Il passato è passato, a Roma l’aria sta cambiando

Amministrative
The statue of the wolf in Campidoglio capitol Hill, Rome, Italy , 29 ottobre 2015 
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Tre riflessioni su quanto sta succedendo a Roma in vista delle prossime elezioni amministrative: dall’inaffidabilità di M5S e destra al Pd che torna in corsa con Giachetti

A Roma la corsa è apertissima. È un dato nuovo, e sempre più evidente, lo certificano i primi sondaggi e in questi ultimi giorni ci sono segnali politici che bisogna saper leggere bene. Ne citiamo tre. Il primo è che l’avvocato Virginia Raggi più parla e meno persuade. Non è solo la discutibile frase sull’Acea. È che prima di quella frase, e dopo, ci sono state solo banalità. Non è solo colpa sua. Non ha nessuno che le dia consigli giusti, idee nuove. Il suo partito, il M5S, perde colpi praticamente tutti i giorni, un po’ per la vaghezza delle proposte, un po’ per la litigiosità interna, un po’ per i pasticci da Crotone a Milano a Napoli. Raggi non può non risentire di questo esaurimento della spinta propulsiva del Movimento. Dell’appannarsi del suo carattere di “novità”. E in più non tutto l’elettorato grillino apprezza i vari endorsement dalla Meloni a Salvini alla Santanché. L’equazione M5S uguale destra non è detto che per lei sia un vantaggio, anzi.

Il secondo segnale viene proprio da una destra più che mai sbandata. Dopo aver schierato 4 candidati, adesso si moltiplicano le attenzioni di Berlusconi verso Marchini, il che potrebbe preludere ad un clamoroso ritiro di Bertolaso – non verrebbe rimpianto da nessuno – in favore del costruttore romano, perché questi possa superare una Meloni finora inesistente: un colpo micidiale ai lepenisti nostrani e alle velleità di Salvini di assumere la leadership della destra italiana. E’ difficile che la destra riesca a recuperare l’unità perduta: lo strappo della Meloni, che ha cambiato idea cinque volte prima di candidarsi, è stato violento. E Berlusconi è uno che te la fa pagare: chiedere a Gianfranco Fini.

Il terzo elemento infine riguarda Roberto Giachetti e il Pd. Quel Pd fino a pochissimi mesi fa a Roma considerato unfit, inabile o addirittura indegno di governare la Capitale: però dalle primarie pare che la condizione “psicologica” sia cambiata abbastanza nettamente. Prendendo corpo liste esterne a sostegno di Giachetti che cresce “oltre” il Pd, e alla sua sinistra si assiste al solito arrancare subalterno: Ignazio Marino con il tour del suo libro denso di livore e avaro di “segreti” che inizia oggi non sembra un pericolo. Il passato è passato, a Roma l’aria sta cambiando.

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