Un ricordo del Duca Bianco, la rockstar che ha messo l’arte in cima alla sua vita

Musica
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Nonostante il continuo giocare con l’apparenza, le maschere e l’estetica, Bowie era totalmente votato all’essenza della sua missione artistica. Un breve ricordo del Duca Bianco che è entrato a far parte dell’immaginario dell’Occidente

“Si è spento in pace, circondato dalla sua famiglia dopo una coraggiosa battaglia durata diciotto mesi”. È l’annuncio che stamattina ha sconvolto il risveglio di una legione di fan, estimatori o semplicemente persone che conoscevano David Bowie perché ormai entrato a far parte della cultura popolare. E se da una parte la notizia è difficilmente sopportabile, dall’altra non poteva esserci migliore uscita di scena per un’artista che, solo tre giorni fa, allo scoccare del suo sessantanovesimo compleanno, era uscito con un disco nuovo, Blackstar, confermandosi ad altissimi livelli d’ispirazione, approccio al suono, lirismo.

Nonostante la propensione a giocare con maschere, ruoli e molti altri aspetti di superficie del rock, in Bowie questo aspetto rimaneva confinato in una dimensione totalmente avulsa dalla sfera del “gossip”; sempre dedito al lavoro, proiettato verso il raggiungimento di una sorta di ideale artistico, teso verso una comunicazione che passava attraverso le sue opere, anche in questa occasione è emerso il suo speciale riserbo: invece di annunciare la malattia a tempo debito, dando luogo a facili sentimentalismi, il Duca Bianco ha fatto in modo che fosse la musica a parlare: riletto sotto questa ottica Blackstar acquista ancora maggiore senso.

Ognuno porta con sé reminiscenze più o meno vivide di David Bowie legate alla propria vita; molti ricordano viaggi rocamboleschi per assistere ai suoi concerti, accampamenti notturni per guadagnare le prime file; altri conservano dischi rari, foto, cimeli del Duca Bianco, custoditi nella teca dei ricordi più preziosi; io personalmente ho ancora in mente la lunga fila al Martin-Gropius-Bau di Berlino per assistere alla mostra a lui dedicata, le lacrime di una ragazza durante la proiezione di un suo live: Bowie stava cantando le ultime strofe di Rock’n’roll suicide su un maxischermo che proiettava estratti di alcuni suoi concerti storici.

“Le radio dovrebbero passare tutto il giorno solo la sua musica : il mondo glielo deve.” È il primo post di facebook che abbiamo letto svegliandoci stamattina.

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