Il partito pensante di Renzi, la Bad Godesberg orlandiana e la web democrazia di Emiliano. Le mozioni a confronto

Congresso Pd
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Per chi non ha voglia di leggere tutte le mozioni, ecco qui le sintesi

A poco più di un mese dalle primarie che eleggeranno il nuovo segretario del Pd il clima del congresso appare lontano. Ed è questo il segno di un tempo che va veloce e che non digerisce più i periodi lunghi della politica e forse nemmeno documenti monstre che rischiano di disperdere l’attenzione in un fiume di parole.
Al tempo delle serie tv e di Netflix c’è chi certamente continua a leggere Proust (e fa anche bene) ma per chi invece non va oltre il racconto breve o per chi semplicemente non ha la passione e la pazienza di approfondire le tre mozioni congressuali- quella di Renzi ,’Avanti, insieme’, quella di Orlando, ‘Unire l’Italia, unire il Pd’, 26 pagine e quella di Emiliano, ‘L’Italia è il nostro partito’, 20 pagine- eccole qui, divise per titoli. O, se volete, per tweet.
PARTITO E’ sulla forma partito che si concentrano le principali differenze nelle idee degli aspiranti segretari: ruolo, collocazione e organizzazione del Pd sono del tutto diverse. Per Renzi il principio del segretario forte che è anche premier non si tocca, anche se è necessario il ritorno al “noi” attraverso un “partito pensante” che selezioni e formi classe dirigente, al centro di questa proposta ci sono alcune idee dedicate alla formazione: un seminario nazionale per militanti e amministratori della durata di sei mesi e una summer school sul modello della Université d’été dei socialisti francesi. Per Orlando c’è la necessità di un segretario a tempo pieno perché “un partito del tutto impegnato nell’attività di governo è stato una delle cause della sconfitta del 4 dicembre”: il guardasigilli ritiene dunque che il segretario non debba necessariamente essere il candidato premier perché “il partito non è un comitato elettorale permanente “. Per Emiliano il tema è quello della partecipazione: il governatore della Puglia spinge su una piattaforma web per avviare una consultazione costante con gli elettori che hanno diritto a essere attivi nella costruzione del percorso di governo e nella vita del partito. Anche per lui, come per il guardasigilli, occorre mettere mano allo Statuto per separare il ruolo di segretario da quello di candidato naturale alla presidenza del Consiglio.LEGGE ELETTORALE E ALLEANZE – Per l’ex premier non bisogna rassegnarsi al piano inclinato della democrazia consociativa: ” Non si deve decidere tutto dopo il voto, nella stanza dei leader di partito”, dice Renzi, per cui “il Pd dovrà rivedere la legge elettorale per introdurre correttivi maggioritari ispirandosi al Mattarellum e all’Italicum”. La vocazione maggioritaria è dunque ancora nell’idea di partito immaginata da Renzi che sulle alleanze chiarisce: “Per noi prima delle regole viene la coerenza programmatica con la linea che emergerà dalle primarie del Pd. Chi parla di coalizioni elettorali prima di parlare di alleanze sociali, proposte e identità, inverte l’ordine dei fattori”. Tutt’altra aria nella mozione Orlando: “Non ha senso riproporre ora il Mattarellum” sapendo che non ha chances di essere approvato. Piuttosto l’invito è a guardare al ddl Cuperlo, frutto del lavoro della commissione Pd sulla legge elettorale. Quanto alle alleanze, per Orlando l’orizzonte è chiaro: “Un partito che ha bisogno di ricostruire le sue alleanze sociali, ha bisogno di ricostruire quel centrosinistra largo, che è stato il motore di cambiamento reale in tutti i passaggi più importanti della vita della Repubblica”. Leggi: il nuovo Ulivo. Nessun riferimento a questi temi nella sua mozione fa invece Emiliano.

EUROPA – Renzi insiste sulla necessità di rilanciare l’Europa che resta “l’orizzonte strategico” per battere l’ideologia della “chiusura” e dei muri. “L’Unione Europea è il primo tentativo nella storia di creare un insieme sopranazionale in tempo di pace, senza armi e senza minacce, sulla base della libera adesione dei popoli. Ma purtroppo negli ultimi anni, la miopia di una classe dirigente succube del pensiero tecnocratico ha ribaltato la percezione dei cittadini”. E aggiunge: “Per molti europei, oggi, l’Unione è diventata il problema, più che la soluzione”. Per Renzi occorre creare “un modello con due livelli di governo ben distinti, uno federale con un adeguato bilancio da gestire e uno rinviato alla responsabilità degli Stati, singoli o in forma associata nel Consiglio europeo” . E’ questo è forse uno dei pochi punti di contatto tra Renzi e Orlando: imprimere all’Europa una svolta economica espansiva perché “il coraggio di Mario Draghi non può bastare”, scrive il ministro che si spinge fino a chiedere una revisione del Fiscal Compact. Scrive Orlando che ” L’Europa ha bisogno di un efficace “pilastro sociale” per proteggere i propri cittadini, a partire da un’assicurazione europea contro la disoccupazione. Serve una capacità fiscale europea. E il completamento dell’Unione monetaria, a partire dall’unione bancaria. Una nuova e più forte legittimazione democratica delle istituzioni comunitarie, anche attraverso l’elezione diretta del presidente della Commissione”. Anche il mantra di Emiliano è che l’Europa deve cambiare rotta ” superando i dogmi e le miopie del rigore e avviando una nuova fase che abbia come obiettivi la crescita e il rafforzamento della coesione sociale, rimettendo al centro la persona che lavora e i suoi diritti, riaffermando la centralità di un intervento pubblico di correzione delle dinamiche di mercato”. Più welfare europeo, dice Emiliano, anzitutto “riducendo il divario tra il modello nordico e quello dell’area meridionale che non emerge dalla fascia mediterranea”.

LAVORO E TASSE – Renzi rivendica i risultati dei suoi mille giorni, durante i quali il Pil “è passato da negativo (-2) a positivo (+1)” e, grazie al Jobs Act si sono avuti 700mila posti di lavoro”. La proposta forte dell’ex segretario è il reddito di lavoro “una forma di sostegno al reddito per periodi stabiliti e condizionati a programmi di riqualificazione formativa e di ricollocazione definiti di intesa fra le parti sociali”. Sulle tasse, sostiene Renzi, “è venuto il momento di una riforma complessiva della tassazione dei redditi che poggi su due pilastri, sostegno ai giovani e alle donne, e abbia un duplice obiettivo: riformare la struttura progressiva riducendo il carico fiscale sul lavoro”. Orlando mette in luce le criticità di quella riforma del lavoro: “Il Jobs Act non è riuscito a modificare il comportamento di chi continua a preferire come prima tipologia di assunzione, specialmente per i giovani, le forme contrattuali più precarie. Per il guardasigilli è necessario “rilanciare una battaglia più grande, per il lavoro in tutte le sue forme. Per questo dobbiamo approvare al più presto lo Statuto del lavoro autonomo. Dobbiamo pensare ai giovani professionisti che non possono cadere nella spirale della concorrenza al ribasso, introducendo un equo compenso”. Pensa anche al modello dei workers buyout Orlando, una forma di cooperazione che nella crisi ha mantenuto i livelli occupazionali”. Per Emiliano occorre un piano straordinario per l’occupazione che agisca su più punti: taglio delle tasse sul lavoro da finanziare con una patrimoniale, introducendo la web tax sulle multinazionali che operano nel nostro Paese e recuperando evasione fiscale. Sui diritti del lavoro l’idea di Emiliano e pre-riforma: bisogna ripristinare l’articolo 18 e devono essere estesi i diritti anche ai lavoratori stagionali.

POVERTA’ – Altro tema centrale per i tre candidati che in varia misura a concordano nel proporre una misura di contrasto. Renzi insiste sul reddito di inclusione sociale introdotto per la prima volta dal suo governo “con 1,5 miliardi di euro strutturali che deve essere portato a regime in un orizzonte di legislatura, aumentandone le risorse e garantendo a tutti i poveri un reddito sufficiente a essere parte attiva della società. Sapendo anche che un reddito non basta: occorrono servizi, per l’inserimento sociale e lavorativo”. Stessa idea ha il guardasigilli che concorda sul reddito di inclusione quale misura migliore per contrastare la povertà assoluta ma imputa a Renzi di non aver fatto abbastanza “le risorse sono insufficienti e i criteri di accesso restrittivi. Certo, meglio di quanto sia stato mai fatto prima. Ma non basta”. Per aiutare tutti i poveri, dice Orlando, servono 7 miliardi, così sarà sradicata la povertà in tre anni. Stessa soluzione individuata anche da Emiliano che parla di reddito minimo come “uno strumento che preveda un trasferimento monetario legato al bisogno del beneficiario e un percorso di attivazione economica e sociale; che abbia una base familiare, ma con elementi che consentano una attenzione nei confronti dei singoli individui; una misura nazionale e universalistica, strutturale e stabile nel tempo”. In più Emiliano pensa ad assegni a famiglie numerose in condizione disagio per garantire un’istruzione adeguata ai figli.

ISTRUZIONE, RICERCA E SVILUPPO – Renzi e Orlando vedono alla base del rilancio del Paese la ricerca scientifica ed entrambi i candidati hanno una proposta forte in tal senso: una sorta di Chief Scientific Advisers Committee incardinato presso la presidenza del Consiglio per l’ex premier, oltre al nascente polo della ricerca Human Technopole nell’area di Expo2015 e una “IRI della conoscenza” per il guardasigilli che immagina un istituto ” che affronti di petto il problema della ricerca applicata al fine di migliorare la competitività e la qualità dell’intero sistema produttivo, in coerenza con le vocazioni e gli orientamenti dell’economia italiana”. Emiliano ripartirebbe dalla scuola e dalla centralità degli insegnanti: un piano straordinario di assunzione dei precari, una legge nazionale sul diritto allo studio, l’introduzione del tempo pieno in tutto il Paese e un aumento degli investimenti in ricerca rappresentano la sua ricetta.

 

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