Il Papa: respingere i migranti è un atto di guerra

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Monito di Bergoglio dopo la tragedia del barcone affondato davanti alle coste libiche. La denuncia dei sopravvissuti: torture sulla nave

Respingere i migranti che arrivano dal mare è «un atto di guerra». Con queste parole Papa Francesco è tornato a occuparsi della questione immigrazione dopo la tragedia del barcone affondato davanti alle coste libiche. Ieri la polizia ha arrestato i presunti scafisti che, secondo i racconti dei sopravvissuti, avrebbero inflitto torture ai migranti. Parlando a braccio con i ragazzi del Movimento Eucaristico Giovanile Papa Bergoglio ha fatto l’esempio del popolo musulmano dei Rohingya, in fuga dalla Birmania.

«I Rohingya – ha detto il Papa – sono stati cacciati da un Paese, poi da un altro, poi da un altro ancora e vanno in mare. Quando arrivano in un porto o in una spiaggia danno loro un po’d’acqua e un po’ di cibo e li ricacciano via sul mare». Questo, ha concluso, «è l’esempio di un conflitto non risolto, questa è guerra, questa si chiama violenza omicida ». Il caso riguarda un Paese lontano ma, viste le cronache di questi giorni, la condanna è indirizzata a persone e istituzioni molto più vicine.

Del resto lo scorso 17 giugno lo stesso Papa aveva invitato a «chiedere perdono per le istituzioni e le persone che chiudono le loro porte a gente che cerca aiuto e cerca di essere custodita » e il 30 maggio aveva definito «un attentato alla vita», l’abbandonare i migranti sui barconi. Al Papa ha risposto il leader della Lega Matteo Salvini secondo cui «respingere i clandestini non è un crimine ma, anzi, un dovere di qualunque buon amministratore, cattolico o no». Matteo Salvini «incita all’odio », ha denunciato il vicepresidente dei deputati del Pd, Gero Grassi, «è un personaggio pericoloso». Ieri intanto la polizia ha arrestato i cinque presunti scafisti del barcone che si è capovolto mercoledì al largo delle coste libiche con circa 650 persone a bordo.

L’ennesimo naufragio nel Mediterraneo costato la vita ad oltre duecento persone. Si tratta di due algerini di 25 e 26 anni, Ali Rouibah e Imad Busadia, e tre libici, Suud Mujassabi, 21 anni, Abdullah Assnusi, 26 anni e Shauki Esshaush, 21 anni, tutti accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e omicidio plurimo aggravato. Secondo i racconti dei 373 sopravvissuti, sbarcati giovedì a Palermo dalla nave irlandese Le Niham, gli scafisti avrebbero inflitto violenze e torture alle persone a bordo, distinguendo in base alle etnie e ai soldi pagati. Gli africani che non obbedivano agli ordini venivano marchiati alla testa con dei coltelli, gli arabi presi a cinghiate e gliuomini sposati calci e pungi al volto.

Gli africani, che con 1200 dollari a traversata erano quelli che avevano pagato meno di tutti, erano stati ammassati nella stiva. Dopo appena tre ore di viaggio però il peschereccio si è fermato e ha incominciato a imbarcare acqua dal vano motori. Gli scafisti avrebbero impedito a uomini, donne e bambini di risalire in coperta usando coltelli e bastoni e chiudendo la botola costringendo gli altri migranti a sedersi sul portellone. Quando all’arrivo dei soccorsi il barcone si è capovolto, perchétutti quelli in coperta si sono spostati dal lato della nave irlandese che stava arrivando in soccorso, chi era nella stiva è rimasto intrappolato. Al momento sono 25 le salme recuperate in mare. Gli scafisti facevano pagare il viaggio tra i 1200 e i 1800 dollari, più il corrispettivo di 25-50 euro aggiuntivi per chi voleva un giubbotto di salvataggio.

La tragedia però non ha fermato le traversate che sono continuate anche ieri. La Guardia Costiera ha dovuto effettuare due interventi di soccorso salvando 240 persone a circa 25 miglia a nord della Libia.Ieri inoltre altri 340 migranti che viaggiavano a bordo della nave «Poseidon» sono sbarcati a Messina. Questa mattina è previsto l’arrivo di altri 800 a Reggio Calabria a bordo della motonave Siem Pilot. Di questi 658 sono uomini e 94 donne, con due in stato di gravidanza, e 48 minori. Per accoglierli e prestare le prime cure sanitarie si sono mobilitate tutte le autorità e le associazioni del luogo.

Continua il recupero dei corpi degli immigrati annegati lo scorso 18 aprile nel naufragio del barcone che è costato la vita ad almeno 700 persone. I cadaveri recuperati dalle navi della marina militare sono 58. Ieri il presidente dell’Anci Sardegna, Pier Sandro Scano, ha chiesto al governo di rilanciare la questione in Europa. «Occorrono politiche nei Paesi di provenienza di contenimento del flusso, di selezione degli ingressi e di cooperazione per lo sviluppo – ha detto – sono anche urgenti politiche in Europa per l’integrazione e l’inclusione. La nuova posizione di Francia e Inghilterra consente di riaprire il discorso europeo ».

Nei giorni scorsi i due Paesi hanno chiesto a Bruxelles «una risposta europea» al problema dell’immigrazione per fermare i migranti che dalla costa francese di Calais tentano di raggiungere la Gran Bretagna. Sulla questione ieri è intervenuta anche l’Agenzia Onu per i rifugiati che ha chiesto alle autorità francesi di intervenire a Calais dove la situazione «non è nuova, né ingestibile».

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