Il nuovo M5S? Conteso tra gli oligarchi e la Casaleggio Associati

M5S
Davide Casalaggo, figlio de fondatore del Movimento 5 Stelle, al suo arrivo nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano per il funerale di Gianroberto Casaleggio, 14 aprile 2016. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

L’organizzazione del M5S è sempre più concentrata nella mani di pochi. Con buona pace degli attivisti

Che la morte di Gianroberto Casaleggio avrebbe sconquassato il Movimento Cinquestelle è stato chiaro sin da subito. Eppure, passata la fase del dolore, tutto all’apparenza sembra essere tornato alla normalità grillina: dalle richieste di sfiducia agli attacchi al governo fino alle performance televisive della galassia a cinquestelle.

Meno evidente invece è la trasformazione che i pentastellati stanno vivendo al loro interno. Davide Casaleggio nel discorso di addio al padre aveva invitato il Movimento 5 Stelle a perseguire il “sogno” di Gianroberto “senza mollare mai”. E ora che anche Beppe Grillo sta riprendendo quel passo di lato, messo momentaneamente da parte a causa del lutto del cofondatore e amico, si iniziano a intravedere le caratteristiche di questo nuovo M5S.

L’eredità presa in mano da Davide, lo abbiamo già detto, è sicuramente quella aziendale, ma l’incontro avuto con Virginia Raggi, fa presupporre un coinvolgimento anche nella gestione politica del movimento. Sicuramente la Casaleggio Associati è impegnata nel vaglio delle candidature per le amministrative che coinvolgono non solo le grandi città ma anche i piccoli comuni. E naturalmente, sotto questo punto di vista, ogni forza è in campo per evitare un nuovo caso Quarto.

Ora la fiducia è tutta risposta nell’eredità di Casaleggio, la piattaforma Rousseau, testamento politico per l”l’autodeterminazione” del movimento. Tutto però avviene nel chiuso delle stanze. Grazie alle chiavi d’accesso della Casaleggio Associati.

Lo stesso Casaleggio spiegava: “Si potrà votare per il candidato comunale di Milano se si è residenti a Milano o intervenire su una legge regionale in Lombardia se si risiede in Lombardia”. Un sistema, quindi, che eredita la peculiarità regionale dei Meetup.  L’idea del meetup nazionale in cui fare tutto alla luce del sole non viene nemmeno presa in considerazione. Nonostante esponenti come Federico Pizzarotti lo chiedano da anni.

L’organizzazione verticistica che prima era appannaggio dei fondatori è in mano a Davide Casaleggio e ai tre oligarchi del direttorio grillino – Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Roberto Fico – che per il momento hanno siglato una tregua. Gli attivisti dovranno mettersi l’anima in pace:  il destino dell’uno vale uno è quello di rimanere solo un bello slogan.

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