Il passato inconfessato di Virginia. Tensione tra i Cinquestelle

M5S
ANSA/GIORGIO ONORATI

Emergono con sempre più chiarezza i rapporti tra Raggi e la destra romana: ruolo tecnico o humus politico?

Mezze maniche cacio e pepe o all’amatriciana con mal di pancia compreso. Virginia Raggi ieri ha indossato il grembiule da cameriera per finanziarsi la campagna elettorale (1.330 euro incassati) ma il piatto forte erano le polemiche a seguito del suo secondo omississ curricolare: il ruolo da presidente del Cda della Hgr, la società il cui amministratore delegato era Gloria Rojo, assistente di Franco Panzironi – braccio destro dell’ex sindaco Gianni Alemanno – assunta durante lo scandalo Parentopoli.

Si tratta della seconda mancanza dopo il praticantato nello studio Previti, che ha provocato non pochi malumori nella base grillina, sempre molto sensibile sulla questione della trasparenza. Eppure per gli onorevoli cittadini presenti all’aperitivo per la raccolta fondi il problema non sussiste: “Io sono una parlamentare romana e non ho nessun mal di pancia”, assicura Paola Taverna, la deputata che sosteneva ci fosse un complotto per far vincere i Cinquestelle nella Capitale. Mentre il senatore Nicola Morra usa toni pacati: “Ora uscirà che Virginia alla comunione non ha confessato che ha rubato la Nutella alla zia. Lei ha dato una spiegazione razionale, verosimile e verificabile: sono funzioni che la legge concede e quella società non mi pare che abbia fatto nulla di che”. In generale, però, tra i parlamentari pentastellati in molti stanno sollevando dubbi sulla candidata, visto che – questo è il ragionamento – omettere certe informazioni è grave, soprattutto se ti presenti per il M5S. Un partito che – tra le altre cose – fa dell’abolizione di Equitalia una delle sue battaglie fondamentali, mentre una diramazione della società presieduta da Raggi si occupava di individuare i crediti da recuperare proprio per Equitalia.

La candidata grillina ora cerca di prendere le distanze dagli ambienti legati alla destra: “In Hgr avevo solo un ruolo tecnico”, ha detto aggiungendo che “le comunarie non sarebbero cambiate”. Poi passa al contrattacco: “La cosa buffa è che le persone che non hanno mai lavorato nella vita mi accusano per la mia professione privata, inventando peraltro cose assurde – dice la candidata sindaco M5S -. Evidentemente facciamo paura e la prendiamo come un’attestazione di stima, vuol dire che stiamo lavorando bene”.

Anche Gianni Alemanno mette le mani avanti e fa sapere con una nota di non aver mai dato “indicazione o consenso a nessuno per costituire una simile società, né ero a conoscenza di questa attività svolta dalla signora Gloria Rojo e da Franco Panzironi”.

Eppure si delineano con più chiarezza i contorni di una vicinanza agli ambienti legati alla destra romana. Un humus di destra in cui la candidata grillina si è fatta le ossa e che viene ben descritto da Alessandro De Angelis per Huffington Post, che sottolinea quell'”intreccio in cui i confini tra tecnica e politica si confondono. Questa è la logica del centrodestra, negli anni del potere romano (e non solo)”.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli