Papa Francesco: sulle migrazioni l’Europa continui a essere faro di umanità

Immigrazione
Pope Francis

Papa Francesco, nel tradizione discorso d’inizio anno di auguri al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, torna ad affrontare la questione delle migrazioni

Sono le migrazioni la grande sfida del futuro, su questo terreno si gioca la partita dei diritti, dei doveri, dell’incontro fra culture e civiltà. Papa Francesco certamente non evita i temi più caldi o delicati dell’agenda internazionale, così e nel tradizione discorso d’inizio anno di auguri al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ha affrontato in modo specifico la questione delle migrazioni, resa ancor più complessa dai recenti fatti avvenuti a Colonia e in altre città tedesche.

Il grazie all’Italia per il suo impegno
Proprio in quest’ambito, ha osservato il pontefice, l’Europa è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano ponendo su nuove basi quella cultura dell’accoglienza sorta all’indomani della seconda guerra mondiale che oggi pare essere entrata in crisi. Gli attuali flussi di profughi e migranti infatti, stanno mettendo in discussione l’umanesimo del vecchio continente che è al contrario strumento indispensabile per difendere “la centralità della persona umana”. Per queste ragioni il fenomeno migratorio va affrontato nei suoi vari aspetti: dalla solidarietà ai problemi legati all’accoglienza, dai processi di integrazione di diverse culture e fedi ai rischi per la sicurezza dovuti al fondamentalismo, sapendo al contempo che nessuna nazione va lasciata sola in quest’opera. Dalla capacità di vincere tale sfida, ha osservato, dipende l’avvenire delle prossime generazioni e la possibilità di costruire un sistema di relazioni di collaborazione e di pace. Il papa ha sottolineato come Paesi quali la Giordania, il Libano, la Turchia, accolgano già milioni di profughi provenienti dalla Siria facendo uno sforzo straordinario, quindi ha espresso “particolare riconoscenza desidero esprimere all’Italia, il cui impegno deciso ha salvato molte vite nel Mediterraneo e che tuttora si fa carico sul suo territorio di un ingente numero di rifugiati”.

Poi, ricordando che fra poche settimane (a febbraio) si recherà in un altro luogo simbolo delle migrazioni fra nord e sud del mondo, a Ciudad Juarez, in Messico, al confine con gli Stati Uniti, il papa ha voluto dedicare un pensiero particolare all’Europa. “Molti migranti provenienti dall’Asia e dall’Africa, vedono nell’Europa – ha detto – un punto di riferimento per principi come l’uguaglianza di fronte al diritto e valori inscritti nella natura stessa di ogni uomo, quali l’inviolabilità della dignità e dell’uguaglianza di ogni persona, l’amore al prossimo senza distinzione di origine e di appartenenza, la libertà di coscienza e la solidarietà verso i propri simili”. In tal modo ha messo in luce un aspetto a volte rimosso o dimenticato, ovvero che chi fugge dalle persecuzioni e dall’assenza di libertà, vede nell’Europa ancora una terra d’asilo e di uguaglianza.

A rischio l’umanesimo del vecchio continente
Tuttavia, ha rilevato ancora, “i massicci sbarchi sulle coste del vecchio continente sembrano far vacillare il sistema di accoglienza, costruito faticosamente sulle ceneri del secondo conflitto mondiale e che costituisce ancora un faro di umanità cui riferirsi”. Francesco è forse fra i pochi leader mondiali ad aver affrontato la profondità storica del problema che coinvolge gli europei con i loro vicini dell’altra sponda del Mediterraneo. “Di fronte all’imponenza dei flussi e agli inevitabili problemi connessi – ha proseguito il pontefice rivolgendosi agli ambasciatori di tutto il mondo – sono sorti non pochi interrogativi sulle reali possibilità di ricezione e di adattamento delle persone, sulla modifica della compagine culturale e sociale dei Paesi di accoglienza, come pure sul ridisegnarsi di alcuni equilibri geo-politici regionali”. Allo stesso tempo “altrettanto rilevanti sono i timori per la sicurezza, esasperati oltremodo della dilagante minaccia del terrorismo internazionale. L’attuale ondata migratoria sembra minare le basi di quello ‘spirito umanistico’ che l’Europa da sempre ama e difende”.

E però ha spiegato Bergoglio, “non ci si può permettere di perdere i valori e i principi di umanità, di rispetto per la dignità di ogni persona, di sussidiarietà e di solidarietà reciproca, quantunque essi possano costituire, in alcuni momenti della storia, un fardello difficile da portare”. In tal senso il papa ha voluto ribadire il proprio convincimento circa il fatto che “l’Europa, aiutata dal suo grande patrimonio culturale e religioso, abbia gli strumenti per difendere la centralità della persona umana e per trovare il giusto equilibrio fra il duplice dovere morale di tutelare i diritti dei propri cittadini e quello di garantire l’assistenza e l’accoglienza dei migranti”.

Deboli strumentalizzati da trafficanti
D’altro canto il papa ha affrontato il tema in tutti i suoi aspetti, anche quelli più drammatici, dal traffico di esseri umani alle cause che inducono alla fuga milioni di esseri umani in tutto il mondo, cause, ha detto, che possono essere superate anche se questo richiede di rivedere molti dei parametri economici, militari (traffico d’armi) e sociali che ne sono all’origine. “Purtroppo – ha detto – oggi come allora, sentiamo la voce di Giuda che suggerisce di vendere il proprio fratello. È l’arroganza dei potenti che strumentalizzano i deboli, riducendoli ad oggetti per fini egoistici o per calcoli strategici e politici”. “Laddove è impossibile una migrazione regolare – ha aggiunto – i migranti sono spesso costretti a scegliere di rivolgersi a chi pratica la tratta o il contrabbando di esseri umani, pur essendo in gran parte coscienti del pericolo di perdere durante il viaggio i beni, la dignità e perfino la vita”.

Cristiani cittadini in Medio Oriente
Ed è allora in tale contesto che Francesco rinnova il proprio appello “a fermare il traffico di persone, che mercifica gli esseri umani, specialmente i più deboli e indifesi”. “Rimarranno sempre indelebilmente impresse nelle nostre menti e nei nostri cuori – ha aggiunto – le immagini dei bambini morti in mare, vittime della spregiudicatezza degli uomini e dell’inclemenza della natura”. Quindi il papa ha rilevato come “chi poi sopravvive e approda ad un Paese che lo accoglie porta indelebilmente le cicatrici profonde di queste esperienze, oltre a quelle legate agli orrori che sempre accompagnano guerre e violenze”. Molti di quelli che emigrano, ha proseguito, non lascerebbero mai il proprio Paese, se vi trovassero “idonee condizioni di sicurezza e di sussistenza”.

“Anche qui – ha affermato ancora – il mio pensiero va ai cristiani del Medio Oriente desiderosi di contribuire, come cittadini a pieno titolo, al benessere spirituale e materiale delle rispettive Nazioni”. In quest’ultima affermazione è da leggersi l’idea di una presenza cristiana in Medio Oriente in cui le varie comunità, gruppi religiosi ed etnici, siano poste sullo stesso piano secondo quel principio di cittadinanza in forza del quale né si è perseguitato a causa della propria fede né si cerca protezione sotto qualche autocrate di turno, una posizione che fu già spiegata dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin in varie occasioni e che delinea un nuovo ruolo per i cristiani della regione.

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