarie che impacciano Bertolaso non avranno seguito (ma come fa a saperlo?) e tuttavia l’ex Cavaliere è uomo troppo esperto per non vedere le debolezze del “suo candidato”. Il quale è stato bersagliato, nell’ordine: da Fitto, Storace, Alemanno, 21 dirigenti FdI, Salvini. E chissà se l’ex capo della Protezione civile, in mezzo a queste macerie, alla fine non si chiami fuori, tritato in questo pasticciaccio.

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