Perché il viaggio di Francesco negli Stati Uniti è storia

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Pope Francis talks aboard the papal plane while en route to the United States September 22, 2015. The pontiff later arrived at Joint Base Andrews outside Washington.  ANSA/ POOL REUTERS/Tony Gentile

Papa Bergoglio simboleggia la crescente integrazione tra la parte settentrionale e quella meridionale di un unico continente, l’America cattolica.

Prima di Obama, dieci presidenti statunitensi hanno incontrato il Papa. Nel dopoguerra, il primo fu Dwight Eisenhower che vide Giovanni XXIII, il 6 dicembre 1959. Prima di Francesco, due papi sono stati negli Usa, Giovanni Paolo II sette volte, compresi due stop in Alaska, e Benedetto XVI, una volta. Eppure la visita di Bergoglio assume un rilievo storico che supera i precedenti viaggi e incontri.

Anni Ottanta, il papa polacco e il presidente arrivato da Hollywood. L’irruzione sulla scena di due personalità di quel calibro e di rottura nei confronti delle rispettive “tradizioni”: il loro incontro fu già visualmente l’immagine di un mondo in rapido e profondo cambiamento. La caduta del muro, anche se fu l’esito di tante spinte e pressioni, è riconducibile, nell’immaginario, a Giovanni Paolo II e a Ronald Reagan.

Di portata “storica” fu l’omaggio a Paolo VI di John Kennedy, il primo presidente statunitense cattolico degli Stati Uniti. Indimenticabili i pugni battuti sul tavolo di Wojtyla con George W. Intenzionato a far guerra all’Iraq.

Allora perché il soggiorno americano del Papa argentino assume un senso particolarmente profondo? Non solo per le personalità in gioco, la sua e quella di Obama: i personaggi che abbiamo citato non sono da meno rispetto a loro. È che, in più, Francesco e Obama sono personaggi carismatici a livello planetario ma anche emblematici, di un’epoca, perché si muovono in un contesto storico di cui sono “figli” ma di cui sono anche interpreti perfetti e forza propulsiva. Inoltre, di questo contesto storico in trasformazione, il cambiamento davvero “chimico” che vive l’America, nella sua stessa fibra, è il centro.

Questo viaggio papale ci mostra l’America cattolica, non un pezzo tra i diversi che compongono il puzzle sociale, religioso e culturale di quel paese-continente. Ci mostra visivamente che ne è diventato il pezzo principale.

Cominciamo dalle forme, che contano. Il presidente, con la sua famiglia, ha accolto il Papa alla base di Andrews. Non era mai successo che un presidente statunitense accogliesse all’aeroporto un capo di stato straniero. Con lui c’era il vicepresidente Joe Biden, cattolico, con la famiglia. Succede che il numero e il numero due degli Usa si trovino nello stesso luogo pubblico, lontano dalla Casa bianca, contemporaneamente? Mai successo, è uno strappo alle regole elementari della sicurezza nazionale. Il Papa parlerà al congresso riunito (a maggioranza repubblicana). Neppure questo era mai accaduto.

Perché tanta attenzione, tanta considerazione verso Bergoglio? È un Papa americano, innanzitutto. Così ne salutò l’elezione, Barack Obama, un papa delle Americhe. È il Papa che simboleggia la crescente integrazione tra la parte settentrionale e quella meridionale di un unico continente, sempre però considerato come due entità separate. Oggi la presenza di una crescente e sempre più importante comunità ispanica, negli Usa, non è più, solo, una tra le diverse altre del melting pot americano, è anche, negli stati del sud, degli Usa una presenza egemone che ispanizza l’America. E che contribuisce fortemente a trasformarla velocemente nel più importante paese cattolico al mondo. Già, il paese dei bianchi anglosassoni protestanti sta velocemente lasciando il passo a un paese fortemente connotato dalla componente cattolica.

Non è un caso se oggi al vertice degli Stati Uniti il numero due, come si è detto, è cattolico, e cattolico è il numero tre, il segretario di stato John Kerry.

Né è un caso che l’arrivo del papa in terra nordamericana sia avvenuto previa tappa a Cuba, la Cuba che, grazie alla mediazione di questo papa, ha ripreso relazioni diplomatiche con Washington.

Interessante, infine, che il presidente attuale degli Stati Uniti sia considerato un musulmano nascosto da ambienti non marginali di destra, e dallo stesso front runner nelle primarie repubblicane, Donald Trump, il che può anche essere ritenuto un ottuso oltraggio a Obama e alla comunità islamica statunitense, se non fosse che queste fandonie crescono intorno a un presidente, caso senza precedenti, che non ha mai definito la sua fede e l’appartenenza a una comunità religiosa né dunque partecipa a riti e celebrazioni religiose.

Tanto che è stata perfino azzardata la teoria secondo la quale Obama sarebbe attratto dalla fede cattolica e, una volta completato il mandato, potrebbe abbracciarla pubblicamente.

L’impossibilità d’incasellarlo e di definirlo – non solo per la sua mai dichiarata appartenenza religiosa – lo rende in questo molto simile a Papa Francesco, anche lui in netta discontinuità con i predecessori, e pertanto sottoposto agli scrutini ottusi di chi arriva a mettere in dubbio la sua stessa fede cattolica. Obama non replica, Francesco ci scherza su: “se è necessario che io reciti il Credo, sono disposto a farlo…”

 

(Tratto da Ytali.it)

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